Il PDTA nell’Artrite Idiopatica Giovanile: una tesi in Infermieristica fuori dal comune.

Calano del 2% i ricoveri negli ospedali: i Pazienti iniziano a scegliere bene.

Siamo abituati a valutare tesi che affrontano le patologie dal punto di vista assistenziale, della ricerca, dello stress, dell’esperenziale. La tesi della giovane collega Lorisa Katra invece affronta una malattia poco conosciuta come l’Artrite Idiopatica Giovanile (AIG) dal punto di vista più logistico e organizzativo possibile: nella costruzione del suo PDTA. 

Questa scelta è altamente apprezzabile in quanto è proprio grazie agli effetti dei PDTA che una famiglia riesce a percorrere i giusti step dove i professionisti sanitari raggiungeranno poi una diagnosi, un trattamento e un’assistenza utili.

La tesi è stata relata dalla dottoressa Laura Rasero, infermiera e professoressa ordinaria dell’Università degli Studi di Firenze.

Questo interessante elaborato rappresenta per noi anche un elemento di orgoglio in quanto Lorisa è la più giovane autrice della squadra Assocarenews.it con diversi articoli di successo all’attivo.

Ora però sentiamo le sue parole in merito a questa tesi.

Qual è la tematica fulcro della tua tesi?

Nella mia tesi emergono due tematiche importanti: in primo luogo si sottolinea la presenza di una malattia quale l’Artrite Idiopatica Giovanile (AIG). In seguito si definisce il concetto di Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) e si propone una sua stesura, mettendo in rilievo l’utilità di poter usufruire di un PDTA unico e standardizzato. Esso viene presentato come un punto di riferimento per le famiglie per fornirgli risposte e dissipare i dubbi.

Tramite un PDTA il percorso assistenzale del paziente risulta continuo ed uniforme ed è possibile assicurare al bambino e alla sua famiglia la miglior cura possibile e la migliore assistenza erogabile.

Cosa ti ha spinto ad affrontare un lavoro di ricerca su questo argomento ed in che modo è stata condotta la ricerca?

Sono stata spinta dalla necessità di far luce su una malattia quale l’AIG, in quanto nell’ immaginario comune associare due termini quali “artrite” e “giovanile” sembra quasi un ossimoro, ma questo è solamente un confronto ed apparente scontro di concetti. Data la particolarità della patologia e data la sua incidenza ho ritenuto opportuno proporre un PDTA, standardizzato che in seguito potrà essere rimodellato nelle singole realtà. Tramite uno strumento così univoco è possibile assicurare e rassicurare le famiglie che saranno sempre seguite da una figura professionale di riferimento.

La ricerca che ho condotto ha previsto la revisione della letteratura disponibile per tale malattia e la rielaborazione di articoli presenti nel database informatico PubMed, selezionandoli con parole chiave quali “Artrite Idiopatica Giovanile” “Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale” “Family-Centered Care” ed “Educazione Terapeutica”.

Quale PDTA proponi per l’ AIG?

Il pdta da me proposto ha inizio da un identificazione del paziente mediante il modello 4Q.

In seguito si è creato un percorso diverso per ogni delle 4 tipologie di paziente, prendendo in considerazione alcuni dei seguenti punti in base al collocamento del paziente in questo quadro: stabilità malattia, visite specialistiche necessarie, aderenza terapeutica, adesione al follow-up, interazioni multidisciplinari.

Esso rappresenta solo una guida su cui creare in seguito un PDTA personalizzato per ogni singolo paziente in base alle sue esigenze. L’utilizzo di tale strumento consente di rispondere parallelamente a bisogni, urgenze e criticità espresse dai pazienti, garantendo qualità ed uniformità delle cure su tutto il territorio nazionale.

Come l’infermiere entra nel team multidisciplinare?

L’ infermiere rappresenta una figura importantissima all’interno del team multidisciplinare. Egli viene proposto come una figura di riferimento per le famiglie, non solo per il paziente, che in tal caso può essere anche un bambino. L’infermiere è una figura che agisce sin dal primo momento della diagnosi seguendo e sostenendo il paziente in ogni scalino della malattia che deve affrontare, aiutandolo, educandolo e fornendogli i strumenti necessari per affrontare al meglio la patologia. L’infermiere si fa carico di responsabilità importanti rappresentate dalla educazione terapeutica e dell’addestramento del paziente verso l’ autonomia.

Cosa può e deve fare, a tuo avviso, l’infermiere per prendersi cura di questi giovani (o piccoli) pazienti?

I tre ambiti della vita del bambino su cui interviene l’infermiere sono: attività fisica, vita sociale e sviluppo della personalità. Attraverso un’ assistenza infermieristica rivolta ad alleviare il dolore, facilitare la compliance, promuovere la salute, la frequenza scolastica e il comfort vita quotidiana.

L’arma principale in mano a un infermiere è l’ educazione terapeutica, attraverso la quale si va verso il complesso concetto di “autocura”, il cui obiettivo è far comprendere ai pazienti bambini/adolescenti e alle loro famiglie la malattia, i trattamenti specifici e le potenziali complicazioni.

Come incide questa patologia nello sviluppo psicofisico del paziente? Quale impatto ha sulla sua crescita?

Dolore cronico”, “Disturbo dell’immagine corporea”,“Compromissioni delle interazioni sociali”, “Ansia”,“Intolleranza all’attività”e“Disturbo del modello di sonno” sono solo alcuni dei modelli funzionali alterati nei pazienti con AIG. Essi influenzano il normale percorso di crescita del paziente, il quale avrà bisogno di un sostentamento psicologico durante i periodi di crescita e maturazione.

Puoi raccontarci un aneddoto che ti ha colpito particolarmente?

Quello che mi ha colpito maggiormente è la scarsa conoscenza di cos’è un PDTA e di come può esso essere uno strumento molto utile nel nostro lavoro.

Grazie a Lorisa ed i migliori auguri per il tuo futuro professionale!

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