FIRENZE – Una carenza che non è più emergenza, ma sistema. In Toscana mancano circa 5.000 infermieri e il conto, oggi, lo stanno già pagando i servizi sanitari: pronto soccorso sotto pressione, turni massacranti e territori scoperti.
Un quadro che rischia di peggiorare ulteriormente con l’attuazione delle riforme previste dal PNRR, in particolare con l’apertura delle Case di comunità.
Una carenza strutturale che mette in crisi il sistema.
Non si tratta più di una criticità temporanea. Secondo il sindacato Nursind, il deficit di personale infermieristico è ormai strutturale e riguarda già l’ordinaria gestione dei servizi, senza considerare l’impatto delle nuove strutture territoriali.
Il problema non riguarda solo gli infermieri, ma si estende anche a OSS e professionisti tecnici, aggravando ulteriormente l’organizzazione quotidiana di ospedali e servizi.
Le aziende sanitarie riescono a malapena a garantire il turnover, mentre l’ondata di pensionamenti prevista nei prossimi anni rischia di superare di gran lunga i nuovi ingressi.
Pronto soccorso al collasso: turni fino a 12 ore.
Le prime crepe si vedono nei pronto soccorso, dove la carenza di personale si traduce in condizioni di lavoro sempre più difficili.
All’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, una delle realtà più importanti della regione, si segnalano turni fino a 12 ore per coprire le assenze e garantire i servizi minimi.
Richiami in servizio, straordinari continui e carichi di lavoro insostenibili stanno diventando la norma, soprattutto con l’avvicinarsi del periodo estivo, storicamente tra i più critici.
Anche la CISL FP conferma una situazione ormai consolidata: organici insufficienti e difficoltà croniche nella gestione dei turni.
Case di comunità: senza personale rischiano di restare vuote.
L’attivazione delle Case di comunità rappresenta uno dei pilastri della riforma sanitaria territoriale prevista dal PNRR. Ma senza personale, il rischio è concreto: strutture nuove, ma prive di professionisti.
L’apertura di questi presìdi, senza un adeguato piano di assunzioni, potrebbe portare a una redistribuzione di risorse già scarse, svuotando ulteriormente ospedali e servizi esistenti.
Proteste e tensioni: il nodo delle indennità.
Alla carenza di personale si aggiunge la tensione sul fronte economico. I sindacati – tra cui CISL FP, FIALS, Nursind e Nursing Up – hanno organizzato un presidio davanti al Consiglio regionale per contestare il calcolo degli arretrati delle indennità di pronto soccorso.
Secondo le organizzazioni sindacali, il coefficiente applicato dalla Regione sarebbe inferiore a quanto previsto dal contratto nazionale, con una conseguente riduzione delle somme spettanti ai lavoratori.
Una scelta che, nel biennio 2023-2024, comporterebbe un risparmio stimato di circa 7 milioni di euro per l’amministrazione regionale, ma che rischia di alimentare ulteriormente il malcontento tra gli operatori sanitari.
Una sanità in equilibrio precario.
Il caso della Toscana è emblematico di una crisi più ampia che coinvolge tutta l’Italia. La carenza di infermieri non è più un problema isolato, ma una questione strutturale che mette a rischio la tenuta del sistema sanitario pubblico.
Servono interventi urgenti e concreti: assunzioni, valorizzazione professionale, miglioramento delle condizioni di lavoro e politiche capaci di rendere nuovamente attrattiva la professione infermieristica.
Turni scoperti e servizi rallentati.
Cinquemila infermieri in meno non sono solo un numero: sono turni scoperti, servizi rallentati e qualità assistenziale a rischio.
La sanità toscana si trova oggi davanti a un bivio: investire davvero sul personale o continuare a inseguire un’emergenza che, ormai, è diventata la normalità.
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