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Nonostante l’offerta economica record di 40 euro l’ora, la carenza di personale blocca i punti di primo intervento traumatologico nel pieno della stagione sciistica. Tra caro-affitti e logistica complessa, il “bonus” non basta ad attirare i professionisti.
La stagione sciistica è nel suo momento di massimo afflusso, ma a Madonna di Campiglio e Sèn Jan di Fassa la sanità di montagna deve fare i conti con un paradosso: i soldi ci sono, ma gli infermieri no. I punti di primo intervento traumatologico, fondamentali per gestire i piccoli infortuni sulle piste e alleggerire la pressione sugli ospedali di Tione e Cavalese, non sono mai partiti.
Il bando d’urgenza: cifre elevate ma incarichi precari.
Per tentare di salvare la stagione, l’Azienda Sanitaria Provinciale ha pubblicato un bando lampo rivolto a infermieri liberi professionisti. Le condizioni economiche messe sul tavolo sono, sulla carta, molto generose:
- Tariffa oraria: 40 euro lordi.
- Guadagno giornaliero: tra i 320 e i 360 euro lordi a turno.
- Compenso mensile: oltre 6.000 euro lordi.
Il contratto ha una durata determinata (fino al 6 aprile 2026) e richiede il possesso di partita IVA. Sebbene la cifra superi di gran lunga lo stipendio medio di un infermiere dipendente pubblico, l’offerta nasconde diverse criticità che stanno frenando le adesioni.
Perché i 6.000 euro non bastano? Le criticità logistiche.
Secondo i sindacati e gli esperti del settore, il problema non è solo economico, ma strutturale. Pesano soprattutto tre fattori:
- Il “caro-casa” in alta quota: trovare un alloggio a Madonna di Campiglio in piena stagione è quasi impossibile e, quando disponibile, ha costi proibitivi che rischiano di erodere gran parte del compenso. Senza alloggi convenzionati messi a disposizione dall’Azienda Sanitaria, il trasferimento diventa un investimento a perdere.
- Spese e responsabilità: essendo un incarico in libera professione, i 6.000 euro sono lordi. L’infermiere deve farsi carico di tasse, contributi previdenziali, assicurazione professionale e spese di trasporto.
- Competenze elevate: lavorare in un presidio traumatologico di montagna richiede specializzazione in emergenza-urgenza. Gestire traumi in autonomia, seppur sotto protocollo, richiede un profilo professionale alto che spesso preferisce la stabilità del posto pubblico o contesti meno isolati.
Un sistema in affanno.
La mancata apertura di questi presidi rappresenta un danno non solo per la sicurezza dei turisti, ma per l’intero sistema sanitario regionale. Gli ospedali di riferimento si trovano a dover gestire un flusso massiccio di “codici minori” che potrebbero essere trattati direttamente sulle piste, allungando i tempi d’attesa per i casi più gravi.
La vicenda di Madonna di Campiglio riaccende il dibattito sulla carenza cronica di personale infermieristico in Italia e dimostra che, in assenza di una pianificazione logistica (alloggi e trasporti) e di tutele contrattuali solide, anche gli incentivi economici una tantum faticano a risolvere l’emergenza.

