VERBANIA – Storie diverse, percorsi di vita lontani tra loro, ma un unico traguardo: diventare infermieri. Sono cinque i nuovi laureati del corso di Infermieristica dell’Università del Piemonte Orientale, proclamati nei giorni scorsi nella suggestiva cornice di Villa Simonetta, a Intra.
Un momento carico di emozione, che segna non solo la fine di un percorso accademico, ma soprattutto l’inizio di una professione sempre più centrale per il sistema sanitario.
I protagonisti: tra tradizione familiare e scelte di vita.
Tra i neo infermieri emergono storie che raccontano passione, sacrificio e determinazione.
C’è chi ha seguito le orme di famiglia, come Arianna Dosio (23 anni) e Gaia Marchionini (22 anni). La prima ha raccolto l’eredità della nonna, infermiera per anni al Dea del Castelli, mentre la seconda ha scelto di intraprendere la stessa strada della madre, impegnata nel reparto di chirurgia dell’ospedale di Verbania.
Un esempio concreto di come la vocazione sanitaria possa trasmettersi di generazione in generazione.
La passione che nasce dall’esperienza.
Accanto a loro, Ester Bonanno (22 anni), che ha maturato la scelta durante il percorso di studi, consapevole delle difficoltà ma anche del valore umano della professione.
«È un lavoro duro, ma che dà tanto», ha sottolineato, sintetizzando il senso profondo dell’assistenza infermieristica.
Tra lavoro e sacrifici: la forza della determinazione.
La storia di Jaspinder Kaur Dhillon (31 anni) è quella di chi ha dovuto conciliare studio e lavoro. Per mantenersi durante gli anni universitari ha lavorato come cameriera, dimostrando una grande determinazione.
Un percorso impegnativo che oggi si traduce in una concreta opportunità professionale, in un settore dove la richiesta di infermieri resta molto alta.
Dal turismo alla sanità: cambiare strada per aiutare gli altri.
Chiude il gruppo Luca Lattanzi (27 anni), unico uomo tra i laureati. Diplomato nel settore turistico-alberghiero, ha scelto di cambiare strada dopo un’esperienza nel volontariato con la Croce Rossa.
Una decisione maturata sul campo, che lo ha portato a comprendere quanto potesse dare di più nella cura delle persone.
Infermieri “operatori di pace”.
Durante la cerimonia, i docenti hanno sottolineato il valore sociale della professione infermieristica, definendo i neo laureati “operatori di pace”. Un messaggio forte, che richiama il ruolo dell’infermiere non solo come professionista sanitario, ma come figura capace di costruire fiducia, relazione e umanità.
Una risposta, anche se piccola, alla carenza di personale.
L’ingresso di questi cinque nuovi professionisti rappresenta una piccola ma significativa risposta alla carenza di infermieri che interessa l’intero sistema sanitario italiano.
Un segnale di speranza, soprattutto in un momento storico in cui la professione fatica ad attrarre nuovi giovani, nonostante la crescente domanda.
Cinque storie, un’unica direzione: la cura dell’altro. Tra passione, sacrifici e scelte coraggiose, questi nuovi infermieri rappresentano il volto più autentico della sanità di domani.
E forse proprio da qui, da queste storie, passa il futuro di una professione che resta tra le più indispensabili – e umane – del nostro tempo.
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