Dalla prima fotografia del 2016 a oggi: perché la violenza contro gli infermieri è diventata una “malattia sistemica” e come la nuova indagine Aniarti-SIIET punta a invertire la rotta.
Era il 2016 quando il Professor Nicola Ramacciati scattò la prima, vera fotografia della violenza subita dagli infermieri nei Pronto Soccorso italiani. Quella ricerca squarciò un velo di silenzio, rivelando che aggressioni verbali e fisiche non erano episodi isolati, ma una realtà quotidiana e strutturale. Oggi, a dieci anni di distanza, la situazione non è migliorata: la pandemia ha agito da catalizzatore, esasperando tensioni e fragilità di un sistema già sotto pressione.
Un decennio di tensioni: l’effetto amplificatore del COVID.
I dati internazionali parlano chiaro: negli anni post-pandemia, la violenza nei contesti di emergenza è esplosa. Se le offese verbali colpiscono ormai oltre il 75% degli operatori, la violenza fisica ha raggiunto picchi del 60%. Nonostante questi numeri da “bollettino di guerra”, ci scontriamo ancora con un muro invisibile: la sottosegnalazione.
Meno del 30% degli episodi viene formalmente denunciato. Perché? Spesso gli infermieri considerano la violenza come “parte del lavoro”, una sorta di rischio professionale inevitabile. Altre volte, subentra la sfiducia: la sensazione che segnalare sia solo un inutile carico burocratico che non porterà a nessun cambiamento reale.
Indagine 2026: non solo Pronto Soccorso.
In questo scenario critico nasce l’Indagine Nazionale 2026, un progetto ambizioso che mira a fare un passo avanti decisivo. Lo studio si muove su due binari paralleli:
- L’evoluzione: replicare l’indagine del 2016 per capire cosa è cambiato nei Pronto Soccorso italiani dopo dieci anni e una pandemia.
- La nuova frontiera: esplorare per la prima volta in modo strutturato l’emergenza territoriale (118). Chi opera sulle ambulanze e nelle case dei cittadini vive una condizione di isolamento e rischio spesso superiore a quella ospedaliera, ma finora poco documentata.
Una rete per la sicurezza.
Il progetto non è il lavoro di un singolo, ma il frutto di una collaborazione senza precedenti tra istituzioni accademiche e società scientifiche come Aniarti (Associazione Nazionale Infermieri di Area Critica) e SIIET (Società Italiana Infermieri Emergenza Territoriale). L’obiettivo non è semplicemente raccogliere dati statistici, ma trasformare quei numeri in politiche organizzative, in protocolli di sicurezza e, soprattutto, in un cambio culturale.
L’appello: la tua voce è la vera prevenzione.
La violenza non può e non deve essere “una componente del lavoro”. Per combatterla, però, serve la partecipazione attiva di chi quel lavoro lo vive ogni giorno. L’Indagine 2026 ha bisogno del contributo di ogni infermiere che opera in emergenza.
Bastano 15 minuti per compilare il questionario (in forma totalmente anonima), ma è un tempo prezioso: è lo strumento che permetterà di dire alle istituzioni, con la forza dell’evidenza scientifica, che la sicurezza degli operatori è la condizione essenziale per la sicurezza delle cure.
Partecipa all’indagine:
- Per approfondire il progetto: stopviolenza.aniarti.org
- Per compilare il questionario: survey.aniarti.org
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