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18 Gen 2026, Dom

Turni massacranti e sicurezza negata. Dopo la morte dell’OSS Nina Cristian sindacati in rivolta.

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Il sindacato UGL Salute Ravenna esprime cordoglio per la tragica scomparsa dell’operatrice socio-sanitaria e rilancia l’allarme sulla sostenibilità dei turni. La morte, probabilmente causata da un colpo di sonno al rientro dal turno di notte, è un “incidente sul lavoro” e un monito per l’intero sistema sanitario.

La tragica morte di Nina Cristian, l’operatrice socio-sanitaria di 58 anni deceduta la mattina di venerdì 5 dicembre lungo via Canala a Ravenna, ha innescato una dura presa di posizione da parte di UGL Salute Ravenna. L’OSS dell’Ausl Romagna, originaria della Romania ma residente a Santerno, è rimasta vittima di un incidente stradale: la sua auto ha invaso la corsia opposta, e l’ipotesi di un colpo di sonno dovuto alla stanchezza accumulata dopo il turno di notte al Pronto Soccorso non è esclusa.

UGL Salute Ravenna, esprimendo profondo cordoglio per la scomparsa di una “professionista stimata, ma una donna dedita e generosa”, sottolinea come la tragedia “riporti in primo piano una drammatica realtà”.

La denuncia: turni insopportabili e organici insufficienti.

Il sindacato ribadisce una preoccupazione sollevata da anni: l’ipotesi del colpo di sonno “conferma ciò che denunciamo da anni: turni massacranti, organici insufficienti e ritmi di lavoro insostenibili mettono a rischio la vita degli operatori sanitari, in particolare degli OSS”.

La morte di Nina Cristian, avvenuta mentre rientrava dal servizio, viene configurata come un incidente sul lavoro, un evento che secondo UGL “non può essere ignorato”.

Le richieste indifferibili.

UGL Salute Ravenna chiede un intervento urgente per garantire la sicurezza e il benessere del personale sanitario:

  • Turni Sostenibili.
  • Adeguati Tempi di Riposo.
  • Più Personale.
  • Condizioni Operative che garantiscano sicurezza e benessere.

L’organizzazione sindacale chiede che la vicenda non venga trattata come un episodio isolato, ma che apra una riflessione seria e non più rinviabile sulla tutela degli operatori.

“Non possiamo continuare a chiedere agli stessi lavoratori di sacrificare la propria salute per tenere in piedi il sistema sanitario,” conclude UGL Salute Ravenna, promettendo di “continuare a batterci con determinazione affinché nessun altro operatore debba rischiare la vita a causa della stanchezza e di condizioni di lavoro inaccettabili”.

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