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mercoledì, Giugno 16, 2021
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Assistenza Infermieristica a Paziente con Edema Polmonare Acuto.

Oggi parliamo di “Responsabilità assistenziale dell’Infermiere nella gestione di un paziente con Edema Polmonare Acuto”.

L’Assistenza Infermieristica a Paziente con Edema Polmonare Acuto è certamente da annoverare in un lavoro d’équipe multi-disciplinare. Dal punto di vista infermieristico è necessario un piano assistenziale di natura collaborativa. 

Il controllo costante e autonomo dell’Infermiere, tuttavia, può essere utile nella prevenzione di complicanze e nella segnalazione di eventuali peggioramenti delle condizioni cliniche dell’Assistito.

Cos’è l’Edema Polmonare Acuto (EPA).

L’Edema Polmonare Acuto, conosciuto anche semplicemente con l’acronimo EPA, è una grave condizione clinica dovuta all’accumulo di liquidi nel tessuto interstiziale e negli alveoli dei polmoni. Esso riduce sensibilmente la capacità di scambio gassoso e rende piuttosto difficoltosa l’azione respiratoria.

Occorre intervenire in emergenza/urgenza.

L’Assistito con EPA si presente improvvisamente:

  • dispnoico;
  • ortopnoico;
  • cianotico.

Inoltre presenta tosse, produce emottisi (espettorato schiumoso con tracce di sangue).

Come spiegheremo più in avanti l’EPA può essere causato da disfunzioni cardiache o a problematiche non cardiache (ad esempio un sovraccarico di liquidi, una sepsi,
un’overdose da oppiacei, l’inalazione di gas nocivi ed altri).

La gestione di un Paziente con EPA rientra nelle attività proprie dell’Infermiere, che tuttavia dovrà agire in maniera multidisciplinare e in collaborazione con altri Professionisti Sanitari (Medici, TSRM, Fisioterapisti, ecc.) e Operatori Socio Sanitari (soprattutto per l’igiene, l’alimentazione e le posture).

La patologia.

L’Edema Polmonare si presenta con la fuoriuscita dei fluidi e liquidi dal sistema capillare dei polmoni verso gli spazi interstiziali (prima) e verso le cavità bronchiali e alveolari (dopo).

Come noto gli alveoli sono alla base degli scambi gassosi (mediante i capillari polmonari) ossigeno-anidride carbonica / anidride carbonica / ossigeno. Se essi sono invasi da liquidi non riescono a far fronte allo loro funzione principale.

Nello specifico il passaggio di liquidi dai capillari verso lo spazio interstiziale e gli alveoli può avvenire attraverso due processi:

  1. la trasudazione, ovvero l’aumento della pressione all’interno dei vasi sanguigni, che provoca a sua volta la fuoriuscita di liquido (detto “trasudato“) senza danneggiare la parete dei vasi;
  2. essudazione, ovvero un vero e proprio processo flogistico che compromette la parete dei vasi fino provocando lesioni attraverso cui fuoriesce il cosiddetto “essudato“.

Infermieri e Wound Care. Gestione lesioni cutanee da trasudato e da essudato.

Le 4 fasi acute dell’Edema Polmonare:

L’Edema Polmonare può diventare man mano sempre più grave attraverso 4 fasi ben precise:

  1. essudato o trasudato si accumulano negli spazi interstiziali, provocando un distanziamento tra lo spazio alveolare e l’endotelio capillare fino a quando diventa difficoltoso l’azione di scambio dei gas respiratori e  meno efficace la capacità linfatica di drenaggio;
  2. essudato o trasudato si spingono verso i bronchi, i bronchioli e i vasi circostanti, riducendone la loro funzione;
  3. essudato o trasudato circondano gli alveoli e si accumulano tra le loro giunture epiteliali;
  4. essudato o trasudato abbattono le giunzioni serrate e inondano dapprima gli alveoli (producendo edema alveolare), successivamente tutte le vie respiratorie.

Tipi di Edema polmonare.

Conosciamo diverse tipologie di edemi polmonari, che prendono il nome dalla loro eziologia:

  • edema polmonare cardiogeno, che tae origine da una anomalia cardiaca;
  • edema polmonare non cardiogeno, che dipendente da motivi non cardiaci.

L’EPA Cardiaco può essere provocato da:

  • schock cardiogeno;
  • infarto miocardico acuto (IMA);
  • cardiopatia ischemica;
  • cardiopatie congenite;
  • tachiaritmia;
  • cardiopatia ipertensiva;
  • endocardite;
  • miocardite;
  • valvulopatie;
  • fibrillazioni croniche;
  • ed altre patologie cardiache.

L’EPA Non-Cardiaco può essere provocato da:

  • sindrome da distress respiratorio dell’adulto;
  • infezioni;
  • SIRSI o sepsi;
  • politraumi;
  • shock non cardiogeno;
  • overdose di stupefacenti;
  • embolia polmonare;
  • ab ingestis;
  • pancreatite acuta;
  • inalazione di sostanze tossiche;
  • intossicazione da ossigeno;
  • tumori;
  • altre patologie.

I principali segni e sintomi:

  • agitazione psicomotoria;
  • ansia;
  • dispnea acuta ad insorgenza improvvisa e che persiste anche in posizione sdraiata (ortopnea);
  • tosse con probabile espettorazione di escreato schiumoso e rosato;
  • astenia;
  • pallore o cianosi cutanea;
  • diaforesi algida;
  • cardiopalmo e ipertensione;
  • aumento della frequenza cardiaca;
  • aumento della frequenza respiratoria;
  • rantoli crepitanti all’auscultazione toracica;
  • senso di soffocamento o fame d’aria;
  • dispnea;
  • ed altro.

Indagini diagnostiche.

In presenza di tali segni e sintomi di tale entità occorre immediatamente approfondire la questione con specifiche Indagini Diagnostiche.

Ad esempio ricordiamo:

  • RX-torace: permette di distinguere tra un edema polmonare interstiziale ed uno polmonare, di valutare l’aumento delle dimensioni dell’ombra cardiaca e di individuare il versamento
    pleurico;
  • ECG: è utile per capire se all’origine dell’edema polmonare ci sono disfunzioni cardiache;
  • Emogasanalisi arteriosa, utile ad esempio per stabilire se vi è una insufficienza respiratoria o una condizione di acidosi respiratoria.

Inutile ribadire che l’Edema Polmonare Acuto è una condizione clinica molto grave e che può portare al decesso di chi ne è colpito.

La prognosi.

La prognosi è strettamente correlata a:

  • risoluzione rapida della causa eziologica;
  • gravità della patologia scatenante;
  • età e condizioni cliniche generali del paziente;
  • presenza di comorbilità.

Qual è il ruolo dell’Infermiere nell’Assistenza al Paziente con EPA?

Come stabilisce il Profilo dell’Infermiere esso è responsabile dell’assistenza generale infermieristica. Pertanto di fronte ad un Assistito con Edema Polmonare Acuto (EPA), una volta stabilizzato in emergenza/urgenza, il professionista ha la responsabilità di
prendere in carico il Paziente.

Pertanto:

  • acquisisce i dati anagrafici necessari al ricovero del Paziente;
  • procede ad effettuare l’accertamento infermieristico per delineare le condizioni dello stesso al momento
    dell’arrivo nell’Unità Operativa.

Inoltre, l’Infermiere rileva i parametri vitali, e nello specifico:

  • pressione arteriosa (PA);
  • saturazione periferica dell’ossigeno (SpO2);
  • frequenza cardiaca (FC);
  • frequenza respiratoria (FR) e qualità del respiro (QR);
  • temperatura corporea.

Inoltre, monitora:

  • stato di coscienza (con apposita scala);
  • stato della cute (con apposita scala);
  • dolore (con apposita scala);
  • valori dell’emogasanalisi;
  • erogazione di eventuale ossigeno prescritto dal Medico;
  • presenza di rumori polmonari e di suoni respiratori;
  • bilancio idrico;
  • peso corporeo.

Scale di Valutazione Assistenza Infermieristica.

Come risaputo quella dell’accertamento è solo la prima fase del processo di assistenza infermieristica che, come step successivo, prevede una attenta analisi incrociata dei dati raccolti attraverso
l’accertamento, con la collaborazione dell’Assistito e, se presente, con quella di un parente/caregiver. L’analisi dei dati conduce, infine, alla formulazione di un Piano di Assistenza Infermieristica personalizzato.

Piano assistenziale standard secondo Carpenito.

Seguendo sempre il Modello bifocale di Carpenito è possibile realizzare un Piano di Assistenza standardizzato, che poi va assolutamente contestualizzato adattandolo alle condizioni cliniche contingenti del Paziente.

Modello bifocale di Lynda Juall Carpenito. La Pianificazione alla base dell’Assistenza Infermieristica

Esempio di piano assistenziale per un paziente con Edema Polmonare Acuto (EPA).

Oggi analizzeremo la vicenda assistenziale del signor Filippo (70 anni), imprenditore non ancora in pensione, iperteso. Il nostro proviene dal Pronto Soccorso e viene ricoverato nell’Unità Operativa di Medicina d’Urgenza per esiti di EPA. Dovrà essere stabilizzato.

L’Infermiere rileva i parametri vitali:

  • PA = 170/85 mmHg;
  • SpO2 = 91% in aria ambiente (AA);
  • FC = 82 battiti al minuto (BPM);
  • FR = 29 atti al minuto (AM), con presenza di respiro superficiale.

E non è tutto, l’Assistito presenta:

  • dolore toracico (NRS = 7);
  • sibili respiratori;
  • ortopnea;
  • ansia;
  • affaticamento;
  • cianosi diffusa su cute e mucose.

Un esempio di Piano di Assistenza Infermieristica: ecco come interverrebbe un Infermiere.

Per prima cosa enuncerebbe una Diagnosi Infermieristica (Compromissione degli scambi gassosi correlata alla presenza di liquido nel tessuto polmonare che si manifesta con dispnea, ortopnea e cianosi cutanea).

Successivamente si porrebbe un Obiettivo, ovvero “La persona mostrerà un miglioramento degli scambi gassosi a livello
polmonare e la diminuzione degli episodi di dispnea entro 48 ore“.

Poi panificherebbe gli Interventi:

  1. garantire la privacy;
  2. informare il paziente su ogni manovra che si andrà ad effettuare;
  3. monitorare i parametri vitali;
  4. monitorare il bilancio idrico;
  5. pesare la persona;
  6. posizionare la persona seduta con le gambe giù dal letto e inclinata in avanti col busto;
  7. valutare lo stato di coscienza;
  8. aiutare il paziente a svolgere le attività per ridurre il carico di lavoro su cuore e polmoni;
  9. garantire corretta somministrazione della terapia prescritta dal medico;
  10. consultare un dietista per impostare una dieta povera di sodio.

Ancora Attuerebbe gli Interventi in questo modo:

  1. effettuare igiene delle mani;
  2. chiudere la porta della stanza di degenza e posizionare un paravento a protezione dell’assistito durante le manovre invasive per garantire la privacy;
  3. informare il paziente con parole adatte al suo livello di comprensione le fasi e l’utilità della manovra che si sta per eseguire affinché comprenda pienamente ciò che verrà effettuato e aumenti la sua collaborazione;
  4. tenere monitorati in particolare frequenza respiratoria, suoni respiratori, frequenza cardiaca, pressione arteriosa e i valori di pulsossimetria ed emogasanalisi;
  5. tenere monitorato, nelle 24 ore, il bilancio idrico valutando entrate (bevande, alimenti, acqua endogena, farmaci in forma liquida o in via infusiva) e uscite (urine, feci, perspiratio,
    sudorazione);
  6. ricordarsi che la persona va pesata tutti i giorni alla stessa ora, con la stessa bilancia e con indosso la stessa quantità di indumenti;
  7. ricordarsi che la posizione con gambe giù dal letto riduce il ritorno venoso;
  8. valutare lo stato di coscienza per rilevare eventuali complicanze legate all’ipossia;
  9. alternare periodi di attività con periodi di riposo aiuta ad evitare l’affaticamento dell’assistito;
  10. somministrare correttamente la terapia prescritta dal Medico (ad esempio ossigenoterapia, broncodilatatori, diuretici e via discorrendo) è fondamentale per portare il paziente a raggiungere i risultati attesi;
  11. prevedere dieta povera di sodio aiuta a prevenire la ritenzione idrica.

Infine si occuperebbe della cosiddetta fase di Verifica del Piano.

L’Assistito dimostra uno scambio gassoso soddisfacente e ha ridotto gli episodi di dispnea.

Redazione AssoCareNews.it
Redazione di AssoCareNews.it
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