La stima è di un centinaio di dimissioni solo nel 2025. Per molti il piano B è la libera professione. L’Ugl si rivolge alla Regione e al Poma: «Vogliamo i numeri del fenomeno dal 2023 al 2026 e comprenderne le ragioni».
«Prima di domandarci dove trovare nuovi infermieri, dovremmo forse cominciare a chiederci cosa stiamo facendo per non perdere quelli che abbiamo. E, soprattutto, cosa facciamo per chi, nonostante le difficoltà, vuole ancora continuare a esserci». È l’amara riflessione di Francesco Anoldo, segretario provinciale del sindacato Ugl Salute e infermiere di professione, che lancia un appello diretto ai vertici dell’Asst di Mantova e alle autorità sanitarie di Regione Lombardia.
La fuga dal settore pubblico
Il campanello d’allarme suona forte a causa del costante aumento delle dimissioni degli infermieri dagli ospedali pubblici. Solo nel 2025 in Italia si sono contate circa 6mila uscite anticipate prima della pensione. Nel Mantovano la situazione non è da meno: si stima che la fuga abbia interessato un centinaio di professionisti, divisi tra chi ha scelto il lavoro autonomo, chi è passato al privato o alle fondazioni e chi si è semplicemente trasferito in una struttura più vicina a casa.
La libera professione fa gola
Sempre più infermieri dipendenti del pubblico scelgono la strada della libera professione. Una tendenza alimentata anche dai nuovi percorsi formativi, che preparano i professionisti alla gestione dei servizi territoriali in un’ottica diversa rispetto al tradizionale modello ospedaliero.
Turni massacranti e stipendi ritenuti troppo bassi – che oscillano tra i 1.500 e i 1.700 euro al mese – rappresentano la spinta principale verso l’esterno. «Una volta la libera professione non c’era – racconta un infermiere –. Oggi, appena uno si laurea, si chiede subito se scegliere il pubblico, il privato o il lavoro autonomo. E chi sceglie la terza opzione ha sicuramente una qualità della vita migliore: si organizza il lavoro e passa le festività in famiglia».
L’affondo dell’Ugl: chiesti i dati ufficiali
Dal sindacato arriva la richiesta di fare chiarezza. Anoldo si rivolge direttamente alla direzione dell’Asst Mantova: «Al Carlo Poma occorre fare luce sul fenomeno delle dimissioni volontarie. Vogliamo conoscere quanti professionisti hanno lasciato il servizio negli ultimi anni e comprenderne le ragioni. Non possiamo concentrarci esclusivamente sulla ricerca di nuove leve senza chiederci perché altri decidano di andarsene».
Il sindacato punta il dito contro la gestione del personale: «Continuare ad attribuire ogni criticità alla mancanza di personale rischia di diventare un alibi. È arrivato il momento di interrogarsi su come le risorse umane vengono valorizzate e trattenute all’interno dell’azienda».
Le richieste alla Regione
Alla luce di questo scenario, Ugl Salute ha formalmente chiesto a Regione Lombardia, alla direzione generale Welfare e agli organismi di controllo di avviare una verifica approfondita sui processi organizzativi e sulla gestione del personale sanitario dell’ospedale Carlo Poma.
L’indagine richiesta dal sindacato dovrebbe coprire il periodo dal 2023 al 2026, analizzando le dimissioni volontarie, le procedure di assegnazione e mobilità, la ricollocazione dei lavoratori con limitazioni sanitarie, la sostenibilità dei turni e il ricorso alle esternalizzazioni.
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