Oggi è il “giorno della gratifica” per migliaia di infermieri, OSS, tecnici e amministrativi del Servizio Sanitario Nazionale. Con l’accredito della tredicesima mensilità, nelle case di chi garantisce la salute pubblica entra una boccata d’ossigeno attesa per mesi. Ma tra le corsie degli ospedali e i corridoi delle ASL, il clima non è propriamente di festa: ci si chiede se questi soldi bastino a compensare un anno di sacrifici e se, al netto delle tasse, la busta paga sia davvero più pesante.
Il 2025 è stato un anno complesso per il comparto sanità. Tra rinnovi contrattuali sofferti, il fenomeno dei “gettonisti” che ha destabilizzato i reparti (come visto nei casi della Lombardia e del Piemonte) e un costo della vita che non accenna a scendere, la tredicesima arriva come un passaggio obbligato, più che come un premio.
I numeri: più lordo, ma il netto?
Sulla carta, molti professionisti sanitari vedranno cifre leggermente superiori rispetto agli anni passati. L’applicazione a regime degli aumenti del CCNL e le nuove indennità specifiche per gli infermieri e le professioni sanitarie hanno alzato la base imponibile. Anche per gli OSS, il riconoscimento di nuovi profili ha portato piccoli adeguamenti.
Tuttavia, scatta qui il paradosso fiscale tutto italiano: sulla tredicesima non si applicano le detrazioni per lavoro dipendente. Risultato? Un prelievo IRPEF molto più aggressivo che “taglia le gambe” all’aumento lordo, lasciando in tasca un netto che spesso delude le aspettative.
Dalla tesi alla realtà: l’impegno non ha prezzo (ma ha un costo).
Ricordando la tesi sul Transitional Care o gli aggiornamenti ESC sullo scompenso cardiaco, emerge chiaramente quanto il lavoro infermieristico sia diventato ultra-specialistico e tempo-dipendente. Eppure, questa competenza scientifica si scontra con una retribuzione che fatica a stare al passo con l’Europa.
Mentre al Nord si scopre che l’eccellenza è fragile e che le cooperative drenano risorse pubbliche pagando spesso male i professionisti, la tredicesima del dipendente pubblico resta l’unica ancora di salvezza per affrontare le spese natalizie, i conguagli delle bollette e le rate del mutuo.
Una “mancetta” o un investimento?
La sensazione diffusa tra gli operatori è che la tredicesima sia una sorta di “ammortizzatore sociale interno” alle famiglie dei sanitari. Non si usa per il superfluo, ma per ripianare i conti. In un contesto in cui si discute di Max-Concorsi in Puglia e di fuga di cervelli all’estero, la domanda che la politica dovrebbe porsi non è “quanto è alta la tredicesima”, ma “quanto vale la vita di chi si prende cura degli altri?”.
Ultima considerazione.
Se oggi guardando il cedolino proverete un momento di sollievo, ricordate che quel denaro è il frutto di notti insonni, di responsabilità cliniche enormi (come gestire un’insufficienza cardiaca acuta alle 3 del mattino) e di una dedizione che spesso va oltre il contratto.
Le tredicesime sono arrivate, è vero. Ma la vera “gratifica” che il sistema sanitario attende è un riconoscimento strutturale, una carriera che non sia un percorso a ostacoli e la fine di quel sistema di precariato e “gettoni” che svilisce la dignità di chi, ogni giorno, indossa una divisa.
E tu, come utilizzerai la tua tredicesima quest’anno?
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