La FIALS Emilia-Romagna si oppone all’affidamento del servizio di ristorazione ospedaliera ai privati e porta la vertenza davanti al Prefetto. Alfredo Sepe chiede garanzie occupazionali ed economiche per i dipendenti e chiama in causa CGIL, CISL e UIL: «Chiariscano se sono favorevoli all’appalto».
BOLOGNA – Nuova tensione al Policlinico Sant’Orsola di Bologna, dove il progetto di esternalizzazione del servizio di ristorazione ospedaliera accende lo scontro sindacale. La FIALS Emilia-Romagna ha proclamato lo stato di agitazione del personale delle cucine e ha chiesto l’intervento del Prefetto, contestando la decisione di affidare ai privati un servizio attualmente gestito attraverso personale dell’Azienda ospedaliera.
Al centro della vertenza ci sono circa 80 lavoratori, il cui futuro occupazionale ed economico, secondo il sindacato, non sarebbe ancora sufficientemente definito. Restano infatti da chiarire le modalità di un’eventuale ricollocazione, le mansioni assegnate e le possibili ripercussioni sulle retribuzioni, soprattutto per chi percepisce indennità legate agli attuali turni e alle specifiche attività svolte.
A guidare la protesta è Alfredo Sepe, segretario regionale della FIALS Emilia-Romagna, che contesta apertamente l’orientamento dell’Azienda.
«Al Sant’Orsola sembra che la parola d’ordine sia diventata appaltare. Ma prima di consegnare ai privati un servizio pubblico, qualcuno dovrebbe avere il coraggio di spiegare che fine faranno gli 80 dipendenti che oggi garantiscono il funzionamento delle cucine. Parliamo di lavoratori, non di pacchi da spostare da un reparto all’altro», dichiara Sepe.
Sindacati a confronto con la Direzione: la FIALS denuncia l’esclusione
A rendere ancora più tesa la situazione sarebbe stata la notizia di alcuni incontri informali che la Direzione Generale avrebbe avuto con CGIL, CISL e UIL per discutere del progetto di esternalizzazione, senza coinvolgere la FIALS.
Una circostanza che il sindacato guidato da Sepe considera particolarmente grave, soprattutto alla luce delle conseguenze che la riorganizzazione potrebbe avere sul personale.
«La Direttrice Generale avrebbe incontrato soltanto CGIL, CISL e UIL per discutere di questa operazione. La FIALS, invece, non è stata coinvolta. A questo punto poniamo una domanda molto semplice: CGIL, CISL e UIL sono favorevoli all’esternalizzazione delle cucine oppure intendono contrastarla? Lo dicano chiaramente ai lavoratori», afferma il segretario regionale.
La FIALS ribadisce la propria contrarietà all’appalto e annuncia di voler portare la questione in una sede istituzionale, davanti al Prefetto.
Il sindacato contesta inoltre che eventuali interlocuzioni informali con alcune sigle possano sostituire le procedure di confronto e le prerogative sindacali previste dal contratto collettivo nazionale.
«Il confronto sindacale non è una concessione personale. È una prerogativa prevista dal contratto nazionale. Se emergeranno comportamenti lesivi dei nostri diritti sindacali, valuteremo anche il ricorso all’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori», avverte Sepe.
Ottanta dipendenti, il nodo delle ricollocazioni e delle retribuzioni
La questione più delicata riguarda le garanzie per gli attuali addetti alle cucine. L’eventuale affidamento del servizio a un soggetto privato, secondo la FIALS, non può tradursi in un’incognita per chi oggi lavora all’interno della struttura ospedaliera.
Particolare attenzione viene richiesta per i dipendenti che presentano prescrizioni o limitazioni certificate dalla Medicina del Lavoro. Per queste persone, il sindacato chiede di conoscere preventivamente quali mansioni alternative saranno disponibili e se esisteranno condizioni compatibili con le rispettive esigenze lavorative.
Non meno importante è il tema economico. Un cambiamento di mansione, di orario o di organizzazione del lavoro potrebbe infatti incidere sulle indennità e, di conseguenza, sul trattamento economico complessivo dei dipendenti.
«Dove verranno ricollocati questi lavoratori? Quali mansioni svolgeranno? E chi garantirà che non subiscano una riduzione dello stipendio a causa della perdita delle indennità o del cambiamento degli orari di lavoro?», domanda il segretario regionale della FIALS.
L’appalto conviene davvero? La FIALS chiede chiarezza sui costi
Oltre alle ricadute occupazionali, il sindacato solleva interrogativi sulla reale convenienza economica dell’operazione.
Secondo Sepe, l’Azienda dovrebbe rendere noti gli elementi economici e amministrativi alla base della scelta, dimostrando che l’esternalizzazione produrrà un effettivo risparmio per il sistema sanitario pubblico.
Il ragionamento della FIALS riguarda soprattutto i costi che potrebbero rimanere in capo all’Azienda ospedaliera anche dopo l’affidamento del servizio a una società privata. Se i dipendenti attualmente impiegati nelle cucine dovessero essere ricollocati in altri settori, i relativi stipendi continuerebbero infatti a gravare sul bilancio pubblico, mentre si aggiungerebbe il costo del nuovo appalto.
Da qui la richiesta di conoscere nel dettaglio i costi complessivi dell’operazione e i benefici economici attesi.
Stato di agitazione e intervento del Prefetto: chieste garanzie scritte
Con la proclamazione dello stato di agitazione, la FIALS Emilia-Romagna chiede alla Direzione Generale di sospendere il progetto di esternalizzazione e di aprire un confronto trasparente con tutte le organizzazioni sindacali coinvolte.
Tra le richieste avanzate figurano la trasmissione della documentazione amministrativa ed economica relativa all’appalto, la predisposizione di un piano dettagliato di ricollocazione del personale e garanzie scritte sulla tutela occupazionale e retributiva degli 80 dipendenti.
La vertenza approda così davanti al Prefetto, con l’obiettivo di favorire un confronto istituzionale e scongiurare decisioni che, secondo il sindacato, potrebbero compromettere il futuro dei lavoratori.
«Ci siamo rivolti al Prefetto perché riteniamo che la vicenda abbia assunto una rilevanza che va oltre una normale riorganizzazione aziendale. Qui è in discussione il futuro di 80 lavoratori, ma anche il modello di gestione dei servizi nella sanità pubblica», sottolinea Sepe.
La FIALS non esclude ulteriori iniziative di mobilitazione e avverte che, in assenza di risposte concrete, potrebbe valutare anche la proclamazione dello sciopero, nel rispetto delle procedure previste dalla legge.
Il messaggio rivolto alla Direzione Generale e alle altre organizzazioni sindacali è netto: «Chi è favorevole all’appalto abbia il coraggio di dirlo pubblicamente. Chi è contrario lo dimostri con atti concreti. La FIALS ha scelto da che parte stare: dalla parte dei lavoratori, senza compromessi».
La vertenza sulle cucine del Sant’Orsola si inserisce così nel più ampio dibattito sul ricorso agli appalti nella sanità pubblica, sulla tutela del personale e sulla gestione dei servizi che contribuiscono quotidianamente al funzionamento degli ospedali.
La conclusione di Sepe è destinata a diventare lo slogan della mobilitazione sindacale: «Le cucine non si svendono. I lavoratori non si toccano. La FIALS non si piega».
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