Una nuova figura professionale si fa strada nel settore socio-sanitario per fare da ponte tra OSS e infermieri. I primi diplomati sono attesi nell’estate del 2027.
La carenza di personale che da tempo affligge il settore socio-sanitario trova una prima, concreta risposta: prende il via la formazione degli assistenti infermieri, una nuova figura professionale destinata ad affiancarsi a infermieri e Operatori Socio-Sanitari (OSS).
Un debutto che registra già un boom di interesse. Sono circa un centinaio gli OSS ammessi a frequentare il primo corso presso la scuola Levinas, selezionati a fronte di quasi 250 richieste arrivate. «Abbiamo attivato cinque classi da circa venti studenti – racconta il dott. Alberto Conci, direttore della scuola –. Abbiamo dovuto fare un test d’ingresso perché le richieste erano quasi duecentocinquanta».
Le origini della nuova qualifica
Nata da un accordo Stato-Regione del 2024 e successivamente recepita dalla Provincia con la delibera 163 del 27 febbraio 2026, questa figura si posiziona strategicamente a metà strada tra l’OSS e l’infermiere. L’obiettivo principale è duplice: da un lato offrire una progressione di carriera agli operatori esistenti, dall’altro alleggerire il carico di lavoro quotidiano del personale infermieristico.
Come tiene a precisare Michael Mayr, direttore del dipartimento per la prevenzione sanitaria e la salute, l’assistente infermiere «non va a sostituire gli infermieri, è più una progressione di carriera per gli OSS, che con questa nuova qualifica potranno ampliare i propri compiti e ricevere anche un relativo compenso economico». La responsabilità clinica, infatti, resta saldamente in capo all’infermiere.
Come si diventa assistenti infermieri?
L’accesso ai corsi non è aperto a tutti, ma richiede specifici requisiti di esperienza sul campo:
- Con diploma di maturità: almeno due anni di esperienza lavorativa come OSS.
- Senza diploma di maturità: almeno cinque anni di servizio (maturati negli ultimi otto) e cento ore di formazione aggiuntiva propedeutica al corso.
- Per titoli esteri: è richiesto anche il possesso di un certificato di lingua italiana di livello B2.
Il percorso formativo è intenso e rigoroso: 500 ore totali, ripartite tra 280 ore di tirocinio, 50 ore di simulazioni e le restanti ore d’aula. Il rigore è massimo: «È obbligatorio il novanta per cento di frequenza, pena l’esclusione dall’esame finale», avverte il direttore Conci.
I primi diplomati dovrebbero concludere il percorso a giugno o luglio 2027, con un inserimento operativo previsto tra l’estate e l’inizio dell’autunno dello stesso anno.
Cosa fanno (e cosa possono fare) gli assistenti infermieri?
Operando in “reparti standardizzati” e su compiti a “bassa discrezionalità decisionale”, gli assistenti infermieri interverranno in situazioni ben definite, senza mai sostituirsi alla valutazione clinica dell’infermiere.
Tra le mansioni aggiuntive, precluse ai normali OSS, figurano:
- Esecuzione di elettrocardiogrammi.
- Utilizzo di dispositivi “point of care” per processare campioni biologici (analisi di glicemia, urine, sangue, ecc.).
- Somministrazione di nutrizione enterale (nutrizione artificiale direttamente nell’intestino) in condizioni di stabilità.
- Applicazione di cannule per la somministrazione di ossigeno.
Il nodo della somministrazione dei farmaci
Un capitolo chiave riguarda i farmaci, gestito con regole precise:
- Via naturale (orale, sublinguale, rettale, ecc.): gli assistenti infermieri potranno occuparsene, ma solo previa valutazione del paziente e preparazione della dose da parte dell’infermiere.
- Via intramuscolare o sottocutanea: l’intervento è consentito esclusivamente sotto la supervisione diretta dell’infermiere.
Il capitolo economico
All’ampliamento delle competenze corrisponderà inevitabilmente un adeguamento della retribuzione. L’entità dell’aumento economico è però ancora da definire: le trattative sindacali e istituzionali prenderanno il via nelle prossime settimane. L’auspicio condiviso sia dalla Provincia sia dagli enti di formazione è che l’accordo possa essere siglato in tempo per l’ingresso dei primissimi diplomati nelle strutture sanitarie.
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