Il grido d’allarme del deputato Arnaldo Lomuti (M5S) fotografa la drammatica realtà delle nostre corsie: stipendi da fame, turni massacranti, infermieri in fuga e oltre 6 milioni di italiani che ormai rinunciano a curarsi.
Non si è mai vista una riforma senza un euro. Eppure, nel dibattito politico, il vecchio adagio secondo cui “ogni euro speso in sanità non è un costo, ma un investimento” continua a rimanere confinato ai discorsi di circostanza. Nel frattempo, la fuga dei medici dal Servizio Sanitario Nazionale e la voragine della questione infermieristica vengono liquidate da qualcuno come fake news. La verità, però, è che rappresentano il dramma più grave che la nostra Sanità pubblica si trovi ad affrontare oggi.
Basti pensare a cosa significhi oggi lavorare come infermiere: è diventata una vera e propria avventura a ostacoli. Abbiamo gli stipendi tra i più bassi d’Europa — soprattutto se rapportati al costo della vita e a un livello di responsabilità enorme — e facciamo i conti con una carenza cronica di personale in cui mancano all’appello ben 5.000 unità.
A questo si aggiunge un contesto lavorativo spesso ostile: turni massacranti di notte, festività passate lontani dalle famiglie, il rischio costante del burnout e un preoccupante aumento delle aggressioni fisiche e verbali contro il personale sanitario. Quaranta anni di un lavoro che è, a tutti gli effetti e senza se e senza ma, usurante.
Il risultato inevitabile di questo cortocircuito? Da una parte i nostri professionisti scelgono la via dell’estero o abbandonano il settore pubblico; dall’altra, a pagarne il prezzo sono i cittadini. Oggi in Italia oltre 6 milioni di persone sono costrette a rinunciare alle cure a causa delle liste d’attesa interminabili o per invalicabili problemi economici.
È per denunciare questa situazione insostenibile che il deputato del Movimento 5 Stelle, Arnaldo Lomuti, ha presentato in Parlamento un Ordine del Giorno mirato a scuotere il Governo. L’obiettivo è pretendere impegni concreti: rafforzare il sistema pubblico, fare in modo che il personale decida di restare, prevenire i rischi legati agli errori umani e tutelare sul serio i diritti dei pazienti.
Non solo. Attraverso questo atto si chiede che l’Esecutivo riferisca finalmente al Parlamento sugli effetti delle riforme — attese ormai da un’era geologica — per verificare se gli ospedali stiano davvero funzionando meglio e se la qualità delle cure sia migliorata.
La realtà dei fatti, denunciata con forza, è che in quattro anni il Governo più longevo della storia recente non ha mosso un dito per la sanità pubblica, limitandosi a fare tagli e misure spot. Per il resto: il vuoto assoluto. E difendere la nostra sanità, oggi, non è una questione di bandiera, ma una fondamentale battaglia di civiltà.
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