Tanta gente è stanca: chi per l’avanzare dell’età, chi per i propri acciacchi e chi per la sofferenza derivante da una quotidianità sempre più indecifrabile. Dinanzi a questo esistere tanto complesso, si fa troppo poco per riscoprire l’essenza profonda della vita, che per tutti rappresenta solo un breve excursus. Oggi l’essere umano rincorre lo status dell’avere, dimenticando la solidarietà che fa crescere la comunità, mentre i modelli sociali dominanti spingono verso una bellezza di facciata, enfatizzata dai mass media al solo scopo di mercificare e polarizzare l’attenzione. Chi conquista il potere, anziché preservare l’attitudine all’ascolto, all’empatia e alla cura dell’altro, troppo spesso dimentica le proprie radici pur di affermare la propria posizione.
Questo agire finisce così per assecondare le logiche di palazzo, piuttosto che dare voce a un popolo che lamenta fame e sete di civiltà, ma soprattutto di sanità, che attualmente rappresenta la parte più critica, fragile e rilevante della nostra società. In questa corsa cieca verso il denaro e il prestigio, troppi barattano i sentimenti autentici, nascondendosi dietro maschere che celano il proprio io e svuotano il presente di ogni reale affetto.
Dinanzi al caro carburante che aumenta ogni giorno fino a superare cifre mai viste, facendo lievitare i costi del vivere quotidiano, il potere si perde a discutere di nuove riforme elettorali e riequilibri politici. Si dimenticano le leggi che ancora affermano che la politica non deve aumentare i propri costi, ma deve semplicemente attenersi ai suoi compiti, in quanto gode già dei numerosi privilegi che la Costituzione le riconosce per poter operare. Le istituzioni sembrano non avere piena contezza di questo disagio crescente; non vedono la realtà perché chi legifera non si ferma a fare carburante in prima persona. Per questo manca la visione di quanta gente cerchi disperatamente i distributori più economici per poter risparmiare e tirare avanti per la giornata.
Sembra quasi che ci sia la volontà di lasciare il popolo alla fame e nella povertà, giustificandosi dietro la crisi internazionale e il caro petrolio. A differenza di quanto accade altrove, nel nostro Paese, anziché valorizzare le risorse interne, si lasciano fuggire i giovani laureati o le alte professionalità, costringendo i nostri migliori talenti a cercare all’estero il rispetto e la gratitudine che meritano. In questo modo si rischia di smarrire i princìpi fondamentali della democrazia, i quali sanciscono che il popolo è sovrano e che spetta proprio ai cittadini scegliere rappresentanti che abbiano a cuore la gente con i suoi problemi reali, anziché l’interesse personale.
L’esistenza presente, seppur colma di comfort e mezzi tecnologici, si rivela caotica, frammentata e segnata da una profonda povertà di sentimenti. Anche la famiglia risente di questo smarrimento, cedendo talvolta il passo a modelli distorti che hanno fatto della violenza una scia dolorosa, lasciando a terra vittime innocenti di impulsi malati che nulla hanno a che fare con l’amore. Questo scenario contrasta con il bisogno umano di un contesto ricco di valori. Un tempo, persino nelle piazze più piccole, l’architettura offriva una fontana o un piccolo zampillo in mezzo ai fiori: simboli universali pensati per indicare la vita come fonte di naturale bellezza, dove la fanciullezza si esprimeva ancora con curiosità e semplicità.
Oggi, tutti, a parole, si dicono leali, corretti e richiamano l’essenza dell’umanità. Ma la realtà ha spesso un sapore amaro. Con condotte spregiudicate, molti cercano l’ostilità al solo scopo di ottenere visibilità. È un errore prospettico, perché la vita insegna da sempre che allo sciogliersi della neve emerge il vero volto di una persona, rivelandone le fragilità insieme alle spigolosità. Risulta quindi inutile giudicare subito un individuo senza conoscerne il reale “suono”: è necessario possedere una metrica della conoscenza profonda per comprendere chi si ha davvero di fronte. La parola “onorevole” sembra stia perdendo il suo valore originario nelle aule parlamentari e regionali; semmai, questo titolo spetta di diritto ai padri e alle madri di famiglia che ogni giorno, con sacrifici silenziosi, cercano di mandare avanti la casa e la propria prole con poche risorse, dignità e immenso amore.
In questo smarrimento collettivo, persino la malattia rischia di perdere la sua dignità, quasi fosse una colpa da isolare o un peso per la collettività. In realtà, l’egoismo e l’indifferenza di chi si professa sano si dimostrano mali ben più pericolosi di qualsiasi infermità biologica. Sono patologie dell’anima che la società dovrà prima o poi codificare e curare, per mettere fine a questo cieco agire e restituire centralità alla cura dell’essere umano.
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