Infermieri contro OSS e viceversa: sembra un conflitto, ma non lo è.

Infermieri contro OSS e viceversa: sembra un conflitto, ma non lo è.
Infermieri contro OSS e viceversa: sembra un conflitto, ma non lo è.

Qui ci son vite da salvare e pazienti da accudire.

Premetto che quello che leggerete non è un servizio per creare altri contrasti nell’ambito sanitario, ma ciò che racconterò mi auguro possa arrivare al cuore di tutti i professionisti e laureati infermieri, per far si che il nostro reciproco aiuto possa giovare nell’assistenza al paziente. Introduco il contesto in cui io mi trovo a portare avanti un tirocinio universitario di scienze infermieristiche come uno degli ambienti lavorativi più demansionanti in cui io mi sia mai trovata.

Chi leggerà l’articolo si porrebbe tante domande su cosa io voglia dire se non introduco l’argomento evidenziando chi siano i soggetti chiamati in causa.

Bene ora vi illustro su chi voglio concentrare la mia attenzione in questo articolo.

  • OSS: Operatori Socio Sanitari.
  • INFERMIERI: Laureati in scienze infermieristiche con possibilità di specializzazione conseguita.

Non serve che io spieghi le differenze di ruolo in quanto io non sono qua per criticare, ma per cercare di allineare le due figure, con scopo di migliorare l’assistenza al paziente.

Vi spiego solo come è iniziata la mia osservazione e cerco di rispondere ai miei dubbi analizzando le mie stesse osservazioni, senza andare a toccare punti critici esterni alla mia esperienza.

Sono al secondo anno di scienze infermieristiche, quindi manca un solo anno alla mia laurea, logica vuole che io stia portando a termine la conoscenza teorico-pratica che serve per poter essere pronta a gestire il mio lavoro in modo autonomo.

Eh, sì!

Autonomo, perché nelle mie competenze si richiede l’abilità di valutare e gestire le migliori pratiche assistenziali ed applicarle sul singolo paziente in modo autonomo e responsabile.

Il mio tirocinio si dovrebbe basare sulla pratica di tutte quelle procedure che mi aiuteranno a gestire nel migliore dei modi il paziente, quando toccherà a me analizzare, pianificare e valutare gli stati evolutivi di un emergenza/urgenza/routine ospedaliera o territoriale.

Ora vi racconto il reparto del mio tirocinio come prospetta le attività di reparto. Il mio primo giorno, turno pomeridiano.

Entro nell’infermeria per conoscere gli infermieri, medici, operatori e ausiliari di reparto, ma non trovo tutta una bella equipe pronta ad avviare il turno pomeridiano.

Inizio il mio turno osservando che l’infermiera della mattina sta dando le consegne ad un operatore, giro gli occhi per vedere se ci fosse magari dietro di me qualche infermiere del turno pomeridiano ma non c’è nessuno.

L’infermiera che alle 13 e 30 deve timbrare il suo cartellino e deve tornare alla sua vita ha deciso che dare le consegne ad un operatore in assenza dell’infermiere del cambio turno sia del tutto normale.

Sento che l’infermiera spiega che ci sono due pazienti che sono tornati dalla sala operatoria e nel pomeriggio avrebbero avuto bisogno di eseguire dei prelievi ematici e delle procedure assistenziali che secondo mia conoscenza dovrebbe essere di competenza infermieristica.

Vabbè! Andiamo avanti, le consegne di tutti i pazienti sono state date, arriva l’infermiere che sarà responsabile del reparto nel pomeriggio, accetta il fatto che le consegne le aveva già prese l’operatore di turno ed inizia il suo turno salutando l’infermiere della mattina che sorridente se ne va via.

Io con la mia grande capacità di osservazione mostro indifferenza al primo dubbio che si è acceso nella mia testa e porto avanti le volontà dell’organizzazione di reparto.

Alle 16 in reparto sono soliti fare il giro della terapia, il giro dei parametri vitali e di sistemare i pazienti tornati dalla sala operatoria. In questo momento mi siedo per vedere per lo meno il motivo per cui il paziente è ricoverato e decisa ad

aiutare nel giro dei parametri o terapia, sento l’operatore che mi chiama e mi dice di andare a disfare un letto e di andare a prendere la cardiolina in un altro reparto perché il nostro era sprovvisto.

Con un nuovo dubbio nella mia testa annuisco e vado in cerca della cardiolina.

Sono tornata nel reparto di mia appartenenza finisco i compiti che mi sono stati assegnati e torno verso il carrello della terapia dove l’infermiere stava preparando i farmaci per i pazienti e chiedo cosa stesse facendo, girando gli occhi vedo l’operatore che mi fa il segno di andare da lui.

Entro nella stanza dove lui ha appena utilizzato la cardiolina per effettuare un ECG (elettrocardiogramma), mi guarda e mi dice, allora devi scrivere sul foglio dell’esame l’ora, la data, il numero del letto e la pressione che ho già preso e ho scritto nel foglietto.

Ancora dubbi che mi stanno quasi privando di restare calma, senza obiettare sulle faccende che io stessi svolgendo.

Decido che in quel turno non avrei fatto nessun tipo di problema in quanto primo giorno e prime impressioni.

Arriviamo alle 19 di sera e il carrello della cena arriva pronto per i nostri pazienti.

Mi metto i guanti e inizio a distribuire la cena ai pazienti, poiché i nostri operatori dicono di non farlo quando ci siamo noi allievi, gli ausiliari non sono nel reparto e l’infermiera sta preparando la terapia delle 20.

Finito di distribuire la cena mi viene chiesto di aiutare un paziente a mangiare poiché non riesce ad auto imboccarsi così mi reco nella stanza e lo aiuto con molto piacere.

Finisco di somministrare la cena e mi reco in infermeria per vedere cosa deve essere fatto prima che il turno finisca.

Noto con una certa rapidità che ci sono nel carrello le due provette vuote dei prelievi che andavano fatti nel pomeriggio, chiedo all’infermiera il perché e mi risponde che non sapeva nulla dei prelievi, ma una cosa viene in mente a me, ma l’infermiera che ha dato le consegne non ha scritto nulla nella cartella?

Controllo, le consegne sono scritte nella cartella!

Di chi è la colpa?

L’infermiera del turno mattutino che avrebbe dovuto dare le consegne all’infermiere del cambio turno. L’infermiera del pomeriggio che avrebbe dovuto leggere le consegne. L’operatore che avrebbe dovuto aspettare l’infermiere pomeridiano per prendere le consegne.

Io faccio una mia analisi che credo sia quella più lineare per un lavoro pulito ed esaustivo.

Se l’infermiera del turno mattutino avesse aspettato il cambio turno, l’operatore sanitario avesse chiesto di aspettare l’infermiere prima di ricevere le consegne, l’infermiere pomeridiano avesse chiesto le consegne al collega prima che andasse via, forse quelle due provette alle 19 e 45 non si trovavano nel carrello.

Ragioniamo su questo episodio non alziamo le spalle e non rispondiamo con critiche inutili che non porterebbero giovamento all’unico che ci rimette dei nostri errori.

Leggete più volte i profili che vi appartengono e fatene un uso esclusivo applicatelo tutti i giorni sui nostri pazienti come fossero vostre responsabilità secondo le vostre competenze. Lavorate coordinati con l’equipe infermieristica, medica, operatrice e ausiliaria con il solo scopo di migliorare l’assistenza al paziente. Ognuno di noi ha una sua figura con una propria competenza e delle proprie responsabilità. Nessuno si senta superiore o inferiore poiché il nostro scopo finale è lo stesso. Nessuno si metta in condizione di praticare procedure non di propria competenza al fine di ridurre i fattori di rischio causati dall’acquisizione di competenze non idonee al proprio profilo.

Vi ho raccontato un singolo episodio per farvi venire la curiosità su cosa accade nei nostri reparti nella quotidianità.

Lavorare in equipe si può, ottenere soddisfazioni del proprio operato lo si può fare, mantenere allineate le figure sanitarie si può, basti pensare che il nostro obiettivo è lo stesso: IL PAZIENTE.

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