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Scoppia la rivolta alla Città della Salute di Torino. Gli infermieri e il personale sanitario che negli ultimi mesi del 2025 hanno accettato ritmi serrati e prestazioni aggiuntive per abbattere le liste d’attesa si sono ritrovati con una brutta sorpresa: la busta paga di febbraio è arrivata senza i compensi promessi.
La reazione di Cgil, Uil, Fials e Nursing Up è immediata: “Situazione inaccettabile, pronti allo stato di agitazione”.
Il paradosso del “Ben servito”.
Secondo la denuncia unitaria delle sigle sindacali, l’azienda avrebbe sospeso l’erogazione delle somme relative alle attività straordinarie svolte a fine 2025 senza fornire giustificazioni preventive. Una decisione definita “umiliante” per professionisti che hanno garantito la tenuta del sistema sanitario regionale in un momento critico.
”Negli scorsi mesi l’azienda ha chiesto un aiuto accorato ai professionisti per dare una mano contro le liste d’attesa. Il risultato? Grandi abbracci al momento del reclutamento e un ‘ben servito’ non retribuito a lavoro fatto.” — Nota congiunta dei sindacati
La replica dell’Azienda: “Solo controlli di bilancio”
A stretto giro è arrivata la risposta della direzione della Città della Salute, affidata al direttore amministrativo Giampaolo Grippa. L’azienda ha cercato di gettare acqua sul fuoco, attribuendo il mancato pagamento a procedure tecniche e burocratiche:
- Chiusura Bilancio 2025: il ritardo sarebbe dovuto ai controlli ordinari sui fondi impiegati per le prestazioni aggiuntive di dicembre 2025.
- Garanzia di saldo: la direzione assicura che i compensi verranno saldati integralmente.
- Ringraziamenti: l’azienda ha colto l’occasione per ringraziare formalmente i dipendenti per l’impegno profuso.
Stato di agitazione e intervento del Prefetto.
Nonostante le rassicurazioni aziendali, il clima resta teso. I sindacati non intendono fare marcia indietro finché i soldi non saranno effettivamente accreditati sui conti correnti dei lavoratori. La minaccia è chiara: se non ci sarà uno sblocco immediato degli emolumenti, verrà formalizzato lo stato di agitazione con il coinvolgimento urgente del Prefetto di Torino.
Il caso solleva ancora una volta il tema della gestione delle risorse umane nel SSN: può un errore amministrativo o una “chiusura di bilancio” ricadere sulle spalle di chi garantisce h24 la salute dei cittadini?

