Non solo un posto a sedere, ma un simbolo di dedizione. Una panchina rossa all’interno della sala d’attesa dell’emergenza omaggia la storica OSS che ha dedicato la vita al reparto.
In un luogo dove il tempo è spesso scandito dall’urgenza e dal dolore, è nato un piccolo angolo di memoria e umanità. Il Pronto Soccorso diretto da Marcello Zinelli ha accolto una panchina rossa in ricordo di Agata Musmarra, storica Operatrice Socio-Sanitaria (OSS) che per decenni è stata un punto di riferimento per colleghi e pazienti.
“Non ci sono addii”: il significato della panchina.
Sulla panchina spicca una targa con una dedica semplice ma potente: “Agata. Non ci sono addii. Ovunque tu sarai, sarai per sempre nei nostri cuori”. La scelta del colore rosso e della seduta non è casuale, ma richiama un’abitudine quotidiana di Agata: quella pausa veloce, tra un turno e l’altro, seduta su una vecchia panchina che un tempo si trovava nel piazzale del padiglione Ortopedia.
Oggi, quella sosta rubata al lavoro frenetico è diventata un omaggio strutturale. La panchina è stata posizionata all’interno della sala d’attesa, a disposizione di chiunque varchi la soglia dell’accettazione, offrendo non solo un appoggio fisico ma anche un monito sulla bellezza del prendersi cura degli altri.
Una cerimonia commossa tra musica e colleghi.
L’iniziativa, fortemente voluta dal personale del reparto, ha visto una partecipazione corale e commossa. Alla presenza del figlio Salvatore e dei vertici del Dipartimento Emergenza-Urgenza, tra cui Arturo di Maglie e i coordinatori Valentina Musetti e Domenico Di Maria, il ricordo di Agata è stato celebrato con il suono suggestivo di una cornamusa.
Una rosa rossa lasciata sulla seduta ha chiuso la cerimonia, sigillando un legame tra la professionista e il suo reparto che nemmeno la scomparsa ha potuto spezzare.
Perché questa storia è importante per il web.
In un momento in cui la sanità è spesso al centro di inchieste sulla formazione e sulla carenza di personale, la storia di Agata Musmarra ricorda il valore del “capitale umano”. Raccontare la dedizione di una storica operatrice significa ridare dignità a tutte quelle figure — come gli OSS — che rappresentano il primo punto di contatto e di conforto per i cittadini in difficoltà.
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