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22 Gen 2026, Gio

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Il titolo potrebbe suscitare sentimenti negativi, ma riflette fedelmente la situazione attuale, caratterizzata da una mancanza di coerenza e chiarezza da tutte le parti, sia da parte del popolo che delle istituzioni. Ormai siamo in una pedagogia di vita che parla poco il linguaggio del vivere. Gran parte del popolo pensa alla bellezza e all’apparenza, vittima di un’industria che ha fatto della cura dell’immagine e dell’apparire una vera pedagogia di vita, invogliando sin dalla tenera età i giovanissimi, chi col telefono e chi con la cura del corpo, i quali difettano di buon senso e responsabilità, a differenza dei pochi che pensano al proprio futuro. Nel frattempo, la povera gente, che non sa come sbarcare il lunario, vive ogni giorno tra problemi familiari e personali e cerca, speranzosa, qualche samaritano che la aiuti a districarsi tra le intemperie diurne.

Eppure, la Costituzione, nei suoi articoli, parla molto esplicitamente in merito al diritto di cittadinanza e di esistenza, che non è un optional. All’articolo 36, il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e, in ogni caso, sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Per quanto concerne la salute, all’articolo 32, la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Da una parte, i malati, che purtroppo sono la parte più debole e vivono le loro vicissitudini ogni giorno tra file d’attesa per esami e visite specialistiche, ma soprattutto per diritti negati. Molti di loro si rassegnano perché è inutile combattere contro istituzioni che, purtroppo, anziché capire, tolgono o addirittura non concedono. Dall’altra parte, abbiamo i medici, i quali si trovano limitati nell’esercizio della loro professione e nel rispetto della deontologia, compromettendo il giuramento di Ippocrate che impone di curare con scienza e coscienza a causa di una normativa discutibile come quella dell’appropriatezza prescrittiva.

Il nuovo modello sanitario nazionale attualmente in fase di sviluppo pone l’accento su strutture e mezzi, senza tuttavia investire adeguatamente sul capitale umano, che rappresenta la risorsa primaria di qualsiasi azienda. Al momento, tale modello esiste esclusivamente sulla carta e non nelle persone, le quali costituiscono il valore aggiunto e l’elemento indispensabile per garantire l’efficacia delle terapie e il benessere degli assistiti, contribuendo spesso alla loro autonomia nella vita quotidiana. In effetti, il personale sanitario, in particolare quello infermieristico, è progressivamente in diminuzione; la situazione si sta facendo sempre più critica a causa dell’aumento dei carichi di lavoro che, unitamente alle responsabilità connesse, non trovano corrispondenza in retribuzioni adeguate. Sebbene siano stati incrementati di pochi centesimi, i salari risultano insufficienti rispetto al costo della vita che negli ultimi tempi ha registrato un aumento costante. Attualmente vivere con due stipendi, soprattutto per chi parte da zero, equivale a trovarsi ai margini della povertà: infatti gran parte del reddito viene assorbita da mutui e tasse, lasciando risorse limitate per l’alimentazione quotidiana e le spese ordinarie. Di conseguenza gli infermieri possono essere considerati i nuovi poveri del nostro secolo. Numerosi infermieri provenienti dal Sud, impiegati nel Nord Italia, incontrano difficoltà nel sostenersi autonomamente, mentre altri operatori sanitari locali, che risiedono lontano dalla propria sede lavorativa, non riescono a far fronte alle spese connesse all’automobile e ai trasferimenti. Come è possibile tutelare la famiglia o incentivare i giovani a formarne una e ad avere figli? In sintesi, emergono chiaramente molteplici situazioni che dimostrano come lavorare nel settore sanitario non sia più come in passato. Probabilmente la realtà quotidiana non viene percepita nella sua reale gravità; nelle valutazioni periodiche del tenore di vita degli italiani ci si concentra spesso esclusivamente su bar, ristoranti ed altri esercizi commerciali, che rappresentano purtroppo soltanto un diversivo volto a distogliere l’attenzione dalle numerose difficoltà affrontate quotidianamente e non costituiscono certamente un indicatore affidabile dell’economia.

Coloro che dovrebbero tutelare la civiltà di un popolo, ovvero la politica e i politici, si stanno progressivamente rendendo responsabili della crisi della democrazia e della civiltà stessa, continuando indisturbati nel loro mondo fatto di illusioni, diffondendo quotidianamente informazioni, molte volte distanti dallo spirito della Costituzione, come se fosse un documento superato. Risulta evidente che si predica bene, ma si agisce male. Nonostante gli sprechi di denaro verificatisi in passato, si continua ancora a dissipare risorse anziché gestire il patrimonio esistente con la diligenza del buon padre di famiglia. Si dimentica così l’Articolo 54 della Costituzione: tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi; coloro cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge. Sarebbe auspicabile che le istituzioni dessero l’esempio modificando anche esse i propri comportamenti, iniziando dall’abolizione o, quantomeno, da una drastica riduzione dei vitalizi, per dimostrare solidarietà ma soprattutto uno spirito di cittadinanza responsabile.

I tempi attuali, anziché rappresentare un momento di riflessione collettiva per ricostruire una società e un sistema sanitario coerenti con la nostra storia e i principi democratici, sembrano condurci sempre più in un abisso profondo, la cui evoluzione appare imprevedibile ma inevitabilmente dolorosa. È un vero peccato, poiché la nostra nazione non merita questo lento declino umano e culturale, che lascia dietro di sé solo le macerie di un passato caratterizzato da sacrifici autentici e da una vita realmente vissuta, a differenza dell’oggi, in cui gran parte del popolo sopravvive faticosamente per le necessità quotidiane.

Autore

  • EmilioCariati Tranquilli, il peggio deve ancora venire.

    Infermiere di professione, nel tempo libero si dedica alla scrittura di riflessioni sulla vita, ispirate in gran parte dalla sua esperienza lavorativa. Il contatto quotidiano con la sofferenza e il disagio umano gli permette di osservare una società che, nonostante i suoi progressi, appare spesso lontana dalla vera civiltà. Ha pubblicato due libri: "Strade senza cuore, gente senza amore" e "Quando la malattia diventa un optional". Inoltre, ha scritto numerosi articoli per quotidiani e riviste.

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Da Dott. Emilio Cariati

Infermiere di professione, nel tempo libero si dedica alla scrittura di riflessioni sulla vita, ispirate in gran parte dalla sua esperienza lavorativa. Il contatto quotidiano con la sofferenza e il disagio umano gli permette di osservare una società che, nonostante i suoi progressi, appare spesso lontana dalla vera civiltà. Ha pubblicato due libri: "Strade senza cuore, gente senza amore" e "Quando la malattia diventa un optional". Inoltre, ha scritto numerosi articoli per quotidiani e riviste.