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Mentre al Pronto Soccorso di Ascoli Piceno si consuma l’ennesimo episodio di violenza ai danni del personale sanitario, i nuovi dati del Rapporto Aran 1/2025 fotografano una realtà drammatica: gli infermieri italiani non sono solo “bersagli” della rabbia dei pazienti, ma anche vittime di un divario retributivo che penalizza pesantemente il Centro-Sud.
Il fatto: Sangue e paura al “Mazzoni”
L’episodio di Ascoli, avvenuto il 29 dicembre 2025, è il simbolo di una tensione ormai insostenibile. Un’infermiera è finita in shock dopo aver ricevuto due pugni alla testa da una paziente. La professionista ha perso i sensi ed è stata sottoposta a TAC. Insieme a lei, un’altra infermiera e un operatore socio-sanitario (OSS) sono rimasti contusi.
Non è un caso isolato: la storia dell’ospedale ascolano è segnata da aggressioni che hanno già portato a sentenze storiche di risarcimento, ma la sicurezza nelle corsie sembra ancora un miraggio.
Il paradosso economico: Meno sicurezza, meno stipendio
A rendere ancora più amaro il quadro per i sanitari del territorio intervengono i dati diffusi oggi dall’Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni). Se da un lato il personale rischia la propria incolumità fisica, dall’altro deve fare i conti con buste paga sempre più leggere rispetto ai colleghi del Nord.
I numeri del divario (Rapporto Aran 1/2025):
- Stipendio medio infermiere: 36.000 € annui.
- Stipendio medio OSS: 28.100 € annui.
- Il gap territoriale: Tra un infermiere del Nord (Lombardia/Veneto) e uno del Sud/Centro, la differenza può arrivare a 5.000 euro l’anno.
”Cinquemila euro in meno all’anno rappresentano più di una mensilità persa,” denuncia Gianluca Giuliano, Segretario Nazionale di UGL Salute. “Nel Mezzogiorno questo divario pesa su chi già affronta organici ridotti, turni massacranti e servizi al limite della sostenibilità.”
Verso una sanità a due velocità
La combinazione tra aggressioni e stipendi bassi sta alimentando una pericolosa “fuga” dei professionisti verso le regioni del Nord o verso l’estero, svuotando le strutture locali. Come evidenziato dal sindacato, il rischio è che il diritto alla salute dei cittadini finisca per dipendere esclusivamente dal “codice di avviamento postale”.
Le richieste: Tutela e valorizzazione
La politica è chiamata a rispondere su due fronti urgenti:
- Sicurezza: Attuazione immediata del Decreto Grillo per il monitoraggio e la prevenzione delle violenze nei Pronto Soccorso.
- Equità: Interventi perequativi che eliminino le disuguaglianze retributive territoriali, valorizzando economicamente chi opera in contesti difficili.
Senza una reale tutela fisica ed economica, gli “angeli delle corsie” rischiano di diventare una categoria in via d’estinzione, lasciando i cittadini soli di fronte a un sistema che sembra dimenticare chi lo tiene in piedi.

