L’Associazione Pedagogisti Educatori Italiani (APEI) esprime una forte contrarietà nei confronti di alcune disposizioni contenute nella recente legge finanziaria, in particolare nei commi 343, 345 e 346. Tali provvedimenti destinano risorse significative ad attività educative e pedagogiche nelle scuole italiane, affidandole però a professionisti di ambito sanitario, come psicologi, anziché a pedagogisti ed educatori.
Le criticità sollevate da APEI
Secondo APEI, i commi contestati attribuiscono compiti educativi fondamentali — come il contrasto alla povertà educativa, l’abbandono scolastico, la prevenzione del disagio psicologico, e l’avviamento all’educazione all’affettività e alle competenze trasversali — a figure professionali che, sebbene importanti, non appartengono al campo specifico dell’educazione e della pedagogia.
“Affidare queste attività agli psicologi significa sminuire il ruolo degli educatori e dei pedagogisti,” ha dichiarato il Presidente Nazionale di APEI, sottolineando che queste competenze rientrano tradizionalmente nel campo di intervento delle professioni pedagogiche.
Cosa prevedono i commi della legge finanziaria
- Comma 343: Stanziamento di 3 milioni di euro annui per garantire la presenza di psicologi negli istituti penitenziari, con l’obiettivo di prevenire e contrastare reati sessuali, maltrattamenti e atti persecutori, nonché di fornire trattamenti cognitivi-comportamentali agli autori di reati contro le donne.
- Comma 345: Creazione di un Fondo per il servizio di sostegno psicologico nelle scuole, con una dotazione di 10 milioni di euro per il 2025 e di 18,5 milioni di euro annui dal 2026. Questo fondo finanzia presìdi territoriali di esperti psicologi per sostenere studenti e prevenire disagi psicologici.
- Comma 346: Definizione delle modalità di erogazione dei servizi psicologici nelle scuole, con il coinvolgimento della rete territoriale socio-sanitaria per individuare e gestire situazioni di disagio personale e familiare degli studenti.
Il dibattito sulla competenza professionale
APEI evidenzia come le attività previste dai commi 345 e 346 — quali il contrasto alla povertà educativa, l’orientamento scolastico e l’educazione all’affettività — siano tradizionalmente di competenza di pedagogisti ed educatori, professionisti formati per intervenire nelle dinamiche educative e relazionali.
“Se il legislatore vuole davvero affrontare il disagio nelle scuole, deve riconoscere il valore delle professioni educative, e non deresponsabilizzarle a favore di ambiti sanitari,” ha aggiunto il presidente APEI.
Conclusioni e richieste
APEI chiede un ripensamento della normativa e un coinvolgimento diretto di pedagogisti ed educatori nei progetti scolastici finanziati dalla legge di bilancio. La richiesta è chiara: restituire alle professioni educative il loro ruolo primario nel contrasto al disagio scolastico e alla povertà educativa, valorizzandone le competenze specifiche.
La proposta di modifiche:
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