In un momento storico caratterizzato da un crescente disinteresse verso la salute, che emerge solo in presenza di situazioni critiche e che spesso degenera in polemiche o atti di violenza, quando invece servirebbe un esame di coscienza sociale e istituzionale per colmare le carenze del Servizio Sanitario e Sociale, viene da chiedersi se c’è ancora spazio per la cultura della vita nella nostra quotidianità. Le sole risorse sanitarie non bastano. Serve il cuore pulsante della solidarietà: la politica del territorio e la coscienza dei cittadini devono viaggiare insieme. Anche i Comuni sono chiamati a dimostrare una sensibilità più profonda. Accanto alle attività ricreative e culturali, è tempo di promuovere risposte concrete. Dobbiamo proteggere e tutelare le persone da vive, non commemorarle da morte. Chi rappresenta un territorio ha il dovere di avviare una svolta culturale, creando una rete solidale tra Comuni, associazioni e comunità.
Il ruolo cruciale dell’astante e del DAE: il primo vero soccorritore sei tu.
Si fa ancora troppo poco per la diffusione e la manutenzione dei Defibrillatori Automatici Esterni (DAE). In caso di arresto cardiaco, il tempo è il nemico più spietato. Il primo soccorritore non è l’ambulanza, ma l’astante: il passante, il vicino, il cittadino sul posto. In quegli istanti bastano piccoli gesti per salvare una vita. La popolazione deve diventare parte attiva del soccorso. I primi due anelli della catena della sopravvivenza – l’allarme immediato al 112 e l’inizio della rianimazione – dipendono interamente da noi. Intervenire subito riduce al minimo il tempo d’azione, sfruttando i “minuti d’oro” cruciali per evitare danni neurologici irreversibili. Investire oggi poche migliaia di euro in prevenzione, strumenti e cultura del primo soccorso significa proteggere il futuro di tutti.
I dati, la legge e il superamento della paura.
In Italia i dati parlano di una strage silenziosa: 60.000 arresti cardiaci extra-ospedalieri all’anno (7 casi ogni ora), con una sopravvivenza media di appena il 6,6%–8%. Questo tasso potrebbe raddoppiare o triplicare con un DAE funzionante e una mano pronta ad agire. Spesso a frenare i cittadini è la paura di sbagliare o di subire conseguenze legali. Ma la legislazione italiana tutela il coraggio di chi aiuta. L’articolo 3 della Legge 116/2021 stabilisce che, in assenza di personale formato, l’uso del DAE è consentito a chiunque, applicando lo Stato di Necessità (art. 54 c.p.) contro ogni responsabilità penale. Il defibrillatore è uno strumento sicuro, progettato per guidare vocalmente chiunque e attivarsi solo se necessario. Non si può sbagliare. Inoltre, l’articolo 5 della stessa legge introduce le tecniche di rianimazione e l’uso del DAE nelle scuole.
Un appello tangibile per le nostre comunità.
Ai Sindaci si chiede di mappare, mantenere attivi e rendere accessibili i DAE sul territorio, in sinergia con i servizi di emergenza. Non devono essere scatole appese al muro o conservati in qualche armadio, ma strumenti di salvezza. Tutti siamo chiamati a promuovere iniziative formative ogni anno, in particolare il 16 ottobre, nella Giornata mondiale della rianimazione cardiopolmonare (World CPR Day). Riscoprire i valori civili significa tradurli in azioni tangibili. Sapere cosa fare e non girarsi dall’altra parte non è solo una competenza tecnica, ma il più grande patrimonio di civiltà e umanità che abbiamo il dovere di coltivare e trasmettere.
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