STESSA AREA CONTRATTUALE, STIPENDI E INDENNITÀ DIVERSI: IL FALLIMENTO DEL SINDACALISMO MONOPROFESSIONALE.
TSRM, TSLB, Fisioterapisti, Dietisti, Tecnici della Prevenzione e tutte le altre professioni sanitarie non possono continuare a essere considerate figure di secondo piano. Il SIAPS denuncia le responsabilità sindacali nelle disparità retributive e rivendica una nuova Area Contrattuale che riconosca dignità professionale ed economica a tutti, senza privilegi né discriminazioni.
SIAPS attacca la visione mono professionale del NURSIND: «Avete contribuito a costruire la gabbia salariale che divide i professionisti sanitari. Non esistono professionisti di serie A e professionisti di serie B, la sanità non è proprietà degli infermieri».
C’è un limite oltre il quale la legittima difesa di una categoria professionale diventa una visione distorta dell’intero Servizio Sanitario Nazionale, e quel limite, ancora una volta, il NURSIND dimostra di averlo superato.
Le dichiarazioni del Segretario Nazionale Andrea Bottega, pubblicate oggi da Nurse Times, sono emblematiche e chiede che agli infermieri vengano destinate le stesse risorse economiche previste per i medici, arrivando a sostenere che, in proporzione alla crisi della professione infermieristica, spetterebbe loro persino di più.
Una posizione sindacale legittima, certamente, ma che rivela, ancora una volta, una concezione della sanità parziale, mono-professionale e profondamente lontana dalla realtà organizzativa degli ospedali italiani.
E gli altri professionisti sanitari, quindi non esistono?
Dove sono, nelle rivendicazioni del NURSIND, i Tecnici Sanitari di Radiologia Medica, i Tecnici Sanitari di Laboratorio Biomedico, i Fisioterapisti, i Dietisti, i Tecnici della Prevenzione, i Logopedisti, i Tecnici di Neurofisiopatologia, i Tecnici Ortopedici, gli Educatori Professionali, gli Assistenti Sanitari, le Osteriche e tutte le altre professioni che garantiscono quotidianamente diagnosi, cura, riabilitazione e prevenzione?
Sono forse meno indispensabili, hanno minori responsabilità e le loro competenze valgono meno?
La risposta del SIAPS è categorica: ASSOLUTAMENTE NO! E allora bisogna avere il coraggio di dire ciò che altri preferiscono tacere.
Queste dichiarazioni estemporanee portano una responsabilità politica e sindacale precisa nella costruzione e nel mantenimento di quella gabbia salariale che oggi divide le professioni sanitarie, una gabbia fatta di indennità differenziate, riconoscimenti economici disomogenei e trattamenti che finiscono per contrapporre professionisti appartenenti alla stessa area contrattuale, pur in presenza di percorsi universitari, autonomia professionale e responsabilità proprie, poiché partecipando alla sottoscrizione delle intese contrattuali che hanno consolidato queste differenze, non può chiamarsi fuori dalle responsabilità delle scelte compiute e non può contribuire a definire le regole della distribuzione economica e poi presentarsi come semplice spettatore delle disuguaglianze prodotte.
Questa è una delle grandi responsabilità del sindacalismo mono-professionale: avere alimentato spaccature tra professionisti che dovrebbero invece rivendicare insieme dignità, riconoscimento e valorizzazione economica.
Sia ben chiaro che il SIAPS non contesta agli infermieri il diritto di ottenere stipendi più elevati, ma a chi propone tali strane iniziative, e sostiene convintamente la necessità di valorizzare economicamente la professione infermieristica, invece contesta l’idea che la crisi della sanità italiana possa essere raccontata e affrontata guardando esclusivamente agli infermieri.
Senza i TSLB non c’è diagnostica di laboratorio, senza i TSRM non c’è diagnostica per immagini, senza i Fisioterapisti non c’è riabilitazione, senza i Dietisti non c’è assistenza nutrizionale specialistica, senza i Tecnici della Prevenzione non c’è un sistema completo di tutela della salute pubblica e senza gli infermieri, naturalmente, non c’è assistenza infermieristica.
Questa è la sanità reale, una sanità multiprofessionale, nella quale ogni figura esercita competenze specifiche, insostituibili e complementari, ed è proprio qui che emerge una contraddizione politica e sindacale che non possiamo più ignorare.
Come possono un TSRM, un TSLB, un Dietista o un Fisioterapista sentirsi adeguatamente rappresentati da un’organizzazione sindacale che, nelle proprie rivendicazioni pubbliche, pone sistematicamente al centro gli interessi economici di una sola professione?
È una domanda che rivolgiamo direttamente ai professionisti sanitari e agli stessi iscritti non infermieri.
La rappresentanza sindacale non può essere soltanto una tessera, deve essere identità, coerenza, tutela concreta degli interessi professionali ed economici.
Chi sceglie di rappresentare prioritariamente una professione ne ha pieno diritto, ma non può pretendere che le altre accettino di rimanere ai margini delle politiche salariali.
Il SIAPS sostiene da tempo una proposta precisa: superare l’attuale sistema di disparità attraverso una nuova Area contrattuale dei Professionisti della Salute, capace di riconoscere la dignità professionale, l’autonomia e il valore economico di tutte le professioni sanitarie, senza cancellarne le specificità.
Non vogliamo una guerra tra professioni e vogliamo porre fine a un sistema contrattuale che le mette artificialmente in competizione.
Il problema è una cultura sindacale che continua a immaginare una sanità costruita attorno a una sola professione, relegando tutte le altre a un ruolo secondario.
Al NURSIND diciamo con chiarezza: difendete pure gli infermieri, ma abbiate almeno la coerenza di riconoscere che la sanità italiana è molto più grande della vostra rappresentazione.
Ai TSRM, ai TSLB, ai Fisioterapisti, ai Dietisti e a tutti gli altri professionisti sanitari diciamo invece che è arrivato il momento di pretendere una rappresentanza sindacale che metta realmente al centro anche le loro competenze, i loro diritti e i loro stipendi, perché non esistono professionisti sanitari di serie A e di serie B. Esistono professionisti con competenze diverse, tutti indispensabili alla tutela della salute e soprattutto, nessun sindacato può pensare di costruire il futuro della sanità italiana continuando a dividere chi, ogni giorno, lavora insieme per farla funzionare.
LA SANITÀ NON È UNA SOLA PROFESSIONE.
E IL CONTRATTO NON PUÒ CONTINUARE A ESSERE LA GABBIA SALARIALE DELLE ALTRE.
Dott. Michele Placentino
Segretario Generale SIAPS
Sindacato Italiano Autonomo Professioni Sanitarie
www.siaps.it
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