A19, salva un automobilista privo di sensi: il gesto di Francesca riaccende i riflettori sul ruolo degli OSS. Quanto dovrà ancora aspettare questa professione per essere riconosciuta?
Diretta a Messina, al concerto di Max Spezzali, un’OSS si ferma davanti a un’auto immobilizzata in una galleria dell’A19. Al volante un uomo privo di sensi. Interviene senza esitazione e contribuisce a salvargli la vita. Una vicenda che racconta molto più di una storia di cronaca: racconta il valore di una professione che continua a sostenere il Servizio Sanitario Nazionale senza ricevere il riconoscimento che molti ritengono meriti.
Ci sono notizie che meritano di essere raccontate non solo per il loro lieto fine, ma per il messaggio che custodiscono e quella accaduta lungo l’autostrada A19 è una di queste.
Francesca, OSS e studentessa del Corso di Laurea in Infermieristica dell’Università degli Studi di Palermo – sede di Caltanissetta –, era diretta a Messina quando, all’interno di una galleria, ha notato un’automobile ferma. Non ha tirato dritto.
Ha fermato il proprio veicolo, si è avvicinata e ha trovato il conducente privo di sensi al posto di guida.
In quei momenti non esistono dubbi, orari di servizio o qualifiche da esibire. Esistono soltanto competenza, lucidità e senso di responsabilità.
Mentre il fratello e la cognata mettevano in sicurezza la carreggiata e gestivano il traffico, evitando ulteriori incidenti, Francesca ha prestato le prime cure, applicando ciò che anni di formazione universitaria, tirocinio e lavoro come OSS le hanno insegnato.
L’intervento tempestivo ha consentito di mantenere viva quella fondamentale catena del soccorso fino all’arrivo dell’emergenza sanitaria.
L’uomo è stato successivamente affidato alle cure dell’Ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, dove è stato assistito con professionalità. Oggi sta bene e ha voluto ringraziare pubblicamente tutti gli operatori sanitari che lo hanno preso in carico.
La stessa Francesca, nel raccontare quanto accaduto, ha rifiutato qualsiasi etichetta di eroina.
«Ho fatto ciò che mi è sembrato naturale fare», ha scritto, ricordando come prendersi cura degli altri non rappresenti soltanto una professione, ma una scelta di vita. Parole semplici che raccontano l’essenza delle professioni della cura.
Ma questa storia non può e non deve fermarsi all’emozione di un gesto che ha evitato una tragedia.
Deve diventare, ancora una volta, un’occasione per aprire una riflessione seria sul ruolo degli Operatori Socio-Sanitari nel Servizio Sanitario Nazionale.
Perché dietro quel soccorso non c’è stato il caso.
C’è stata la preparazione, la formazione e l’esperienza maturata accanto a infermieri, medici e a tutti i professionisti della salute.
C’è stato ciò che gli OSS fanno ogni giorno, spesso lontano dai riflettori.
Gli OSS rappresentano una delle colonne portanti dell’assistenza italiana.
Sono presenti negli ospedali, nelle RSA, nelle strutture territoriali, nell’assistenza domiciliare, nelle residenze per la disabilità e nei servizi socio-sanitari.
Assicurano assistenza diretta alla persona, osservano, supportano, collaborano con l’équipe multidisciplinare, intercettano bisogni, contribuiscono alla sicurezza dei pazienti e garantiscono quella continuità assistenziale senza la quale il Servizio Sanitario Nazionale semplicemente non potrebbe funzionare.
Eppure, nonostante il loro ruolo sia diventato negli anni sempre più centrale, gli OSS continuano a essere formalmente inquadrati come operatori di interesse sanitario, senza essere riconosciuti come professionisti sanitari.
Una distinzione giuridica che molti operatori, associazioni di categoria e rappresentanti del settore considerano ormai non più coerente con la realtà quotidiana dell’assistenza.
La vicenda di Francesca dimostra, ancora una volta, che gli OSS non sono una figura marginale del sistema, sono una risorsa essenziale. Sono professionisti preparati che intervengono ogni giorno nei momenti più delicati della vita delle persone. Donne e uomini che scelgono di assistere, ascoltare, sostenere e, quando necessario, intervenire con competenza anche fuori dal proprio turno di lavoro.
Per questo, appare sempre più legittima la richiesta avanzata dalla categoria di ottenere un pieno riconoscimento del proprio ruolo all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.
Non si tratta di rivendicare privilegi. Si tratta di chiedere coerenza, tra ciò che gli OSS rappresentano realmente e il modo in cui vengono ancora oggi inquadrati sul piano normativo.
Nel frattempo, il dibattito politico continua a concentrarsi sull’introduzione di nuove figure intermedie, come quella dell’assistente infermiere. Una scelta che ha suscitato un ampio confronto nel settore e che molti OSS guardano con perplessità, ritenendo prioritario valorizzare e sviluppare le professionalità già presenti nel sistema, piuttosto che creare nuovi profili destinati a sovrapporsi a competenze esistenti.
Forse è arrivato il momento che la politica nazionale cambi prospettiva e che smetta di considerare gli OSS una categoria “di interesse sanitario” e inizi a riconoscerli per ciò che sono nella realtà quotidiana: una componente imprescindibile della sanità italiana.
Investire sugli OSS significa investire sulla qualità dell’assistenza.
Significa creare percorsi di crescita professionale e incentivare la formazione continua e l’aggiornamento delle competenze.
Significa valorizzare una figura che ogni giorno contribuisce alla sicurezza dei pazienti e all’efficienza delle organizzazioni sanitarie.
Non servono nuove aree grigie o figure ibride. Serve una scelta politica chiara, capace di riconoscere il valore di una professione che ha dimostrato sul campo, negli ospedali, nelle RSA, durante la pandemia, nei servizi territoriali e, come dimostra questa storia, perfino lungo un’autostrada, di essere una risorsa indispensabile per il Paese.
La vicenda di Francesca ci ricorda che una divisa non definisce il valore di una persona. Lo definiscono le competenze, la preparazione, il coraggio e il senso del dovere.
Il Servizio Sanitario Nazionale conosce bene tutto questo, perché ogni giorno si regge anche sul lavoro silenzioso di migliaia di OSS.
Ora spetta alla politica dimostrare di averlo finalmente compreso.
Perché riconoscere gli OSS non significa fare un favore a una categoria.
Significa rafforzare il Servizio Sanitario Nazionale, valorizzando una delle sue risorse più preziose e investendo su chi, ogni giorno, sceglie di prendersi cura della parte più fragile della nostra società.
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