VICENZA – Centocinquantuno nuove assunzioni a tempo indeterminato rappresentano una boccata d’ossigeno per il sistema sanitario locale, ma non bastano a colmare una carenza ormai strutturale. L’Ulss 8 Berica ha infatti reclutato 151 infermieri attraverso il concorso pubblico indetto da Azienda Zero, attingendo alla graduatoria degli idonei.
Un’operazione importante, che punta a rafforzare organici ospedalieri e territoriali, ma che lascia aperto il nodo principale: la cronica insufficienza di personale.
Stabilizzazioni e nuove assunzioni.
Dei 151 infermieri assunti, quasi la metà – 74 professionisti – era già in servizio con contratti a tempo determinato nei reparti del San Bortolo, negli altri ospedali dell’azienda e nei servizi territoriali. Per loro si tratta di una stabilizzazione attesa.
Gli altri 77 sono invece neoassunti, anche se non è scontato che tutti accettino l’incarico. Il mercato del lavoro infermieristico resta infatti altamente competitivo e sempre più professionisti scelgono realtà che offrono condizioni economiche e organizzative migliori.
Case di comunità e territorio: la sfida del personale.
Le nuove assunzioni arrivano in un momento cruciale, con l’imminente attivazione delle case e degli ospedali di comunità, pilastri della riorganizzazione territoriale prevista anche dal PNRR.
Nel dettaglio:
- 34 infermieri saranno destinati alle nuove strutture territoriali
- 43 andranno a coprire cessazioni per pensionamenti o dimissioni
- 74 rappresentano stabilizzazioni di personale già in servizio
Le strutture sono quasi pronte, ma il rischio è evidente: senza personale sufficiente, potrebbero trasformarsi in “contenitori vuoti”.
Nursind: «Dotazione appena sufficiente».
A lanciare l’allarme è Nursind, attraverso il segretario provinciale Andrea Gregori:
«In questo momento la dotazione di infermieri è appena sufficiente. Non riusciamo a soddisfare tutte le esigenze, soprattutto con l’aumento dei servizi sul territorio».
Il problema è strutturale: tra pensionamenti, dimissioni e nuovi bisogni assistenziali, il sistema fatica a reggere. E il rischio è quello di un effetto “vasi comunicanti”: potenziare il territorio potrebbe indebolire ulteriormente gli ospedali.
Reparti in sofferenza: rianimazione e pronto soccorso.
Le criticità più evidenti si registrano nei reparti ad alta intensità assistenziale. In rianimazione, denuncia il sindacato, è difficile garantire perfino il diritto alle ferie.
In pronto soccorso, invece, resta aperta la questione del ricorso alle cooperative, più volte contestato per possibili ricadute sulla qualità e sicurezza dell’assistenza.
Una professione sempre meno attrattiva.
Sul fondo, emerge un tema ormai noto ma ancora irrisolto: la scarsa attrattività della professione infermieristica.
Carichi di lavoro elevati, stipendi considerati inadeguati e limitate prospettive di carriera stanno alimentando un progressivo allontanamento dalla sanità pubblica. A questo si aggiunge il calo delle iscrizioni ai corsi di laurea, che rischia di aggravare ulteriormente la carenza nei prossimi anni.
Le possibili soluzioni: incentivi e valorizzazione.
Secondo il Nursind, le soluzioni esistono ma richiedono interventi concreti, soprattutto a livello regionale:
- residenzialità agevolata per il personale sanitario
- borse di studio e incentivi economici
- valorizzazione delle competenze e delle carriere
- tutele per gli infermieri più anziani
L’obiettivo è rendere nuovamente attrattivo il lavoro nel Servizio sanitario nazionale, evitando la fuga verso il privato o l’estero.
Oss e turnover.
Parallelamente, l’Ulss Berica ha anche assunto 14 operatori socio-sanitari per garantire il turnover rispetto alle cessazioni registrate nei primi mesi del 2026. Un segnale positivo, ma anch’esso insufficiente a rispondere pienamente ai fabbisogni.
Una crisi che resta aperta.
Le 151 assunzioni rappresentano senza dubbio un passo avanti, ma non risolvono una crisi che appare ormai sistemica.
Il sistema sanitario veneto, come quello nazionale, si trova di fronte a una sfida decisiva: garantire servizi sempre più capillari senza avere a disposizione un numero adeguato di professionisti.
E mentre le strutture crescono, il vero nodo resta sempre lo stesso: trovare infermieri disposti a lavorarci.
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