Immaginate di dover far quadrare i conti di casa sapendo che mancano all’appello ben 369 milioni di euro. È questa la sfida enorme che si trova davanti la Regione Puglia in questo marzo 2026. Da un lato c’è la politica che rincorre i numeri, dall’altro ci sono i cittadini che temono di vedere le proprie tasse salire per coprire quel “buco” nei bilanci delle ASL.
L’assessore alla Sanità, Donato Pentassuglia, sta cercando di rassicurare tutti: l’idea non è quella di chiudere ospedali o tagliare servizi essenziali, come i punti nascita, ma di “riqualificare la spesa”. Tuttavia, la realtà è che entro maggio bisognerà presentare un piano di rientro serio. E qui spunta lo spettro dell’Irpef: se non si troveranno altre strade, l’aumento delle tasse regionali sembra quasi inevitabile per coprire quei 120-130 milioni di euro che mancano ancora per mettere in sicurezza i conti del 2025.
Ovviamente, l’opposizione non sta a guardare. Fabio Romito della Lega è stato molto chiaro: non si può chiedere ai pugliesi di pagare di tasca propria per una gestione che, a suo dire, ha portato solo a un depauperamento degli ospedali.
Ma mentre a Bari si discute di bilanci e tabelle Excel, in Capitanata la crisi ha un volto molto più concreto: quello degli ambulatori vuoti. Nella provincia di Foggia è scattato il “codice rosso”. Mancano circa 150 medici, e la situazione della medicina territoriale è ormai un’emergenza quotidiana.
Pensate che in molti piccoli comuni, come quelli del Gargano o del Subappennino, trovare un medico di base o una guardia medica è diventata un’impresa. Il sistema del 118 è allo stremo: ci sono solo 39 medici sui 130 previsti dalla pianta organica. È un numero che fa riflettere: come si può garantire soccorso immediato con meno di un terzo del personale necessario?
Il rischio è che interi paesi restino “sguarniti”, proprio mentre ci si avvicina alla stagione turistica, quando località come Vieste o Peschici vedono triplicare la popolazione. Il presidente dell’Ordine dei medici di Foggia, Pierluigi De Paolis, non usa giri di parole: la situazione è difficilissima e le soluzioni attuali sono solo “tamponi” temporanei che non risolvono il problema alla radice.
In sintesi, la sanità pugliese oggi è una coperta corta: se la tiri per coprire i debiti finanziari, rischi di lasciare al freddo i pazienti dei piccoli centri che chiedono solo di avere un medico vicino casa quando ne hanno bisogno.
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