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L’eco degli eventi recentemente accaduti all’Ospedale San Raffaele di Milano – definita una “notte di ordinaria follia” – è molto più di una semplice cronaca di un disservizio. È l’amara conferma di una verità che il mondo della sanità e le sigle professionali denunciano da anni: risparmiare sulla qualità e sulla quantità del personale infermieristico costa, alla fine, molto più del loro stipendio.
La frase, ormai diventata un monito per l’intero sistema, risuona potente:
”Se pensi che un professionista ti costi troppo, è perché non hai idea di quanto ti costerà un incompetente.”
Questo concetto dovrebbe guidare ogni decisione politica e gestionale, ma in Italia la logica del contenimento dei costi ha spesso prevalso sulla sicurezza assistenziale.
La carenza strutturale e i suoi effetti.
Il caso San Raffaele, dove si sono registrati gravi problemi organizzativi e presunti errori nella somministrazione dei farmaci in un reparto critico, è l’emersione di una crisi strutturale e non un evento isolato. Le radici sono profonde:
- Tagli Decennali: Anni di tagli lineari e l’ossessione per il bilancino economico hanno indebolito le strutture.
- Fuga del Personale: Gli infermieri italiani, sottopagati rispetto ai colleghi europei (con stipendi medi spesso inferiori di centinaia di euro al mese) e sottoposti a carichi di lavoro insostenibili, scelgono di emigrare in Paesi che li valorizzano di più. Si stima che in Italia manchino oltre 65.000 infermieri, con un rapporto professionisti/abitanti notevolmente inferiore alla media europea.
- L’Escamotage delle Cooperative: Per “tappare i buchi” lasciati dal personale stabile, si ricorre sempre più massicciamente all’esternalizzazione tramite cooperative. Sebbene il costo orario di queste esternalizzazioni possa sembrare inizialmente inferiore, il costo in termini di sicurezza, formazione e stabilità si rivela altissimo.
Incompetenza vs. competenza: un rischio per il Paziente.
Ciò che emerge dai report interni e dalle denunce sindacali (in merito al caso citato) è la destabilizzazione della sicurezza. L’arrivo di personale senza adeguato affiancamento, non formato sull’uso dei gestionali ospedalieri o sulla disposizione specifica dei farmaci, trasforma la corsia in un ambiente ad alto rischio.
Come ribadito dall’articolo originale, un sistema che risparmia sulla competenza produce incompetenza, e un sistema che risparmia sulla sicurezza produce crisi. La carenza di professionisti stabili, competenti e formati è la causa principale di un aumento di errori e del crollo della fiducia dei cittadini nel Servizio Sanitario Nazionale.
L’appello: servono politiche coraggiose.
Non bastano le dichiarazioni che definiscono l’infermiere come “centrale” e “insostituibile” se poi nella pratica:
- Gli stipendi restano bassi e non competitivi.
- I carichi di lavoro sono eccessivi.
- Si ricorre a soluzioni emergenziali che compromettono la qualità delle cure.
Il caso San Raffaele è un campanello d’allarme che non può essere ignorato: la crisi infermieristica è strutturale e la sua soluzione richiede investimenti coraggiosi, valorizzazione professionale e un cambio di rotta nella gestione della sanità, mettendo la sicurezza del paziente e la dignità del lavoratore al primo posto, prima di ogni bilancino di risparmio.

