Corso di Laurea in Infermieristica: 24 nomi per identificare il Tutor!

Corso di Laurea in Infermieristica: 24 nomi per identificare il Tutor.
Corso di Laurea in Infermieristica: 24 nomi per identificare il Tutor.

Tempo fa si discuteva nel corso di un apposito incontro a Milano di come chiamare ed identificare i Tutor del Corso di Laurea in Infermieristica. L’appuntamento era stato fissato dalla Conferenza permanente delle classi di laurea delle professioni sanitarie (CPLPS) nel capoluogo della Lombardia per cercare di fare chiarezza sull’argomento e soprattutto per tentare di dare delle risposte ai tanti Studenti Infermieri e Studenti Infermieri Pediatrici che le chiedevano.

Dall’incontro emersero addirittura tantissimi nomi differenti per la Tutorship. Ecco quello che avevamo riassunto su un’altra testata sanitaria, diretta all’epoca dallo scrivente.

Che cosa sta succedendo all’Università italiana e come mai ci sono almeno 24 termini per indicare e definire il Tutor Infermieristico nei suoi vari ambiti formativi? È la domanda a cui ha tentato di rispondere il gruppo di lavoro “Valorizzazione del Tutorato” e presentato nel 2016 a Milano nell’ambito della Conferenza Nazionale dei Corsi di Laurea in Infermieristica, coordinata per l’occasione dalla prof.ssa Anne Destrebecq e dal prof. Valerio Dimonte, membri della già citata CPLPS, come noto presieduta dalla prof.ssa Laura Saiani. Da allora ad oggi poco è cambiato e si attende una riforma universitaria quanto mai necessaria.

I risultati della relazione

Quanto emerso dalla relazione è sconvolgente, per non dire avvilente o comunque non corrispondente agli sforzi compiuti tutti i giorni da quelli che sono da tutti ritenuti dei veri e propri professionisti della formazione.

Perché tanti nomi per definire un unico ruolo? Il Tutor del Corso di Laurea in Infermieristica non ha forse la stessa valenza e le stesse responsabilità su tutto il territorio nazionale?

A quanto pare le risposte sono molteplici e implicano una perfetta conoscenza delle normative, spesso anche locali, che disciplinano la materia universitaria nel nostro Paese. Vi sono delle direttive nazionali impartite dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), poi quelle delle varie commissioni ministeriali, non ultima le “dritte” impartire dalla <b>Commissione Nazionale dei Corsi di Laurea in Infermieristica. Il gruppo che ha compiuto lo studio è composto dai colleghi: Anita Bevilacqua , Federica Canzan, Manuela Cattalani, Alfredo Diano, Paola Ferri, Valentina Giorgi, Rosanna Lombardi, Adele Luccini, Duilio Manara, Franco Mantovan, Oliva Marognolli, Marco Provenzano, Orietta Riboli e Daniela Tartaglini Daniela.

Tanti i Direttori della Didattica (sono stati esclusi per ora i Tutor veri e propri) che hanno partecipato alle loro interviste telefoniche e reso possibile l’indagine, che ci offre oggi una visione quasi capillare della situazione universitaria nella penisola italica e nelle isole.

Ma qual era l’obiettivo della ricerca? Essenzialmente quello di valorizzare la funzione tutoriale nei Corsi di Laurea in Infermieristica.

Sono stati centinaia gli intervistati che ganno risposto alle seguenti domande:

  1. Quali modelli tutoriali coesistono oggi in Italia?
  2. Quali ruoli, funzioni e aree di responsabilità caratterizzano le figure tutoriali?
  3. Cosa emerge dalla letteratura di riferimento?
  4. È ancora necessario un glossario comune?
  5. Quali sono le competenze necessarie per una efficace tutorship infermieristica?
  6. Qual è il Profilo del tutor moderno?
  7. Reclutamento, requisiti e sistema incentivante sono omogenei su tutto il territorio italiano?
  8. Quale valore aggiunto può offrire la tutorship infermieristica in termini di esiti sensibili alla formazione?

Qual è il percorso seguito?

Il 31 marzo 2016 è stato progettato e condiviso il percorso del gruppo e il protocollo di ricerca. Il 17 maggio 2016 sono stati analizzati i dati raccolti con le interviste telefoniche e derivanti dalla
lettura dei documenti; elaborate le prime ipotesi esplicative del fenomeno tutorship infermieristica in Italia. Il primo giugno 2016 si è discusso sui primi risultati ottenuti.

L’indagine esplorativa:

  • lo scopo: esplorare le caratteristiche delle figure tutoriali coinvolte nella formazione degli studenti dei Corsi di laurea in Infermieristica (ruoli, funzioni, competenze e aree di responsabilità) e di alcuni elementi dei modelli tutoriali adottati;
  • le modalità di raccolta dati: intervista telefonica ai Coordinatori e analisi di documenti di riferimento (leggi regionali, protocolli d’intesa e regolamenti didattici);
  • il periodo: aprile-maggio 2016;
  • il campione preso in esame: 28 Corsi di Studio, rappresentativi di sedi centrali e periferiche e delle varie regioni italiane.

Hanno aderito all’iniziativa e quindi si sono fatti intervistare 26 Direttori della Didattica: 5 del Meridione italico; 2 delle isole; 8 del Centro e 11 del Settentrione italico.

I Corsi di Laurea in Infermieristica e l’ambito tutoriale sono disciplinati da Leggi Regionali in Sicilia, in Toscana, in Lombardia e in Veneto. Altri Corsi sono dotati di Protocolli d’intesa tra vari Enti pubblici e privati (Piemonte, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Marche, Abruzzo e Puglia).

In 11 regioni vi sono dei veri e propri Regolamenti Didattici (Piemonte, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Marche, Lazio, Toscana, Molise e
Puglia).

Dall’indagine è emerso qualcosa di veramente importante. Infatti, le figure coinvolte nella formazione degli Studenti di Infermieristica (Tutor didattici o Guide addette alla didattica)
vengono chiamate in modo differente e spesso non coerente alle attività svolte e alle responsabilità in essere.

Come chiamiamo i “formatori” degli studenti?

  1. Tutor professionale;
  2. Tutor dedicato del Corso di Laurea;
  3. Tutor didattico;
  4. Tutor universitario;
  5. Tutor d’aula;
  6. Tutor;
  7. Tutor della didattica professionale;
  8. Tutor pedagogico;
  9. Coordinatore didattico di anno;
  10. Tutor di tirocinio;
  11. Tutor clinici;
  12. Collaboratore del coordinatore del corso;
  13. Tutore di corso.

Al di là della denominazione, da dove provengono gli attuali Tutor?

Per la stragrande maggioranza (87%) dalle Aziende sanitarie locali e/o da Aziende Ospedaliere. Solo il 13% è fonte diretta dell’Ateneo che gestisce il Corso di Laurea in Infermieristica. Tra di loro vi sono Tutor che sono in attività da soli 3 anni, mentre altri che ricoprono questo ruolo da circa 25 anni. La media nazionale è di 11,6 anni.

E quelli dei tirocini clinici?

Anche in questo caso la denominazione delle figure coinvolte nella formazione degli Studenti Infermieri è variegata:

  1. Guida di tirocinio;
  2. Assistente di tirocinio;
  3. Tutor clinici;
  4. Tutor di tirocinio;
  5. Referente di tirocinio;
  6. Infermieri Guida;
  7. Tutor;
  8. Supervisori di tirocinio;
  9. Infermieri con funzioni di tutorato;
  10. Tutor di tirocinio (Coordinatori infermieristici dell’U.O.);
  11. Mentore (funzione di coordinamento del gruppo delle guide).

Come vengono reclutati i Tutor del Corso di Laurea?

Quando provengono dall’Asl o dall’Azienda Ospedaliera vengono selezionati attraverso 4 modalità diverse:

  • per titoli;
  • per titoli e colloquio;
  • attraverso l’emanazione di un bando di concorso;
  • chiamata diretta.

Nel caso a selezionarli fosse l’Università:

  • quasi sempre per chiamata diretta;
  • attraverso l’emanazione di un bando di concorso.

I tutor vengono nominati formalmente dal Consiglio di Corso, su indicazione del Direttore del Cdl e in collaborazione con il Coordinatore di Unità Operativa. La durata dell’incarico è quasi sempre triennale.

Quali caratteristiche deve avere un Tutor dedicato?

Stando a quanto emerse nel corso dell’incontro milanese:

  • Appartenenza al Profilo Professionale e iscrizione all’Albo Nazionale (FNOPI);
  • Anzianità di servizio dai 3 ai 10 anni;
  • Laurea Magistrale o Master in coordinamento.

Costituiscono titoli preferenziali:

  • Laurea Magistrale o formazione post-base;
  • Master in coordinamento/corsi di perfezionamento nella didattica tutoriale;
  • Esperienza nella didattica, clinica, formazione avanzata e pubblicazioni;
  • Colloquio, su preparazione teorica e motivazione.

Le Università e le Aziende prevedono delle forme di incentivazione per chi si occupa di questo settore?

Quasi nulla se non qualche attestato e/o Ecm. Dall’appuntamento lombardo è emerso, infatti, che:

  • il 3% di loro percepisce circa 1000 euro all’anno (oltre allo stipendio base di un Infermiere);
  • il 3% guadagna la Posizione Organizzativa;
  • il 3% ottiene un minimo di straordinario;
  • il 6% viene risarcito per le attività di laboratorio;
  • il 6% per il tutorato in aula;
  • l’8% partecipa a Progetti Obiettivo con retribuzione delle spese;
  • il 14% percepisce una Indennità di Coordinamento mensile;
  • il 17% agevolazioni per la partecipazione a corsi di formazione;
  • il 17% Ecm per tutorato;
  • il 23% non percepisce alcunché.

Come vengono reclutati invece le Guide di Tirocinio o Tutor clinici?

La durata dell’incarico è mediamente di 1 anno e vengono indicati/selezionati tramite:

  • Direttore del Corso di Laurea in collaborazione con il Coordinatore di U.O.;
  • Direttore del Corso di Laurea;
  • Coordinatore di U.O.;
  • Bando;
  • Nomina formale in Consiglio di Corso;
  • Nomina da parte dell’Azienda.

Quali requisiti sono necessari per tale ruolo?

Essenzialmente:

  • appartenenza al Profilo Professionale e iscrizione all’Albo Nazionale (IPASVI);
  • esperienza clinica da 1 a 5 anni nella realtà operativa specifica;
  • anzianità di servizio nell’Azienda di almeno 3/5 anni;
  • rapporto di lavoro a tempo indeterminato;
  • assenza di procedimenti disciplinari;
  • Valutazione aziendale.

Ci sono dei titoli preferenziali?

Dalla conferenza è emerso di si. Nello specifico:

  • aver frequentato specifico corso di formazione;
  • essere in possesso di un Master in coordinamento;
  • essere in possesso di un Master in tutorato;
  • aver conseguito la Laurea Magistrale;
  • sono ben apprezzate: la disponibilità, le motivazione e le attitudini del candidato;
  • il customer studenti.

Le Università e le Aziende prevedono delle forme per chi riveste il ruolo di guida in clinica?

Pochissimo:

  • il 3% ottiene un gettone forfettario di 100 euro;
  • il 6% partecipa a progetti aziendali;
  • il 6% amplia il proprio curriculum professionale;
  • il 9% partecipa a Corsi di Formazione per tutorato;
  • il 12% ottiene compensi per attività didattiche o di laboratorio per un massimo di 20 ore all’anno;
  • per il 20% non è previsto alcun incentivo;
  • il 44% ottiene Ecm per tutorato.

Ma qual è il rapporto tra tutor e studenti in Italia?

Dipende dalla regione e dal Corso di Laurea in Infermieristica. Comune i numeri sono distinti e distanti tra loro: si va da un minimo di 10 discenti ad un massimo di 490
studenti.

E quali sono le aree di responsabilità del Tutor e della Guida di tirocinio?

A seconda del sistema in cui è collocato il Corso di Laurea e il relativo organigramma, della filosofia di insegnamento clinico presente e delle risorse cambiano molto le responsabilità su
processi ampi o specifici, di anno di corso, più orientati alla clinica o alla didattica.

In sostanza, il Tutor Universitario si occupa o dovrebbe occuparsi mediamente di:

  • supervisione indiretta;
  • supervisione diretta e modelling;
  • progettazione singole esperienze cliniche;
  • creazione e mantenimento dei rapporti con le sedi di tirocinio;
  • valutazione e certificazione;
  • consulenza e sviluppo delle capacità delle guide di tirocinio;
  • didattica e laboratori.

La Guida di Tirocinio, invece:

  • creazione delle condizioni ottimali di apprendimento;
  • garanzie di sicurezza per lo studente e il paziente;
  • progettazione attività di esercitazione;
  • supervisione diretta e modellig;
  • progettazione singole esperienze cliniche;
  • valutazione formativa (talvolta certifica pure);
  • attività di esercitazione.

I modelli tumorali implicano una stretta collaborazione e uno continuo feedback tra 2 sistemi molto complessi: quello Universitario e quello dei Servizi Sanitari Nazionali, Regionali e Locali.

Lo studio ha permesso di far emergere gli Elementi del modello-tipo di tutorato clinico che verte su:

  • Responsabilità nel processo formativo;
  • Figure e Ruoli;
  • Competenze cliniche e tutoriali per insegnamento clinico;
  • Risorse economiche;
  • Attuazione di percorsi formativi.

In sostanza cosa è emerso dalle interviste?

Vi sono vari fattori che influenzano i dati emersi e uniformare il tutto giungendo ad un Modello unico di tutorato è assai complesso:

  • per prima cosa la grande variabilità nella struttura, funzioni e modalità di realizzazione del tutorato;
  • poi le diversità delle espressioni di partnership attivate: l’impianto organizzativo in cui è collocato il Corso di Laurea in Infermieristica e il rapporto numerico tra studenti e Tutor sembrano influenzare molto il modello;
  • inoltre vi sono diversi ruoli e responsabilità tra studenti e figure di riferimento circa la supervisione, l’insegnamento e la valutazione;
  • per non parlare poi della variabilità del modello legato all’anno di corso e alle realtà cliniche.

La ricerca, tuttavia, ha reso chiara l’idea che vi sono due Modelli prevalenti:

  • la modalità di affiancamento ad un infermiere della sede di tirocinio e Tutor universitario con diverse funzioni e livelli di presenza;
  • il Coordinatore Infermieristico di reparto ha la responsabilità e affida l’incarico all’infermiere in turno.

In conclusione

Il risultato non è stato proprio entusiasmante. A quanto si è appreso a tutti gli studenti delle università intervistate è garantito il tutorato, seppure con forme, intensità e modalità molto differenti tra di loro. Poi esiste un sistema di tutorato ampiamente riconosciuto e generalmente formalizzato.

Allora perché tanta variabilità d’offerta formativa tra le varie sedi (42 Università in Italia)?

La variabilità dipende da vari fattori:

  • dalla collocazione nel sistema aziendale o universitario;
  • dal supporto economico;
  • dalle forme di incentivazione;
  • dalle responsabilità del tutor universitario (occorre dettagliare le funzioni) e collocazione (dove sta prevalentemente) in clinica e presso la sede universitaria?

Quali le possibili piste future per uno studio ancora più specifico?

Per prima cosa, hanno riferito a Milano i referenti del progetto, occorrerà dettagliare la mappatura ed analisi delle funzioni e responsabilità del tutor universitario; poi coinvolgere i tutor quali attori principali (non sono stati intervistati in questa prima analisi); per esempio qual è il loro punto di vista? Quali sono le loro attese? Quali le difficoltà o complessità maggiori che vivono nella loro funzione.

E non è tutto il progetto su intitolava “Valorizzazione del tutorato”. E’ bene farlo, ma quali sono le strategie da adottare? Forse ipotizzare un profilo di competenza condiviso che possa
essere recepito nei protocolli d’intesa? E per finire, quale l’efficacia reale del tutorato?

In letteratura poche prove sugli attuali modelli di supervisione o di confronto tra modelli con risultati contrastanti, molto sulla percezione o soddisfazione e poco più.

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