Il sole picchia forte sul piccolo porticciolo di Augusta, in Sicilia, mentre Vito Raspanti, infermiere 35enne di Alcamo, si accende una sigaretta. Accanto a lui, il fresco di una granita spezza la calura, forse l’unico vero sapore di Sicilia prima di salpare verso acque insidiose. Sulla maglietta, i colori della sua terra, sulla pelle la tensione di chi sta per partire per una missione umanitaria complessa, la Global Sumud Flotilla.
È un viaggio carico di speranza e paura, di impegno e sacrificio, quello che sta per affrontare Vito. “Penso che la scelta sia nata dentro, passo dopo passo, da un senso di comunità,” racconta. “Ad Alcamo è successo qualcosa che mi ha fatto riflettere e mi ha spinto a questa partenza, mettendo persino il lavoro in pausa.”
Vito sa bene che questa spedizione, lanciata da una rete di 44 paesi con l’obiettivo di rompere il blocco navale su Gaza, porta con sé rischi reali. “Ho ricevuto dal parroco una corona di Betlemme, un segno di protezione e di pace,” dice guardando lontano, “mi sto esercitando anche sullo scenario del non ritorno.” La sua è una preparazione mentale e fisica, consapevole della possibilità che la missione non sia semplice.
Il nome della flotilla, Sumud, in arabo significa resilienza, e proprio questa è la parola che guida Vito e i suoi compagni di viaggio. Poco più di cinquantamila persone da tutto il mondo hanno messo insieme più di due milioni di euro per sostenere questa iniziativa, la più grande mai vista finora per tentare, via mare, di portare aiuti concreti alla popolazione della Striscia di Gaza sotto assedio.
Mentre parla, Vito ricorda una lezione fondamentale ricevuta da don Tonino Bello, figura ispiratrice di impegno e pace, di cui sente ancora forte l’eco nel cuore. È quella spinta che lo sostiene ora, mentre si prepara a mettere il proprio corpo e il proprio lavoro al servizio di un ideale.
Il porto è teatro di un fermento quasi surreale, un mix di attesa, solidarietà e determinazione. La navigazione sarà lunga e incerta, ma per Vito Raspanti non si tratta solo di un atto di volontariato, ma di un gesto di dignità e resistenza, personale e collettiva.
“Qualunque cosa succeda, porto con me la forza di chi non si arrende,” conclude, mentre il sole scende dietro l’orizzonte, pronto a illuminare una nuova alba per chi, come lui, si mette in cammino verso un futuro incerto ma necessario.
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