Esiste un paradosso tutto italiano nel mondo della sanità: abbiamo una delle formazioni infermieristiche più avanzate d’Europa, basata su solide radici accademiche e un profilo professionale che sancisce l’autonomia intellettuale e operativa, eppure, una volta varcata la soglia del reparto, quella laurea sembra spesso sbiadire. È arrivato il momento di smettere di parlare della nostra professione solo attraverso la lente del lamento e della carenza organica, e iniziare a guardare dentro le nostre dinamiche relazionali.
La sudditanza elettiva: un rifugio comodo, ma distruttivo.
Diciamolo con franchezza, anche se fa male: la “sudditanza medica” non è sempre imposta dall’alto. Spesso è una scelta di zona di comfort. Esiste una parte della categoria che preferisce il ruolo di “braccio destro del medico” a quello di “responsabile dell’assistenza”.
Perché accade? Perché essere l’ombra di un superiore solleva dalle responsabilità decisionali. Fare da segretario, anticipare i desideri del medico prima ancora che i bisogni del paziente, occuparsi di incombenze burocratiche altrui può far sentire “importanti” nell’immediato, ma è un’illusione tossica. È una forma di auto-sabotaggio professionale che ci condanna all’invisibilità. Quando l’infermiere rinuncia alla propria diagnosi infermieristica per compiacere il medico, non sta collaborando: sta scomparendo.
Il Paziente: la vittima silenziosa del “servilismo”.
Il punto centrale non è solo l’orgoglio di categoria, ma la sicurezza delle cure. Il soggetto terminale del nostro agire non è il Medico, ma l’Assistito.
Le due professioni sono diverse perché guardano la persona da angolazioni differenti:
- Il Medico si occupa della patologia (cure).
- L’Infermiere si occupa della risposta della persona alla patologia (care).
Se l’infermiere abdica al proprio ruolo per fare lo “schiavo di lusso”, il paziente viene privato di una parte fondamentale della cura. Un assistito che non riceve l’attenzione infermieristica specifica — quella fatta di sorveglianza clinica, gestione dei bisogni fondamentali, educazione terapeutica e prevenzione delle complicanze — è un paziente che regredisce, che resta in ospedale più a lungo, che rischia di più. La nostra autonomia non è un capriccio, è una garanzia di salute pubblica.
Un appello alla FNOPI: serve una direzione politica chiara.
La crisi professionale che viviamo — fatta di abbandoni, burnout e scarsa attrattività per i giovani — trova la sua radice in questo vuoto d’identità. Invitiamo la Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI) a focalizzarsi non solo sulla difesa formale del ruolo, ma sulla promozione di una cultura dell’autonomia reale.
Bisogna intervenire dove il sistema si è incancrenito: nei dipartimenti e nelle unità operative dove il primario è ancora un “monarca” e l’infermiere un “suddito”. La FNOPI deve farsi garante di un modello organizzativo dove la collaborazione sia interprofessionale e paritaria, non gerarchica in senso feudale. A fianco alla FNOPI devono operare concretamente anche sindacati, associazioni e società scientifiche di categoria.
La ricetta per il futuro: Leadership e Sistema.
Come usciamo da questo vicolo cieco? Non bastano le leggi, serve una mutazione genetica della categoria.
- Formare Leader, non solo Tecnici: abbiamo bisogno di coordinatori e dirigenti che non siano i “caporali” del medico, ma leader capaci di proteggere e valorizzare l’autonomia dei propri collaboratori.
- Fare Sistema: la frammentazione ci uccide. Dobbiamo riscoprire il senso di appartenenza. Se un collega viene trattato come uno schiavo, è una sconfitta per tutti i centomila infermieri d’Italia.
- Riappropriarsi della Narrazione: cominciamo a raccontare ciò che produciamo in termini di salute, risparmio per il sistema e benessere per i cittadini.
Dobbiamo toglierci di dosso l’abito della vittima o dello schiavo per convenienza. L’infermieristica è, per definizione, la professione della cura e della libertà. È ora che iniziamo a praticare questa libertà prima di tutto verso noi stessi, per poterla garantire pienamente ai nostri pazienti.
AssoCareNews.it propone un proprio “Decalogo dell’Infermiere Professionista”: dalla sudditanza all’autonomia.
Perché la dignità della nostra professione non si riceve in regalo, si esercita ogni giorno.
- Il Paziente è il tuo unico Nord: ricorda che la tua responsabilità primaria è verso l’assistito, non verso il Medico. Ogni tua azione deve essere finalizzata al benessere del paziente e alla qualità delle cure infermieristiche.
- L’Autonomia non è una pretesa, è un dovere: la legge e il Codice Deontologico sanciscono la tua autonomia. Non chiederla come un favore; agisci secondo la tua competenza e assumitene la responsabilità scientifica e morale.
- Collaborazione, non servilismo: il rapporto con il Medico deve essere paritario e interdisciplinare. Tu sei un professionista sanitario, non un assistente personale. Collaborare significa scambiarsi competenze, non ordini.
- No alle mansioni improprie per “convenienza”: fare da segretario o da tuttofare può sembrare un modo per rendere il turno più tranquillo, ma ogni minuto passato a fare ciò che non ti compete è un minuto sottratto alla sorveglianza e alla cura dell’assistito.
- Usa il linguaggio della Scienza: non dire “il dottore ha detto”, ma “la valutazione clinica indica”. Utilizza scale di valutazione validate e terminologia infermieristica appropriata. La precisione del linguaggio definisce il valore del professionista.
- Documenta la tua assistenza: le consegne non sono il riassunto del giro medico. Scrivi cosa hai osservato, come hai pianificato l’assistenza e quali risultati hai ottenuto. Se non è scritto, il valore del tuo lavoro è invisibile.
- Difendi i confini professionali: quando un confine viene varcato, intervieni con fermezza e garbo. Non permettere che la tua professionalità venga ridotta a “manovalanza”. Se accetti di essere uno schiavo una volta, lo sarai per sempre.
- Sii un Leader nel tuo ambito: non aspettare che qualcuno ti dica di essere professionale. Prendi l’iniziativa, aggiornati costantemente e diventa il punto di riferimento per l’assistenza nel tuo reparto.
- Fai rete con i colleghi: smetti di criticare i compagni di turno e inizia a fare sistema. Una categoria divisa è una categoria debole; una categoria unita è una forza sociale ed istituzionale inarrestabile.
- Indossa l’orgoglio, non solo la divisa: credi fermamente che l’Infermieristica sia la professione più bella del mondo. Se non sei tu il primo a valorizzarti, non potrai mai pretendere che lo facciano gli altri.
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