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Dietrofront definitivo sulla tassazione degli straordinari in reperibilità. Dopo il caos delle buste paga “tagliate” di novembre, arriva il chiarimento del Governo: le ore lavorate in chiamata rientrano nei benefici fiscali. Ora le Aziende dovranno restituire il maltolto.
Sospiro di sollievo per migliaia di infermieri italiani. La vicenda dei conguagli fiscali che ha decurtato pesantemente gli stipendi di novembre (in alcuni casi fino a tre quarti della retribuzione) è arrivata a una svolta decisiva.
Palazzo Chigi ha smentito l’interpretazione restrittiva dell’Agenzia delle Entrate, chiarendo una volta per tutte che anche le ore lavorate durante la pronta disponibilità rientrano nella detassazione agevolata al 5% prevista dalla Legge di Bilancio 2025.
Il caos di novembre: cosa era successo.
Tutto è nato da una lettura burocratica delle norme da parte dell’Agenzia delle Entrate, recepita prontamente da alcune Aziende Sanitarie (come quelle di Cosenza e Crotone). Secondo questa interpretazione, le ore di lavoro effettuate a seguito di una chiamata in reperibilità non potevano godere dello sconto fiscale al 5% riservato agli straordinari “classici”, ma dovevano essere tassate con l’aliquota piena (spesso superiore al 30%).
Il risultato? Conguagli immediati e stipendi di novembre prosciugati, scatenando la rabbia dei professionisti e dei sindacati, con il Nursind in prima linea nel denunciare l’accaduto.
Perché Palazzo Chigi ha dato ragione agli infermieri.
Il Governo ha ristabilito l’ordine basandosi sulla realtà contrattuale, spazzando via i dubbi interpretativi. Il ragionamento è limpido e si fonda sul CCNL Comparto Sanità 2019-2021:
- Articolo 44 (Pronta Disponibilità): Stabilisce che, se l’infermiere viene chiamato in servizio mentre è reperibile, quelle ore sono retribuite come lavoro straordinario.
- Articolo 47 (Straordinario): Conferma che nel conteggio dei limiti di straordinario rientra anche il lavoro prestato durante la reperibilità.
Di conseguenza, se contrattualmente è straordinario, fiscalmente deve godere della detassazione al 5%. La relazione tecnica della Legge di Bilancio, infatti, non fa distinzioni sulla “causa” dello straordinario, ma guarda al monte ore totale.
Cosa succede adesso: rimborsi e stop ai prelievi.
Il chiarimento di Palazzo Chigi ha un effetto immediato: le Aziende Sanitarie che hanno applicato la tassazione maggiorata devono fare marcia indietro.
- Stop ai prelievi: Le future buste paga non dovranno subire decurtazioni.
- Restituzione: Le somme indebitamente trattenute a novembre dovranno essere restituite agli infermieri nel più breve tempo possibile.
Il Nursind ha già intimato alle ASP coinvolte di procedere alle rettifiche, chiudendo una parentesi che il sindacato ha definito “ingiustificabile”.
L’amara riflessione.
Se la vicenda si chiude con una vittoria normativa, resta l’amaro in bocca per la fragilità economica della categoria. È bastato un errore interpretativo di un ufficio fiscale per mettere in ginocchio centinaia di famiglie, evidenziando come gli stipendi degli infermieri — già erosi dall’inflazione e non adeguati alle responsabilità — non abbiano alcun margine di sicurezza per assorbire colpi di questo tipo.
Il diritto è stato ristabilito, ma il segnale d’allarme sulla tenuta sociale della professione resta acceso.

