Il segretario nazionale Andrea Bottega critica aspramente le misure previste dalla Legge di Bilancio: mancano aumenti salariali e agevolazioni fiscali per il lavoro a turni, mentre le risorse per le prestazioni aggiuntive sono vincolate esclusivamente alle liste d’attesa. “Una manovra che non incentiva i giovani e non trattiene chi è già in servizio”.
“Una manovra di cortissimo respiro, la terza targata Meloni-Giorgetti, quella che dà meno agli infermieri. Con buona pace del ministro della Salute Schillaci, della cui impronta in questa legge di Bilancio non c’è traccia”. Non usa mezzi termini il segretario nazionale del Nursind, Andrea Bottega, nello stroncare il provvedimento più importante e atteso dell’anno, che si appresta a iniziare il suo iter in Parlamento.
“Meno male che l’obiettivo dichiarato era valorizzare il personale – attacca Bottega –. Mi chiedo cosa avremmo letto nel testo se così non fosse stato”.
“Tanto per cominciare, non c’è traccia di aumenti stipendiali per una categoria sempre più in crisi e in fuga dal Servizio Sanitario Nazionale – continua –. Anzi, c’è spazio solo per la beffa, perché di questo si tratta, del beneficio della riduzione Irpef per la fascia da 50 a 55 mila euro: provate a trovarne, di infermieri, che si attestano su redditi da dirigenza”.
Il sindacato puntava a interventi concreti sul fronte della tassazione: “Ci aspettavamo almeno la detassazione delle indennità legate al disagio da turno per chi lavora sulle 24 ore, ma questo beneficio è stato assegnato solamente ai lavoratori del settore privato, così come la detassazione degli incrementi contrattuali. Senza contare il cortocircuito delle prestazioni aggiuntive: 87 milioni di euro destinati al comparto e limitati solo alla riduzione delle liste d’attesa e non a coprire, come invece è stato fino a ora, la carenza cronica nei reparti.
Ancora una volta si tratta di uno schiaffo agli infermieri turnisti – spiega il segretario del Nursind –: il paradosso, infatti, è che questo personale continuerà a coprire i buchi d’organico attraverso lo straordinario, pagato circa 21 euro lordi l’ora, rispetto a chi, non facendo turni, potrà portare a casa 50 euro orari per le prestazioni aggiuntive”.
Critiche aspre anche sul fronte delle specificità: “Anche sull’indennità di pronto soccorso assistiamo al classico gioco delle tre carte, con il governo che con una mano dà e con l’altra toglie. Il Ccnl 25-27, nonostante la nostra ferma opposizione, ha sottratto 100 euro lordi mensili ai professionisti del Ps, mentre la manovra ne eroga altrettanti di aumento per loro. Non sarebbe stato meglio lasciare i soldi del contratto al personale del pronto soccorso e usare le risorse della legge di Bilancio per ridurre la tassazione dell’altrettanto disagiato lavoro a turni?”.
Bottega rincara la dose: “È una manovra a somma zero, se non fosse per lo stanziamento di 100 milioni di euro per il contenzioso del comparto sanità sul buono pasto non riconosciuto ai lavoratori turnisti, che poi sono infermieri nella maggior parte dei casi. Risorse che, c’è da giurarci, andremo a prenderci fino all’ultimo centesimo, come del resto abbiamo già cominciato a fare a colpi di sentenze che ci hanno dato ragione”.
“Per il resto – conclude il segretario – registriamo il nulla cosmico per gli infermieri: niente che possa incentivare i giovani a intraprendere questa carriera e niente che possa trattenere chi è già in servizio. Una precisa scelta di campo che va verso lo smantellamento del Ssn a vantaggio del privato, come dimostrano il voucher anziani o lo stanziamento di 1,4 miliardi per compensare il payback. Una traiettoria che, tra l’altro, viaggia in senso contrario rispetto agli obiettivi del Quadro di finanza pubblica europeo 2028-2034, che sul personale sanitario impegna la Commissione europea a incrementare la forza lavoro di almeno un milione di operatori”.
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