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18 Gen 2026, Dom

Emergenza infermieri in Trentino: a Madonna di Campiglio offerti 6.000 euro al mese, ma i presidi restano chiusi.

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Nonostante l’offerta economica record di 40 euro l’ora, la carenza di personale blocca i punti di primo intervento traumatologico nel pieno della stagione sciistica. Tra caro-affitti e logistica complessa, il “bonus” non basta ad attirare i professionisti.

​La stagione sciistica è nel suo momento di massimo afflusso, ma a Madonna di Campiglio e Sèn Jan di Fassa la sanità di montagna deve fare i conti con un paradosso: i soldi ci sono, ma gli infermieri no. I punti di primo intervento traumatologico, fondamentali per gestire i piccoli infortuni sulle piste e alleggerire la pressione sugli ospedali di Tione e Cavalese, non sono mai partiti.

​Il bando d’urgenza: cifre elevate ma incarichi precari.

​Per tentare di salvare la stagione, l’Azienda Sanitaria Provinciale ha pubblicato un bando lampo rivolto a infermieri liberi professionisti. Le condizioni economiche messe sul tavolo sono, sulla carta, molto generose:

  • Tariffa oraria: 40 euro lordi.
  • Guadagno giornaliero: tra i 320 e i 360 euro lordi a turno.
  • Compenso mensile: oltre 6.000 euro lordi.

​Il contratto ha una durata determinata (fino al 6 aprile 2026) e richiede il possesso di partita IVA. Sebbene la cifra superi di gran lunga lo stipendio medio di un infermiere dipendente pubblico, l’offerta nasconde diverse criticità che stanno frenando le adesioni.

​Perché i 6.000 euro non bastano? Le criticità logistiche.

​Secondo i sindacati e gli esperti del settore, il problema non è solo economico, ma strutturale. Pesano soprattutto tre fattori:

  1. Il “caro-casa” in alta quota: trovare un alloggio a Madonna di Campiglio in piena stagione è quasi impossibile e, quando disponibile, ha costi proibitivi che rischiano di erodere gran parte del compenso. Senza alloggi convenzionati messi a disposizione dall’Azienda Sanitaria, il trasferimento diventa un investimento a perdere.
  2. Spese e responsabilità: essendo un incarico in libera professione, i 6.000 euro sono lordi. L’infermiere deve farsi carico di tasse, contributi previdenziali, assicurazione professionale e spese di trasporto.
  3. Competenze elevate: lavorare in un presidio traumatologico di montagna richiede specializzazione in emergenza-urgenza. Gestire traumi in autonomia, seppur sotto protocollo, richiede un profilo professionale alto che spesso preferisce la stabilità del posto pubblico o contesti meno isolati.

​Un sistema in affanno.

​La mancata apertura di questi presidi rappresenta un danno non solo per la sicurezza dei turisti, ma per l’intero sistema sanitario regionale. Gli ospedali di riferimento si trovano a dover gestire un flusso massiccio di “codici minori” che potrebbero essere trattati direttamente sulle piste, allungando i tempi d’attesa per i casi più gravi.

​La vicenda di Madonna di Campiglio riaccende il dibattito sulla carenza cronica di personale infermieristico in Italia e dimostra che, in assenza di una pianificazione logistica (alloggi e trasporti) e di tutele contrattuali solide, anche gli incentivi economici una tantum faticano a risolvere l’emergenza.

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