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domenica, Febbraio 5, 2023
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Carenza Infermieri e di iscrizioni all’Università. Mastrillo analizza i dati al 6° Forum Mediterraneo Sanità.

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Continua la carenza di Infermieri e iscritti all’Università al CDL in Infermieristica. Mastrillo analizza i dati al 6° Forum Mediterraneo Sanità.

Nei giorni di fine settembre si è tenuto a Bari il 6° Forum Mediterraneo in Sanità e fra i molti, interessanti ed attuali argomenti affrontati, è stato analizzato il dato relativo alla carenza di infermieri in Italia. In particolare, è interessante riprendere i dati forniti sulla questione da Angelo Mastrillo, Professore a contratto in Organizzazione delle Professioni sanitarie nel Corso di Laurea in Tecniche di Neurofisiopatologia a Bologna.

Nel suo ruolo di Segretario aggiunto presso la Conferenza Nazionale dei Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie, Mastrillo mette da tempo a disposizione i dati relativi alle disponibilità di posti e le relative domande presentate per i vari corsi di laurea del settore.

In un grafico sicuramente molto chiaro agli occhi degli addetti ai lavori, Mastrillo ha fornito dati concreti e di facile lettura, dove è possibile notare come le domande al corso di laurea per infermiere (dati nazionali) siano diminuite rispetto all’anno precedente. Non si tratta di una novità assoluta: un altro calo si era avuto dopo i “picchi” degli anni dal 2010 al 2013; ma, e questa è la prima volta, le domande dei candidati non sono solo diminuite, ma sono risultate inferiori al numero di posti richiesti dalla FNOPI.

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Infatti, la Federazione degli Ordini delle Professioni Infermieristiche ha proposto 29.136 posti in tutta Italia, suddivisi nelle varie Università, mentre le domande dei candidati sono state “solo” 26.130, oltre 3.000 in meno (e certamente questo numero è destinato a diminuire, come accade in ogni concorso, quando non tutti coloro che manifestano intenzione di esserci sono poi effettivamente presenti).

È vero che le Università, complessivamente, hanno messo a disposizione solamente 19.659 posti, in quanto le strutture non consentirebbero un ulteriore aumento delle possibilità di accoglienza e formazione: sono quasi 5.000 posti in più rispetto al 2016/2017, quando i posti a disposizione per Infermieristica erano giunti al di sotto dei 15.000.

Ancora una volta, si resta fortemente perplessi di fronte ai numeri, in generale, e di fronte alle capacità di reazione verso un problema annoso, quello della carenza nazionale di infermieri, che FNOPI segnala e denuncia ormai da parecchio tempo.

Nel 2010 erano state presentate 45.000 domande per diventare infermiere a fronte di soli 15.000 posti a disposizione: il rapporto era dunque di 1:3.

Oggi il rapporto è di poco superiore ad 1:1 ma, oltre al confronto numerico, preme sottolineare che nessuno, a livello di programmazione e pianificazione, ha pensato di invertire la rotta: dal 2010 al 2018 le domande per accedere al corso di laurea per infermiere si sono dimezzate, ma non ci sono stati interventi strutturali della politica nazionale per cercare di tamponare il fenomeno.

Anzi, alcune decisioni, peraltro attese e anche condivisibili, come lo sblocco delle pensioni (“quota 100” e non solo) ha favorito l’aumento dei posti mancanti nella professione; e oggi appare complesso riuscire ad applicare le poche strategie normative emesse, come quella contenuta nel PNRR- missione 6, che prevede l’arrivo di infermieri di famiglia e comunità.

Dove possono essere “recuperate” queste preziose figure? Se siamo in una condizione di deficit quantitativo della figura, qualunque nuova ipotesi occupazionale (cioè qualcosa costruito ex novo, non ancora attuato ad oggi) o non può essere praticata o, se viene attivata, lo fa andando a scoprire altri ambiti di assistenza, di attività, di standard.

Da anni FNOPI ha una chiara posizione al riguardo: per invertire questa rotta servono sicuramente più posti a disposizione nel percorso formativo, insieme ad un aumento dei posti da Professore associato che possono aiutare lo sviluppo della costruzione di nuovi professionisti. Ma soprattutto serve poter rendere accattivante ed attrattiva la scelta di diventare infermiere, nei confronti dei giovani neo diplomati, che si affacciano alle scelte per il loro futuro.

A complicare le cose, si può osservare nella nostra Società un generale atteggiamento di “distacco” dalle professioni di aiuto rispetto ad alcuni anni fa; come se la narrazione del Covid (intesa come la generale esaltazione di alcune figure professionali, che si sono molto impegnate nella lotta alla malattia, anche con “caduti sul campo” in numeri molto importanti) oggi abbia prodotto una sorta di riflusso che porta a rivedere la considerazione nei confronti di professioni decisamente impegnative.

Tornando al precedente passaggio, per rendere più attrattiva la professione è evidente che serve una maggiore considerazione del ruolo dell’infermiere: lo si può fare soltanto riconoscendo, anche economicamente, la responsabilità importante del profilo e permettendo a chi, nella professione, diventa esperto in un determinato settore di avere il giusto riconoscimento ed uno sviluppo di carriera.

Già oggi molti setting assistenziali sono “infermiere- dipendenti”; sono imprescindibili le presenze di infermieri esperti in queste realtà dove, se questi professionisti non si presentassero in servizio, nessuno li potrebbe sostituire.

Tutto ciò deve essere riconosciuto e considerato. Così come vanno sostenute e sviluppate tutte quelle opportunità organizzative che potrebbero, grazie agli infermieri, cambiare in buona parte a favore dei cittadini le sorti della nostra società e delle offerte assistenziali e di cura: si pensi all’infermiere scolastico, al già citato infermiere di famiglia e comunità, all’infermiere di quartiere.

Tutte innovazioni che andrebbero a riversare sul cittadino una maggiore offerta di cura, e che potrebbero sicuramente rendere la figura molto competitiva sul mercato del lavoro, visto che andrebbero a configurare scelte occupazionali molteplici ed anche piuttosto distanti dalla vecchia immagine, stereotipata, dell’infermiere di corsia (raccontata male, e ancor peggio compresa).

E a proposito di quest’ultimo, che sappiamo bene essere un baluardo indispensabile per la qualità delle cure nelle strutture sanitarie, per l’infermiere in degenza sulle 24 ore si devono incentivare in qualche modo le attività che spesso tengono distanti dalla scelta di essere infermiere molti giovani: turni notturni o festivi, pronte disponibilità, programmazioni dei congedi talvolta obbligate; il giusto indennizzo all’obbligo di esclusività.

È infine necessario sottolineare un aspetto che sfugge troppo spesso, quando a raccontare queste vicende sono organizzazioni di categoria: una maggiore attenzione alla figura dell’infermiere in Italia oggi è indispensabile non tanto e non solo per chi è oggi infermiere, o per chi sceglierà di esserlo domani; ma è strategica per migliorare le sorti e la qualità di cura del nostro servizio sanitario, Esattamente come avviene con la gestione del rischio clinico, per restare in tema di sanità: prevenire un incidente o evitare un errore porta un vantaggio agli assistiti e agli operatori. Qui il tema, lo scopo e le finalità sono analoghe: migliorare le condizioni degli infermieri, per averne nei numeri necessari, con i giusti riconoscimenti, e nell’interesse della società tutta, oltre che della professione.

Le slide di Angelo Mastrillo a Bari

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