Infermieri, il primo esame non si scorda mai!

Infermieri: il primo esame non si scorda mai!
Infermieri: il primo esame non si scorda mai!

E’ stato difficile per tutti, un primo passo da cui però si è preso poi il volo

Diversamente da quanto si possa pensare, il percorso di un infermiere inizia il primo giorno in cui si mette piede in Università: l’emozione, quella di aver passato il test, è irrefrenabile. Ti senti quasi volare, senti di aver passato lo scoglio più difficile. Eppure, quando inizi ad entrare nel vivo delle lezioni, quando ti rendi conto di quanto l’infermiere sia realmente importante all’interno della Sanità Pubblica, è proprio lì che iniziano le difficoltà. 

Ogni infermiere torna indietro con la memoria nella propria carriera universitaria. Si ricordano le lezioni, i compagni, i volti incontrati, le mani intrecciate. E poi si ricorda il primo esame. 

Il primo esame, chi se lo scorda! E’ mix di paura, emozione, ansia. Ti chiedi incessantemente se sarai all’altezza, se la tua preparazione arriverà ad essere “abbastanza” da superarlo. E poi ti chiedi incessantemente: “Ma chi me l’ha fatto fare?”.

Studi, fai schemi, segni anche le pause respiratorie del professore sui tuoi appunti, sottolinei, sbobbini, ripeti, ripeti e RIPETI! 

Arriva la sera prima del fatidico giorno: prepari i vestiti, quelli che ti sembrano più giusti per sembrare abbastanza sobrio, non troppo elegante, ma neanche troppo da ragazzino. Prepari la borsa o lo zaino, con tutto quello che ti serve: libri, quaderni, miriadi di quaderni, penne, il tuo portafortuna preferito e il tuo libretto. Lo apri e passi le dita sulla tua matricola e su quella piccola pagina che ti sembra ancora così bianca. La prima cosa che ti salta in mente è che, il giorno dopo alla stessa ora, potrebbe esserci un voto su quella stessa pagina o forse no. I tuoi pensieri si fanno fitti, ti rimbombano nella testa. Vai a letto, sperando di addormentarti più velocemente possibile…

E senza neanche accorgertene, la notte passa. 

Il giorno dopo, la sveglia non fa in tempo a suonare che tu hai gli occhi spalancati, con il cuore in gola e con la voce tremolante. Ti alzi, hai lo stomaco troppo chiuso per fare colazione. Ti vesti e rapidamente raggiungi l’università dove, ad aspettarti, ci sono almeno altri trenta compagni con la tua stessa espressione da cadavere e con la stessa tachicardia. Si raggiunge l’aula: c’è chi ripete gli ultimi concetti, c’è chi ti chiede incessantemente di fargli delle domande per testare la sua preparazione. Ma tu vorresti solo il silenzio. E allora ti metti in un angolo, cercando di concentrarti. Finquando arriva il professore, con la sua aria da “so tutto io” e tu ricominci a tremare. Si fa l’appello, ti fanno uscire dall’aula e si inizia. E tu, che non avevi avuto modo di iscriverti tra i primi, osservi inesorabilmente l’entrata e l’uscita dei tuoi colleghi. Alcuni tristi, altri allegri. Finchè non arriva il tuo turno: senti il tuo cognome, il cuore inizia a correre all’impazzata, neanche avessi affrontato una maratona. Raggiungi la sedia, tiri un lunghissimo respiro. Le tue dita si intrecciano, quasi in una preghiera. Osservi il professore, attendi la sua domanda. Eccola. Respiri, ancora e ancora. Finalmente rispondi e pensi:”dai che ce la faccio! Questa la so!”. Il cuore inizia a rallentare, ti senti più sicuro, quella che sembravi una interrogazione diventa quasi una chiacchierata. Sei sereno. Dopo qualche domanda il professore ti dice: “per me va bene così”. Scrive il voto e ti dice: “Lo accetta?” e tu, leggendo, rispondi:” Assolutamente si!!”. Esci, guardando il libretto e sentendoti per la prima volta soddisfatto.

Le emozioni del primo esame sono qualcosa di indescrivibile. Ed ogni esame, ogni traguardo raggiunto con sudore e fatica, ti avvicina sempre un po’ di più a quello che sarà la tua futura professione. 

 Alle volte incontrerete colleghi che vi diranno:” Sei ancora in tempo per cambiare strada! Fallo tu che puoi!”, incontrerete professori che vi scoraggeranno, che vi diranno che quella non p la vostra strada. Arriveranno momenti in cui non avrete tempo neanche di bere una birra con gli amici, arriveranno giorni in cui sarete esausti. Ma ricordate che l’Infermieristica è, e sarà sempre, una stupenda e immensa scuola di vita.

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