Laurea Magistrale Infermieristica: quando la scopa è più importante dell’assistenza

Lo sfogo di Martina Crocilla. Laurea Magistrale Infermieristica: quando la scopa è più importante dell'assistenza.
Lo sfogo di Martina Crocilla. Laurea Magistrale Infermieristica: quando la scopa è più importante dell'assistenza.

Lo sfogo sul web di Martina Crocilla

Ieri non ho scritto nulla perché ero molto amareggiata, avvilita, incazzata ed emotivamente sconfitta. Circa 48 ore fa (26/10/2018) ho sostenuto, presso l’ateneo di Messina, il test di selezione per l’accesso alla laurea magistrale in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche, rivolta ad infermieri, infermieri pediatrici ed ostetriche.

80 domande da svolgere in 2 ore, inerenti la pratica clinica, la legislazione sanitaria, la logica e cultura generale, la lingua inglese, la sociologia e pillole di informatica.

L’ateneo di Messina si appoggia al Cineca per questo genere di test, quindi i plichi arrivano direttamente dal ministero (dettaglio non irrilevante in tutta la faccenda).

Tutto molto bello ed interessante, se non fosse che tra queste domande, nella sezione dedicata alla pratica clinica, c’era un quesito che invitava il candidato a rispondere riguardo la ratio della corretta tecnica per passare la scopa. Con quale tecnica si rimuove meglio la polvere, diceva grossomodo la domanda. Chissà se su Pubmed trovo l’EBN aggiornato a riguardo.

Ribadisco: domanda contenuta in un test per l’accesso ad una laurea magistrale, non al test attitudinale o di selezione per una ditta di pulizie (con tutto il sacrosanto e dovuto rispetto).

Quando ho letto la domanda, ho avuto diverse reazioni: intanto ho riso, perché ero incredula; poi ho realizzato ed ho provato un moto di rabbia, schifo, avrei preso quei fogli e li avrei strappati, buttati per terra, avrei mandato tutti quanti sonoramente a fanculo e me ne sarei andata. Poi ho riflettuto meglio, ed ho capito che il mio gesto sarebbe stato non solo vano, perché il 90% dei candidati in aula non ha colto la gravità della faccenda ed avrei fatto la figura della scema (e su questo potrei dilungarmi all’infinito, purtroppo la cultura dell’ignoranza e del demansionamento è pane quotidiano anche tra i banchi), ma probabilmente sarei andata incontro a qualche sanzione o avrei avuto rotture di palle. Pure.

Mi sono sentita presa per il culo da tutti: dall’università, perché vede fumo; dal ministero, perché ha dimostrato nero su bianco come siamo visti non solo dall’utenza comune, ma anche ai piani alti; dagli ordini professionali, perché tutto questo accade ogni giorno, anche tramite canali ufficiali, come successo ieri.

Possiamo parlare di demansionamento, competenze avanzate, riconoscimenti e diritti all’infinito, ma questo siamo e non avanziamo. Requisito per accedere alla magistrale è saper togliere per bene la polvere da terra. Nero su bianco.

L’Italia non è pronta ad avere un infermiere professionista e riconosciuto socialmente (come il nurse inglese) semplicemente perché l’Italia non lo vuole.

A 15 giorni dalla mia laurea, hanno spento il mio entusiasmo, ammazzato la mia intelligenza e vanificato i miei sacrifici.

Passo e chiudo.

Martina Crocilla, Infermiera neo-laureata

(in realtà si è posi scoperto che l’autrice dello sfogo non si è ancora laureata in Infermieristica)

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