Dopo la chiusura dei centri traumatologici di Campiglio e Sèn Jan durante il picco natalizio, l’Ordine delle Professioni Infermieristiche lancia l’allarme: “In dieci anni perderemo altri 1.300 professionisti per i pensionamenti”.
TRENTO – Non è solo un’emergenza legata alle festività, ma una crisi profonda che rischia di compromettere l’assistenza sul territorio. Il caso dei centri traumatologici di Madonna di Campiglio e Sèn Jan di Fassa, rimasti chiusi nonostante l’afflusso di sciatori per mancanza di personale, è solo la punta dell’iceberg di una carenza che l’Ordine provinciale definisce “strutturale”.
I numeri della crisi: il confronto con l’Europa
Sebbene il Trentino vanti un rapporto di 7,7 infermieri ogni mille abitanti (superiore alla media italiana di 6,9), resta ancora lontano dal parametro OCSE di 9,2.
- Mancanza attuale: 450 unità in Trentino (65.000 a livello nazionale).
- Pensionamenti: Entro i prossimi 10 anni, circa 1.300 infermieri (il 43% degli iscritti ha tra i 46 e i 60 anni) lasceranno il servizio.
- Fuga di personale: Oltre ai pensionamenti, preoccupano le dimissioni verso il settore privato, la libera professione e la provincia di Bolzano.
Le cause del “buco” organico
Secondo l’Ordine, il fabbisogno è destinato a crescere drasticamente per l’attuazione del DM 77/2022 sul rafforzamento della sanità territoriale. A pesare sono il calo demografico e la concorrenza di altre carriere universitarie, nonostante un lieve segnale positivo nelle iscrizioni locali al corso di laurea in infermieristica.
“È necessario aumentare l’attrattività del sistema sanitario trentino con un piano straordinario di rilancio.”
Le 5 richieste dell’Ordine per salvare il sistema
Per invertire la rotta, i professionisti chiedono alla Provincia interventi concreti su più fronti:
- Politiche abitative: Alloggi a canone agevolato, specialmente nelle zone periferiche e valli.
- Rilancio economico: Retribuzioni coerenti con le responsabilità e autonomia prescrittiva (ausili e presidi).
- Qualità della vita: Ambienti di lavoro sicuri e una migliore conciliazione vita-lavoro.
- Stop ai compiti impropri: Permettere agli infermieri di concentrarsi sulle proprie competenze specifiche.
- Carriera: Percorsi di specializzazione e coinvolgimento nei processi decisionali.
La sfida per la sanità trentina è ora quella di trasformare queste proposte in realtà prima che la carenza di personale porti a nuove, inevitabili, chiusure di servizi essenziali.
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