UDU: impegno e serietà. Ecco perchè il sindacato degli universitari convince!

L'UDU: gli universitari hanno il loro sindacato!
L'UDU: gli universitari hanno il loro sindacato!

L’Udu (Unione degli Universitari) è un’organizzazione di rappresentanza studentesca universitaria che negli ultimi anni sta sempre più mettendosi in mostra, sia per battaglie sostenute che per risultati ottenuti. Abbiamo intervistato Elisa Marchetti, coordinatore Nazionale.

L’Udu rappresenta la realtà più concreta nella tutela degli studenti universitari. Su cosa fondate il vostro impegno?

L’Unione degli Universitari si batte da oltre 20 anni per la tutela dei diritti degli studenti universitari, e per l’affermazione di un’università pubblica che sia di qualità e accessibile a tutti. Siamo un sindacato studentesco che si identifica nei valori della sinistra, e portiamo avanti le nostre battaglie tanto a livello di ateneo quanto a livello nazionale. In Italia la situazione in cui versa il sistema universitario non è delle migliori, anzi, siamo sotto molti aspetti fanalino di coda in Europa. Per questo, il nostro impegno negli anni non ha potuto che aumentare e rafforzarsi: siamo un’organizzazione in espansione, e sempre di più sono le questioni che affrontiamo e per cui ci battiamo.

I professionisti sanitari iniziano già al primo anno i tirocini negli ambienti sanitari dove poi andranno a lavorare. Questo confronto continuo con il lavoro che hanno scelto rende sempre più vera l’idea che si inizia a diventare professionisti sanitari già nelle fasi di formazione e non soltanto dalla registrazione all’albo post laurea. Tutto questo genera ovviamente problematiche negli studenti molto simili a quelle che avranno da lavoratori. Come vi relazionate rispetto a questi bisogni di tutela?

In molti atenei italiani rappresentiamo ad ogni livello anche gli studenti delle professioni sanitarie. E’ innegabile che questi studenti presentino delle caratteristiche molto peculiari, dettate dal fatto che si trovano ad affiancare l’attività di studio ad un’attività lavorativa vera e propria, anche se il tirocinio non dovrebbe essere questo. Questo comporta il sorgere sia di problemi propri dell’attività lavorativa, sia di problemi dettati dalla necessità di dover conciliare questa attività con quella più “classica” di studio e di laboratorio. Giusto per fare un esempio: sembrerà una banalità, ma il fatto di dover svolgere ore di tirocinio durante la sessione d’esame è un fattore che inficia molto negativamente su entrambe le attività. Ci sono poi una serie di problemi legati al diritto allo studio: in alcuni atenei per esempio gli studenti delle professioni sanitarie non possono iscriversi in modalità part time (possibilità di iscriversi pagando meno tasse e dando meno esami ogni anno); oppure gli studenti che si trovano a ripetere l’anno, come a volte avviene per chi è iscritto alle professioni a causa della presenza dei cosiddetti blocchi, perdono la borsa di studio. Il più evidente dei problemi è forse che non sono previsti strumenti di diritto allo studio legati alla particolare condizione di “lavoratori” che caratterizza gli studenti delle professioni sanitarie. Per questo è costante il nostro operato all’interno degli organi accademici, ma anche con le istituzioni che gestiscono la sanità (aziende ospedaliere e regioni). Considerata la complessità dei soggetti e quindi la ripartizione delle responsabilità, le battaglie sulle professioni sanitarie risultano sempre tra quelle più complesse. Ma questo ovviamente non ci ha mai scoraggiato!

Il diritto allo studio è una delle tematiche da sempre molto calda. Quali sono le battaglie che siete riusciti a vincere in favore degli studenti delle professioni universitarie?

La battaglia più importante che abbiamo vinto di recente riguarda la reintroduzione dell’assegno infermieri per gli studenti iscritti negli anni precedenti al corso di infermieristica nella regione Toscana, portata avanti dalle basi UDU di Firenze e Pisa. L’assegno infermieri è un contributo che negli scorsi anni veniva dato agli studenti di infermieristica iscritti nelle università toscane, e che era stato cancellato con valenza retroattiva. Solo dopo due anni di battaglia, l’assegno è stato reintrodotto per quegli studenti che se l’erano visti cancellare in corso. Si tratta di una vittoria molto importante, portata avanti per lungo tempo e di cui siamo sempre stati forza promotrice. 

Una delle tematiche più calde è questa: numero chiuso sì o no?

Siamo assolutamente contrari al numero chiuso: questo è contrario ai principi dettati dall’art. 34 della Costituzione. I corsi ad eccesso programmato si sono molto diffusi negli anni, e lo scenario che oggi ci troviamo davanti è deleterio. A livello nazionale l’esempio più emblematico è sicuramente rappresentato da medicina: all’incirca, solo uno studente su sette entra, ed è un trend che non è diminuito negli anni. Situazione analoga si riscontra nella maggior parte dei corsi di ambito sanitario. Ci troviamo di fronte ad un sistema a cui non siamo soltanto contrari per principio, ma che presenta una serie di lacune incolmabili. Praticamente ogni anno presentiamo ricorsi per le irregolarità registrate durante i test o che sono presenti nei bandi. In questi anni il Ministero non ha mai voluto mettere mano alla questione, neanche per risolvere quelle situazioni che potrebbero essere risolte in pochissimo tempo, ad esempio il numero chiuso nazionale ad architettura si potrebbe eliminare senza quasi avere costi aggiuntivi. Eppure, considerando il basso numero di laureati nel nostro Paese, eliminare il numero chiuso, tanto  a livello nazionale quanto a livello locale dovrebbe essere una priorità. C’è bisogno di affrontare seriamente la questione, serve una riforma radicale che vada dall’orientamento nelle scuole superiori fino all’aumentare consistentemente i posti disponibili per le scuole di specializzazione. Alla base servono investimenti consistenti, perchè proprio in questi anni la scusa della fantomatica “meritocrazia” legata all’attuazione del numero chiuso è stata solo un alibi dietro cui nascondere il pesante sottofinanziamento dell’università pubblica.
 

A questo punto la domanda è d’obbligo: cosa vi aspettate dai prossimi anni di impegno?

Purtroppo è difficile fare previsioni, considerando che non è possibile farsi un’idea chiara rispetto a quella che potrebbe essere l’agenda dei lavori del governo in tema di università. Certo è che continueremo ad impegnarci in tutti gli ambiti,  dal numero chiuso al finanziamento, passando per  l’accesso al mondo del lavoro. Il famoso contratto di governo è stato molto fumoso su tutti questi temi, ma considerando i primi passi del nuovo Ministro, il cui caso più grave è rappresentato dalla diffusione di questionari per l’introduzione dei presititi d’onore, non sembra che ci sia l’intenzione di invertire realmente la rotta rispetto alle politiche tracciate dai governi precedenti negli ultimi 10 anni.

Per concludere, l’Università è un impegno già abbastanza importante. Cosa ha spinto la matricola Elisa Marchetti a volersi impegnare a nome di migliaia di studenti?

La voglia di cambiare le cose e di rendere l’università un luogo a misura di studente. Attraverso l’attività di rappresentanza e in generale all’attività sindacale, i rappresentati e i militanti dell’UDU riescono ogni giorno, in ogni ateneo, a portare a casa importanti vittorie e miglioramenti concreti per la vita degli studenti ad ogni livello. Non è sempre facile, anzi, molto spesso ci troviamo di fronte ad un muro di gomma, e sicuramente la parte della sfida più difficile è proprio quella di riuscire a cambiare la chiave di lettura con cui viene letta la realtà universitaria. Il bagaglio, di conoscenza e esperienza, che nasce da questo impegno è insostituibile.

Grazie per l’intervista e complimenti per il vostro impegno nella difesa degli studenti.

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