Il mercato del lavoro italiano continua a puntare forte sugli infermieri. Il nuovo Rapporto AlmaLaurea, basato sui dati relativi al 2025, non lascia spazio a interpretazioni: la laurea in Infermieristica si conferma una delle opzioni accademiche con la più alta efficacia occupazionale nel nostro Paese, garantendo un inserimento rapido e stabile nel settore sanitario.
Numeri che rassicurano.
Con un tasso di occupazione dell’89,1% a soli dodici mesi dal conseguimento del titolo abilitante, la classe L/SNT1 si posiziona ai vertici delle classifiche per inserimento professionale. La velocità di assorbimento da parte del mercato è impressionante: i neolaureati impiegano in media solo 2,4 mesi per trovare il primo impiego, un dato che scende a 1,8 mesi se si considera il momento effettivo dell’inizio della ricerca.
Il consolidamento di questi risultati, in crescita rispetto all’85,1% registrato nel 2024, evidenzia come la richiesta di competenze infermieristiche sia ormai strutturale.
Soddisfazione e coerenza professionale.
Non è solo una questione di quantità, ma anche di qualità dell’impiego. Il 98,2% degli infermieri occupati dichiara che il proprio lavoro è coerente con il titolo di studio conseguito. La soddisfazione professionale è alta, con un voto medio di 8,1 su 10. Gli infermieri confermano inoltre di poter mettere a frutto le competenze acquisite durante il triennio: l’88,9% utilizza in misura elevata il bagaglio universitario e l’87,6% ritiene la formazione accademica pienamente adeguata alle sfide cliniche quotidiane.
Evoluzione del mercato: cresce la libera professione.
Se il contratto a tempo indeterminato resta la forma predominante (52,4%, in lieve crescita), emerge una tendenza interessante verso la libera professione. Il 7,1% dei neolaureati sceglie la partita IVA, segno di una nuova generazione di infermieri più orientata alla flessibilità e alla gestione imprenditoriale della propria carriera.
Rimane tuttavia una sfida aperta: quella del gap retributivo. La retribuzione mensile netta media si attesta sui 1.745 euro, con una persistente disparità di genere che vede gli uomini percepire mediamente 1.804 euro contro i 1.728 euro delle colleghe.
Le ombre: denatalità e fuga di talenti.
Nonostante l’ottima tenuta occupazionale, i dati AlmaLaurea e il Rapporto Annuale Istat 2026 accendono un faro su criticità strutturali. Il calo della natalità (minimo storico di 1,14 figli per donna) e la scarsa propensione complessiva dell’Italia verso l’istruzione terziaria rispetto alla media UE27 (31,6% contro 44,1%) rischiano di creare un futuro “collo di bottiglia” nella disponibilità di professionisti.
A questo si aggiunge la mobilità: nel 2024, il Paese ha perso 21mila talenti laureati, attratti da retribuzioni e condizioni di lavoro migliori all’estero. Un campanello d’allarme che chiama le istituzioni a riflettere non solo sull’attrattività del corso di laurea, ma sulla tenuta complessiva del sistema sanitario nazionale.
Verso le nuove magistrali.
Un dato curioso riguarda la prosecuzione degli studi: nel 2025 solo il 6,8% dei neolaureati si è iscritto immediatamente a una laurea di secondo livello. Un calo motivato, secondo gli analisti, dalla grande attesa per l’avvio delle tre nuove lauree magistrali a indirizzo clinico, che promettono di rivoluzionare il percorso di specializzazione infermieristica in Italia.
Share this content:
