La disavventura di due gemelli alla Scala dei Turchi si è trasformata in un momento di grande paura, mitigato però dal tempestivo intervento di due professionisti sanitari di Firenze. Ora i genitori lanciano un appello per rintracciarli.
Un momento di puro terrore trasformatosi improvvisamente in un’occasione per riscoprire il valore dell’altruismo e della solidarietà. È la storia che arriva dalla Sicilia e che vede protagonisti due giovani gemelli, la loro famiglia originaria del Friuli Venezia Giulia e due infermieri di Firenze, Giuseppe e Debora.
La famiglia è ora sulle loro tracce: l’obiettivo non è fare polemica o chiedere chiarimenti, ma semplicemente riuscire a rintracciarli per stringerli in un abbraccio e pronunciare quel “grazie” che la confusione del momento non ha permesso di dire di persona.
La vacanza trasformata in un incubo alla Scala dei Turchi.
I fatti risalgono alla mattina dello scorso 27 luglio, tra le 10:00 e le 10:30. Quella che doveva essere una serena giornata di relax nella splendida cornice della Scala dei Turchi, a Realmonte (in provincia di Agrigento), si è trasformata in un vero e proprio incubo.
Entrambi i gemelli sono stati improvvisamente aggrediti e morsi da un cane randagio. Attimi di panico puro per i ragazzi e per i genitori presenti, nei quali ogni secondo rischiava di diventare interminabile.
L’intervento provvidenziale di Giuseppe e Debora.
In quel frangente drammatico, la prontezza di spirito ha fatto la differenza. Due persone che si trovavano sul posto non ci hanno pensato due volte: sono corse in aiuto dei ragazzi, prestando loro le prime e fondamentali cure con una dolcezza e una professionalità straordinarie.
Nel caos e nello shock dei momenti immediatamente successivi all’aggressione, però, la famiglia non è riuscita a raccogliere i contatti o le generalità di quei due soccorritori occasionali. L’unica cosa nota erano i loro nomi di battesimo — Giuseppe e Debora — e la loro professione: infermieri a Firenze.
Il tam tam social e l’appoggio dell’Ordine degli Infermieri.
Non volendo lasciar cadere nel vuoto un gesto così nobile, la mamma dei ragazzi, Barbara Carbone, ha deciso di affidarsi al web. Ha pubblicato un post-appello – condiviso rapidamente in moltissimi gruppi social, tra cui la nota community “Sei di Firenze se…” – per cercare di risalire alla loro identità.
La richiesta ha fatto breccia nel cuore della rete e ha ottenuto una risonanza importante, tanto che l’Ordine delle professioni infermieristiche (Opi) interprovinciale Firenze-Pistoia ha deciso di rilanciare ufficialmente l’appello.
“I nostri ragazzi vorrebbero solo poterli ringraziare di persona”, scrive la mamma.
Come aiutare la famiglia a ritrovare i due infermieri.
La speranza della famiglia è che il tam tam digitale arrivi direttamente a Giuseppe e Debora o a qualcuno che li conosce da vicino. Chiunque avesse informazioni utili, o riconoscesse i due professionisti sanitari fiorentini, può mettersi in contatto direttamente con l’Opi Firenze-Pistoia scrivendo all’indirizzo email ufficiale: protocollo@opifipt.it.
Una storia a lieto corso (speriamo) che ricorda come, anche nei momenti di maggiore difficoltà, la gentilezza e la dedizione di chi indossa – anche fuori servizio – una divisa bianca sappiano lasciare il segno.
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