Egregi Governatori,
le Case della Comunità, cuore pulsante della riforma territoriale del D.M. 77/2022, stanno progressivamente diventando una realtà nei nostri territori. Tuttavia, a fronte del grande sforzo infrastrutturale per l’apertura delle nuove sedi, si sta consumando un paradosso drammatico: mancano gli strumenti digitali e organizzativi minimi per poter operare. Strumenti che, a tutt’oggi e nonostante la durissima lezione della pandemia da Covid-19, tardano a vedere una reale e uniforme applicazione sul campo.
Senza una reale infrastruttura operativa, il rischio concreto è che queste strutture si trasformino in scatole vuote: un’illusione per i cittadini e una fonte di profonda frustrazione per i professionisti sanitari. Mi rivolgo a Lei, On.le Dott. Massimiliano Fedriga, nella sua qualità di Presidente della Conferenza Stato-Regioni, affinché si faccia promotore presso i Suoi Colleghi e nei tavoli di concerto con il Ministero della Salute e Agenas di uno sblocco immediato di questo stallo. Per fornire risposte concrete alla cittadinanza ed evitare lo spreco di risorse pubbliche, dobbiamo garantire gli strumenti per operare quotidianamente nell’interesse della collettività. Sottopongo alla vostra attenzione tre punti cruciali sui quali non è più possibile tergiversare:
- Attivazione dell’Anagrafica Nazionale Vaccinale
È inaccettabile che nel 2026 non si possa ancora disporre in tempo reale di un dato così vitale per la prevenzione. Nonostante l’esistenza formale dell’Anagrafe Nazionale Vaccinale (D.M. 17 settembre 2018) e del D.M. 16 febbraio 2026, con il quale si introduce l’istituzione dell’anagrafe nazionale vaccinale, si rende necessario utilizzare il sistema dell’anagrafe nazionale vaccini per il monitoraggio tempestivo ed efficace della copertura vaccinale. Tale mancanza costringe ancora gli operatori sanitari a sprecare tempo prezioso nell’inserimento manuale dei dati di utenti fuori regione o a registrare lacune preventive. Questa frammentazione digitale non è solo frustrante per chi lavora, ma rappresenta un rischio concreto per la salute pubblica che l’avvio delle Case della Comunità avrebbe dovuto sanare definitivamente.
2. PDTA per la cronicità e la fragilità.
Come si può gestire la prossimità sul territorio se in molte realtà i Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA) non sono pienamente operativi e omogenei? Il Piano Nazionale della Cronicità vincola le Regioni a disegnare questi percorsi, e lo stesso D.M. 77/2022 ne fa il presupposto logico per la stratificazione della popolazione per livelli di rischio. Non parliamo di semplice burocrazia, ma di strumenti di governo clinico che garantiscono multidisciplinarità, uniformità delle cure e anche abbattimento delle liste di attesa. Inoltre, l’andamento di un percorso codificato rappresenta per i professionisti quel parametro oggettivo di buone pratiche clinico-assistenziali previsto dalla Legge Gelli-Bianco (Legge 24/2017), fondamentale in termini di tutela medico-legale e risk management.
3. Digitalizzazione delle informazioni sanitarie
Mettere in rete i sistemi informativi significa dare gambe alla sanità di prossimità, in piena coerenza con la normativa sul Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE 2.0). Il D.M. 77/2022 individua nell’Infermiere di Famiglia e di Comunità (IFeC) e nella Centrale Operativa Territoriale (COT) le figure chiave per l’assistenza proattiva. Come si possono intercettare i bisogni della popolazione e collaborare efficacemente con i Medici di Medicina Generale, i Pediatri e gli specialisti se le piattaforme locali non comunicano tra loro? Finché la sanità digitale rimarrà un mosaico di sistemi isolati, la riforma resterà solo sulla carta, mentre le difficoltà continueranno ad aumentare sempre più.
È necessario transitare dalle fasi cerimoniali all’attuazione concreta, attraverso impegni amministrativi coordinati che permettano di colmare il divario digitale tra le Regioni e di rendere pienamente operativi i PDTA cardine su tutto il territorio nazionale. Occorre sostenere i professionisti, in particolare coloro che operano quotidianamente sul campo con dedizione, affinché il Sistema Sanitario Nazionale possa garantire la propria continuità e rispondere alle richieste dei cittadini di un diritto alla cura che sia prossimo, efficiente e dignitoso.
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