Impatto emotivo dell’informazione alla prima diagnosi: un’indagine di tesi!

La dottoressa Berti, neo collega!
La dottoressa Berti, neo collega!

Impatto emotivo a prima diagnosi

Che tipo di impatto emotivo ha l’informazione al momento di una prima diagnosi per i pazienti dell’ematologia? Lo studio di tesi condotto dalla dottoressa Viola Berti porta a conclusioni interessanti.

AssoCareNews.it continua la valorizzazione degli elaborati di tesi più accattivanti e propositivi, un vero tesoro per tutta la professione e per il progresso dell’assistenza.

Intervista alla giovane collega seguita subito dopo dall’abstract di ricerca del lavoro, svolto grazie alla collaborazione del personale dell’AOU Careggi di Firenze!

Su cosa verte la tua tesi?

Con la mia tesi ho voluto analizzare come il dare notizia di una prima diagnosi di patologia ematologica, da parte del personale infermieristico, ed anche le attenzioni e la disponibilità dimostrato nei confronti del paziente andasse ad impattare da un punto di vista psico fisico sulla persona. Quest’analisi rappresentava l’obiettivo principale della mia tesi, che poi ho voluto ampliare chiedendo direttamente ai pazienti se, in base alla loro esperienza, avevano dei suggerimenti per eventuali modalità di miglioramento.

Educazione, informazione del paziente e ripercussioni psicologiche. Oltre la tua tesi, quanto pensi che questi elementi siano parte integrante della professione infermieristica e del rapporto infermiere – cittadino?

Ritengo che siano elementi imprescindibili e soprattutto molto legati tra loro, infatti oggi più che mai, in seguito alle numerose norme che sanciscono il diritto del paziente ad essere informato e l’obbligo per il personale sanitario di informarlo, la cura e la strutturazione di modalità comunicative che siano al contempo empatiche ma efficaci stia alla base un buon piano terapeutico-assistenziale. Considerando anche il fatto che al giorno d’oggi le persone sono generalmente sempre più informate e talvolta per questo anche più diffidenti e spaventate perciò instaurare fin da subito un rapporto di fiducia con ripercussioni psicologiche negative minime sia fondamentale.

Il tuo percorso di tesi a quali considerazioni finali ti ha portato?

Considerando il fatto che nel reparto dove ho eseguito la raccolta dati, avevo svolto in precedenza un tirocinio, mi aspettavo che il risultavi fossero generalmente positivi, infatti lo sono stati in maniera molto netta. Tutti i pazienti intervistati si sono dimostrati molto soddisfatti dell’informazione, educazione e attenzioni ricevute da parte del personale. Un aspetto che è emerso in maniera piuttosto marcata e come le paure e le ansie legate a tali patologia siano strettamente legate al binomio età-sesso e che conseguentemente questo vada ad contaminare l’effettiva percezione delle cure.

Con l’iscrizione all’albo avrai ufficialmente “licenza infermieristica”. Che tipo di percorso lavorativo, al momento, ti è più accattivante?

Da un punto di vista lavorativo sono aperta a qualsiasi tipo di percorso perché inevitabilmente qualsiasi tipo di esperienza nel bene e nel male servirà a formarmi ulteriormente come persona e come professionista. Facendo riferimento alle varie esperienze in setting diversi avuta durante il percorso di laurea sicuramente gli ambienti che ho apprezzato di più sono quello delle patologie ematologiche e dell’emergenza-urgenza permettono di sviluppare, anche se in maniera differente, oltre a notevoli competenze tecniche anche comunicative grazie al continuo rapporto con le persone.

Ti ringraziamo per la disponibilità e ti auguriamo una carriera piena di soddisfazioni!

 

Abstract dell’elaborato di tesi

Titolo: L’IMPATTO EMOTIVO DELL’INFORMAZIONE NEL PAZIENTE EMATOLOGICO A PRIMA DIAGNOSI

Candidato: Berti Viola

Relatore: Prof.ssa Gigli Lucia

Correlatore: dott. Cirone Donatello e dott.ssa Torino Daniela

Razionale dello studio: 

La seguente tesi di laurea, attraverso l’analisi di come l’impatto dell’informazione che il personale sanitario fornisce, influenza lo stato psicologico di pazienti affetti da patologie ematologiche, si pone due obbiettivi: uno primario ovvero valutare la qualità attuale dell’informazione/educazione data ai pazienti con nuova diagnosi ematologica e l’impatto di questa su ansia, qualità della vita e soddisfazione; uno secondario, di capire quanto e come questa possa essere eventualmente migliorata al fine di limitare emozioni negative per la persona e aumentare il confort e l’accettazione del nuovo stile di vita.

Materiali e metodi:

Lo studio è stato condotto da Agosto a Settembre 2018, all’interno del reparto di onco-ematologia dell’AOU Careggi; I pazienti sono stati selezionati anticipatamente in base alla loro diagnosi di malattia, ovvero sono stati esclusi coloro che si trovavano in cura in tale reparto in seguito a recidiva e non per prima diagnosi, e le informazioni sono state raccolte attraverso un questionario composto di otto domande articolate in risposte multiple, aperte e con scala Likert, compilato infine da sette pazienti in forma anonima.

Anali e discussione dei Principali Risultati di Interesse Infermieristico:

Le due domande con scala Likert, rappresentano il nucleo centrale del questionario, possono essere distinte in base al tipo di informazioni trattate; nella prima viene chiesto all’intervistato di manifestare il grado di soddisfazione riguardo a temi di tipo più tecnico-informativo, mentre la seconda fa riferimento ad un ambito più emotivo e soggettivo. I risultati ottenuti evidenziano che per quanto riguarda la prima domanda è mediamente più soddisfatto il campione femminile mentre nella seconda è la totalità di quello maschile ad essere completamente soddisfatta rispetto a quello femminile. Ragionando su questo secondo dato si può ipotizzare che sia dovuto in parte ad una generale minor richiesta di attenzioni personali da parte della popolazione maschile, considerato anche che il campione ha un’età media intorno ai 50 anni ma soprattutto al fatto che la popolazione femminile, già di per sé caratterialmente più esigente, si inserisce in un range di età che va dai 25 ai 40 anni circa, in cui si realizzano le primarie aspettative di vita della donna (concepimento, maternità, successi lavorativi, maturazione fisica) e quindi subisce maggiormente le paure e le ansie legate a queste patologie.

Conclusioni:

La soddisfazione dei pazienti selezionati nel reparto è positiva, le eventuali mancanze, da loro rilevate, non vengono mai state imputate alla negligenza del personale ma piuttosto a mancanza di tempo per fattori organizzativi del reparto. È stato suggerito da una paziente che le informazioni talvolta fornite in maniera frammentata potrebbero essere raggruppate in materiale stampato, per essere sempre disponibili. L’obbiettivo sarebbe riuscire a personalizzare l’informazione per ogni singolo gruppo di pazienti, analizzando i loro bisogni e poi strutturando la modalità d’informazione adeguata.

 

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