La Manovra 2027 si conferma al centro di un aspro confronto politico e sindacale. Alle preoccupazioni generali sulla tenuta dei conti del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) si aggiunge ora il grido d’allarme lanciato dalla Fp Cgil riguardo alla drammatica carenza di risorse destinate a chi, ogni giorno, tiene in piedi gli ospedali: infermieri, OSS (Operatori Socio-Sanitari) e professioni sanitarie. Senza un vero e proprio cambio di rotta economico, il rischio che il personale abbandoni in massa il sistema sanitario – sia pubblico che privato – diventa una spaventosa realtà.
I dati sulla spesa sanitaria: l’Italia fanalino di coda in Europa.
Il quadro di partenza fotografa un Paese che investe nella salute dei cittadini molto meno dei suoi partner europei. Nel 2026 la spesa sanitaria italiana si attesta al 6,2% del Pil, con previsioni di ulteriore calo nei prossimi anni. Un divario abissale se confrontato con le principali nazioni del continente:
- Germania: 11% del Pil
- Francia: 9,4% del Pil
- Svezia: 9,3% del Pil
- Regno Unito: 9,2% del Pil
- Slovacchia: 6,4% del Pil
Per il segretario generale della Fp Cgil, Federico Bozzanca, questi numeri certificano una scelta politica ben precisa che rischia di condannare la sanità pubblica a “una terribile agonia”.
Zero risorse per Infermieri, OSS e Professioni Sanitarie: l’allarme abbandono.
Il cuore del problema, evidenziato dal sindacato, risiede nella totale assenza di investimenti strutturali sul capitale umano. Mancano risorse economiche adeguate per valorizzare infermieri, OSS e l’insieme delle professioni sanitarie, categorie già oggi schiacciate da carichi di lavoro massacranti, turni massacranti e retribuzioni non competitive rispetto agli standard europei.
La conseguenza diretta di questa politica di sottofinanziamento è duplice e devastante:
- La fuga dal pubblico: I professionisti, sempre più sotto stress e demotivati, scelgono di lasciare le strutture pubbliche.
- Il collasso anche nel privato: Il fenomeno dell’abbandono non riguarda solo gli ospedali statali ma si estende al comparto privato – spesso segnato dal mancato rinnovo dei contratti nazionali – spingendo il personale a cercare alternative fuori dall’Italia o a cambiare completamente settore.
Senza queste figure chiave, avverte la Fp Cgil, la tenuta dei servizi assistenziali è destinata a implodere, rendendo la chiusura di reparti e ospedali non più un’ipotesi remota, ma una conseguenza inevitabile.
Aumentano le rinunce alle cure e cresce la spesa privata.
Questa progressiva contrazione delle tutele pubbliche si scarica direttamente sulle tasche dei cittadini. A differenza di quanto accade altrove in Europa, in Italia il definanziamento statale va di pari passo con l’aumento della spesa out-of-pocket (a carico delle famiglie).
Nel 2025, ben il 9,6% della popolazione italiana (oltre 5,6 milioni di persone) ha dovuto rinunciare ad almeno una visita specialistica o a un accertamento diagnostico pur avendone bisogno. Una voragine sociale che, con i paletti della Manovra 2027, rischia di allargarsi ulteriormente, trasformando il diritto alla salute in un privilegio per pochi.
Verso lo sciopero generale del 20 novembre
Di fronte a uno scenario di progressivo smantellamento del welfare, la Fp Cgil ha confermato la sua adesione convinta allo sciopero generale proclamato dalla Cgil per il prossimo 20 novembre.
“Sciopereremo a difesa di tutte le lavoratrici, dei lavoratori e di tutti i cittadini” – conclude Bozzanca – “perché in ballo ci sono i princìpi dell’universalità, dell’uguaglianza e dell’equità, che rappresentano gli assi portanti della nostra democrazia”.
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