Alfredo Sepe FIALS
Alfredo Sepe: «Era lì per imparare e aiutare. È scoppiata in lacrime. Solidarietà alla giovane e al personale intervenuto per proteggerla: chiediamo sostegno e azioni concrete».
Bologna – Una giovane studentessa in Infermieristica originaria del Camerun, impegnata nel tirocinio in un pronto soccorso bolognese, sarebbe stata bersaglio di insulti razzisti da parte di un utente mentre collaborava alla rivalutazione dei pazienti in attesa. A denunciare l’episodio, sulla base della testimonianza ricevuta da un operatore presente, è Alfredo Sepe, Segretario regionale FIALS Emilia-Romagna.
Secondo il racconto, l’accaduto si sarebbe verificato alle prime ore del mattino, al termine di una notte caratterizzata da un forte afflusso di pazienti. L’utente avrebbe rivolto alla studentessa espressioni come «torna nel tuo Paese», continuando con le offese anche dopo l’intervento del personale. Gli operatori avrebbero attivato il pulsante di emergenza, facendo intervenire una pattuglia della Polizia.
«Una ragazza che sta costruendo il proprio futuro nella sanità si è ritrovata a piangere mentre svolgeva il tirocinio, colpita per il colore della pelle. È un fatto gravissimo, che ci ferisce come professionisti e come persone – dichiara Sepe –. Nessuna attesa e nessun disagio possono giustificare un’umiliazione razzista».
La testimonianza riferisce che il personale sarebbe intervenuto immediatamente per difendere e proteggere la giovane. Il turbamento provocato dall’episodio avrebbe comportato anche una temporanea interruzione della frequenza del tirocinio.
«A questa studentessa diciamo con chiarezza: tu hai diritto di essere qui, di studiare, di lavorare e di essere rispettata. La tua dignità non è in discussione. Ringraziamo gli operatori che le sono stati accanto e hanno chiesto l’intervento della Polizia: hanno dato un significato concreto alla solidarietà», prosegue il Segretario regionale FIALS.
FIALS chiede all’Azienda sanitaria e all’Università di assicurare alla giovane ascolto, sostegno psicologico e accompagnamento nel rientro al tirocinio, evitando che sia lasciata sola a gestire le conseguenze dell’accaduto. Chiede inoltre che siano ricostruiti puntualmente i fatti, preservati gli elementi utili agli accertamenti e valutate le iniziative di tutela nelle sedi competenti.
«Chi si forma nei nostri ospedali deve trovare un ambiente capace di proteggerlo. Studenti e tirocinanti devono essere pienamente inclusi nelle misure di prevenzione e gestione delle aggressioni. Servono procedure conosciute, interventi tempestivi e sostegno anche dopo l’emergenza», sottolinea Sepe.
«La sanità vive del lavoro di persone con origini, storie e nazionalità diverse. Nessuno deve subire insulti per il colore della pelle mentre si prende cura degli altri. Chiediamo una presa di posizione netta e atti concreti: il razzismo non può diventare un episodio da archiviare a fine turno».
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