“In riferimento alle dichiarazioni dell’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido Bertolaso, ribadiamo con fermezza la nostra contrarietà alla creazione di nuove figure sanitarie, come il cosiddetto super OSS e l’assistente infermiere, proposte che non risolvono la carenza di personale, ma minano la qualità dell’assistenza e svalutano due professioni essenziali: gli operatori socio-sanitari (OSS) e gli infermieri” – spiegano dal Coordinamento Nazionale degli Operatori Socio Sanitari.
Un attacco alla professionalità di OSS e infermieri.
Il sistema sanitario non ha bisogno di scorciatoie per risparmiare sul personale, ma di investimenti strutturali e contratti dignitosi. L’istituzione dell’assistente infermiere è solo un tentativo di colmare la fuga degli infermieri senza affrontarne le cause reali: stipendi bassi, turni massacranti e condizioni di lavoro insostenibili.
L’assistente infermiere compromette la qualità dell’assistenza: si tratta di una figura ibrida, con una formazione superficiale di poche centinaia di ore, che si troverà a svolgere mansioni affidate oggi a infermieri e OSS qualificati. Questa scelta non migliorerà la sanità, ma la renderà più precaria e meno sicura per i pazienti.
Il super OSS è un pasticcio burocratico: invece di riconoscere e potenziare il ruolo degli OSS con una formazione più strutturata, si vuole creare un livello intermedio che confonde le competenze e riduce i costi, a discapito della qualità del servizio.
Nessuna copertura assicurativa per gli OSS: un vuoto normativo inaccettabile.
Un altro problema gravissimo e spesso ignorato è l’assenza di una copertura assicurativa adeguata per gli OSS. Questo vuoto normativo espone migliaia di lavoratori a rischi legali e professionali inaccettabili. Chiediamo che il ministero della Salute intervenga subito per garantire agli OSS la stessa tutela assicurativa riconosciuta ad altre professioni sanitarie. Non è accettabile che chi opera quotidianamente accanto ai pazienti debba lavorare senza garanzie adeguate.
La soluzione non è creare nuove figure, ma dare valore a quelle esistenti.
Per risolvere realmente il problema della carenza di personale, servono azioni concrete: aumentare gli stipendi e migliorare le condizioni lavorative degli infermieri. La precarietà del settore sta spingendo i professionisti verso il privato o all’estero.
Serve un cambio di rotta immediato:
- Valorizzare e potenziare gli OSS con una formazione adeguata: anziché creare figure ibride, si dovrebbe migliorare il percorso attuale degli OSS, riconoscendone le competenze con specializzazioni chiare e certificate.
- Garantire una copertura assicurativa agli OSS: è inaccettabile che questi professionisti siano lasciati senza tutele adeguate. Chiediamo l’introduzione di una polizza assicurativa obbligatoria per proteggere gli OSS nello svolgimento delle loro mansioni.
- Bloccare la deriva della dequalificazione sanitaria: l’assistente infermiere non può diventare un pretesto per sostituire infermieri e OSS con personale meno formato e meno pagato. Questo avrebbe un impatto devastante sulla sicurezza dei pazienti.
Basta con i tagli: serve una sanità forte e stabile.
Dire NO a queste nuove figure non significa essere contrari al cambiamento, ma rifiutare un modello che mira solo al risparmio economico a discapito della qualità dell’assistenza. Gli infermieri e gli OSS sono già figure altamente specializzate: non servono nuove professioni improvvisate, ma più tutele e migliori condizioni di lavoro. Chi oggi propone queste soluzioni sta cercando di coprire un fallimento politico e gestionale che ha portato il nostro sistema sanitario al collasso.
“La sanità non si riforma con scorciatoie, ma con investimenti seri e concreti. Come sindacato SHC, continueremo a lottare per una sanità pubblica efficiente, equa e di qualità, difendendo il lavoro e la dignità degli operatori socio-sanitari e degli infermieri. Chiediamo che il ministero della Salute e le Regioni abbandonino queste strategie fallimentari e aprano un confronto serio con chi ogni giorno lavora per garantire la salute dei cittadini. No alla dequalificazione, sì alla valorizzazione” – concludono dal Coordinamento Nazionale Operatori Socio Sanitari.
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