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Come gestire correttamente le lesioni cutanee da Acari? Ecco come deve essere impostata correttamente l’Assistenza Infermieristica di fronte a questo tipo di problema di salute.

Gli acari non sono insetti come molti credono, ma artropodi appartenenti all’ordine Acarina, classe Arachnida. Appartengono, infatti, alla famiglia degli aracnidi.

Si possono distinguere tra gli acari:

  • acari delle piante;
  • acari del legno;
  • acari degli animali;
  • acari della polvere.

Gli acari sono piccolissimi e non possono essere visti ad occhio nudo.

Dal punto di vista epidemiologico gli acari sono distribuiti in tutto il mondo e allo stesso modo colpiscono tutte le età, le etnie e le classi socio-economiche nei climi diversi.

Possono svilupparsi e proliferare in ambienti domestici caldo umidi, ma anche in materassi, tappezzeria, rifiuti organici, mensole e così via, o in spazi esterni come piante e legno. Si sviluppano negli ambienti di casa perché si nutrono di cellule morte e forfora, per questo motivo è facile trovarli in materassi, cuscini, asciugamani non correttamente puliti e sanificati. Gli acari preferiscono luoghi caldi e umidi e in alcuni casi possono mordere direttamente anche gli esseri umani per nutrirsi.

Ci sono vari generi di acari che mordono. Le larve di Trombiculidae sono probabilmente le più diffuse. Queste piccole larve sono ubiquitarie in tutti gli ambienti esterni, eccetto che nelle regioni aride. Pungono, si nutrono nella cute e poi si staccano. Al di fuori degli Stati Uniti, le larve possono causare Orientia tsutsugamushi (Tifo fluviale). Esse non penetrano nella cute, ma date le loro piccole dimensioni, non sono facilmente visibili sulla superficie cutanea.

Le comuni specie di acari che mordono e scavano nella pelle comprendono i Sarcoptes scabiei, che causano la scabbia, e gli acari Demodex, che causano una dermatite simile alla scabbia (a volte indicato come rogna).

La dermatite è provocata da acari che occasionalmente mordono l’uomo, ma che ordinariamente sono ectoparassiti di uccelli, roditori o di animali domestici e da acari presenti nei vegetali o negli alimenti conservati o nel cibo.

Infatti:

  • gli acari degli uccelli mordono le persone che maneggiano il pollame vivo o gli uccelli domestici o che hanno nidi di uccelli sulle loro abitazioni;
  • gli acari dei roditori, dei gatti, dei cani (specialmente cuccioli) e dei conigli possono mordere le persone;
  • gli acari della rogna suina (S. scabiei var suis) provenienti da allevamenti di suini o suini da compagnia, possono anche mordere gli esseri umani.

Il prurito causato dall’acaro della polvere (Pyemotes tritici) è spesso associato alle sementi, alla paglia, al fieno e ad altri materiali vegetali. E’ un parassita degli insetti a corpo molle che sono o sono stati presenti in tali materiali. Questi acari spesso mordono le persone che maneggiano i materiali infestati. I lavoratori dei granai, le persone che maneggiano i semi delle Graminacee o il fieno delle Graminacee, e le persone che costruiscono composizioni di piante essiccate sono particolarmente a rischio.

Le dermatite allergiche o il prurito del droghiere sono causate da svariate specie di acari associati ai prodotti del grano immagazzinati, formaggi, e altri alimenti. Questi acari non mordono, ma causano dermatiti allergiche perché le persone diventano sensibilizzate agli allergeni degli acari o ai loro prodotti di scarto.

Gli acari della polvere non mordono ma si nutrono delle cellule cutanee eliminate sui cuscini, sui materassi e sul pavimento (specialmente sui tappeti). Sono un grosso problema, perché molti soggetti sviluppano un’ipersensibilità polmonare agli allergeni dell’esoscheletro e delle feci degli acari della polvere.
La maggior parte dei morsi, causa varie forme di dermatite pruriginosa. Il prurito dovuto ai morsi di larva è particolarmente intenso.

Gli effetti sui tessuti intorno alla puntura variano per gravità.
L’ approccio terapeutico alle lesioni prevede innanzitutto la correzione della patologia di base, quindi, il trattamento locale della ferita ed, infine, l’analisi delle problematiche che riguardano il paziente in modo più diretto (qualità di vita, gestione del dolore, compliance al trattamento).

Una lesione, a causa della perdita della continuità cutanea e della presenza di tessuto necrotico, è in ogni caso un terreno ideale per la moltiplicazione dei germi. L’infezione è il principale nemico di una ferita, in quanto ne ritarda la guarigione favorendone la cronicizzazione.

Un paziente con resistenze limitate a causa di malattie concomitanti, dell’assunzione di farmaci o dell’età avanzata può sviluppare un’infezione più facilmente di un paziente in buone condizioni generali. Perciò la resistenza dell’ospite deve essere sempre valutata ricercando ed esaminando in ciascun paziente tutti i fattori locali e o sistemici che potrebbero ostacolare la guarigione di una ferita. I fattori locali che incrementano il rischio di infezione di una ferita includono alcune caratteristiche della ferita stessa come l’estensione, la profondità, la posizione e la durata nel tempo. Per esempio una ferita ampia è associata a una maggior compromissione dell’ospite e di conseguenza a un più elevato rischio di infezione (Dow et al. 1999). Come sulla cute integra, anche nelle lesioni cutanee è possibile rilevare la presenza di numerose specie microbiche. Sulle lesioni cutanee acute (ferite chirurgiche, ustioni, ascessi, ecc.) la presenza di batteri ha un significato clinico importante in rapporto al ritardo della guarigione e allo sviluppo di infezione locale e o alla disseminazione setticemica. In una ferita cronica, invece, la presenza di batteri di per sé non indica necessariamente che si sia verificata un’infezione o che questa pregiudicherà la guarigione della ferita (Kerstein 1997; Dow et al. 1999).

Sulla cute degli esseri umani si è adattato a vivere un Acaro dal nome “Sarcoptes scabiei“. Non si sa quando questo parassita abbia scelto di vivere in unione con gli uomini, sta di fatto che oggi la sua esistenza è indissolubilmente legata all’uomo. In altre parole può sopravvivere solo sugli umani e non su altri animali. La scabbia è una dermatosi parassitaria contagiosa, trasmessa per contatto. Gli acari, lontano dall’ospite umano possono vivere oltre le 72 ore.

Una caratteristica fondamentale che rende la scabbia molto riconoscibile sono delle lesioni che si formano sulla pelle chiamate cunicoli scabbiosi, si parla di una sorta di microscopiche gallerie di circa 2-3 millimetri e di colore biancastro che servono ai parassiti femmine per deporre le uova.

Le larve attive emergono dopo 3-4 giorni e invadono la cute circostante.

L’infestazione dall’acaro della scabbia si manifesta con eruzioni cutanee pruriginose, dovute alla reazione allergica determinata dall’assorbimento degli escrementi degli acari nei capillari della pelle. Le complicazioni della scabbia si limitano a lesioni da grattamento che si possono sovrainfettare. Il prurito è generalizzato e avvertito specialmente di notte.

Le tane superficiali della scabbia di solito si trovano nelle seguenti zone:

  • mani;
  • piedi;
  • polsi;
  • gomiti;
  • schiena;
  • glutei;
  • genitali.

Pertanto, i quattro sintomi clinico- diagnostici patognomonici sono:

  • cunicoli;
  • lesioni specifiche o aspecifiche nelle sedi tipiche per sesso ed età;
  • prurito intenso soprattutto notturno;
  • contagiosità (familiari o altre persone a contatto).

La diagnosi di scabbia si fonda sui reperti clinici e sull’anamnesi. A causa delle varianti cliniche con cui l’infestazione può presentarsi e per la somiglianza con altre malattie cutanee generalizzate pruriginose, la diagnosi può risultare problematica. A volte i cunicoli sono alterati o distrutti dal grattamento e terapie topiche precedenti parzialmente efficaci possono averne ridotto il numero o renderne difficoltosa la localizzazione. Se la diagnosi è dubbia, è opportuno rintracciare l’acaro, le uova o campioni dei suoi escrementi (es. tramite estrazione con un ago, raschiamento della superficie cutanea con una lama) da destinare all’esame microscopico, ma queste tecniche richiedono l’intervento di un operatore esperto e la visibilità delle gallerie. Inoltre, sono relativamente frequenti i falsi negativi.

In caso di sospetto di scabbia, il trattamento può risultare quindi opportuno anche in assenza o con negatività dell’esame microscopico di conferma.

Il trattamento consiste:

  • primo giorno: bagno caldo con spugna ruvida o guanto di crine applicazione di sostanza antiscabbiosa; Benzoato di benzile da applicare mattina e sera per tre giorni consecutivi;
  • quarto giorno: rifare bagno caldo con preparati emollienti. Se continua il prurito rassicurare il paziente, prescrivere un antistaminico per os per tre-quattro giorni, continuare con i bagni emollienti e prescrivere emollienti se la cute appare xerotica.

Questo tipo di trattamento è stato eseguito correttamente dal personale sanitario sui migranti giunti nelle zone portuali di Taranto.

Tutti i pazienti, i loro conviventi e il personale di assistenza devono ricevere dettagliate istruzioni scritte per una corretta Educazione Sanitaria nella gestione del trattamento della scabbia e nella prevenzione del contagio. L’unico modo per prevenire le punture di acari infatti, consiste nell’evitare il contatto e la conseguente infestazione da parte di questi ectoparassiti.

Per fare ciò è necessario:

  • Evitare, per quanto possibile, il contatto diretto con pazienti infestati da acari (S. scabiei, difatti, si trasmette proprio per contatto diretto da persona a persona); Evitare il contatto e o l’utilizzo di indumenti, biancheria per la casa e asciugamani utilizzati da pazienti infestati da acari (S. scabiei, infatti, si può trasmettere anche attraverso il contatto con indumenti e biancheria; mentre Demodex spp. si trasmettono soprattutto attraverso l’uso promiscuo di asciugamani utilizzati da persone infestate);
  • Lavare indumenti, asciugamani, biancheria intima e biancheria per la casa a temperature elevate (almeno 60°C);
  • Evitare di frequentare o sostare in luoghi notoriamente infestati da acari;
  • Proteggere adeguatamente i propri animali domestici mediante l’uso di appositi antiparassitari, soprattutto se vivono sia all’esterno che in casa.

Se nonostante le suddette precauzioni si manifestano comunque punture di acari, è necessario rivolgersi al medico ed eventualmente a ditte specializzate in disinfestazioni, al fine di eliminare questi sgraditi ospiti dalla propria abitazione.
Nell’ ambulatorio di Wound Care del Distretto Socio Sanitario Unico di via Ancona è stata seguita una paziente che inizialmente sembrava avesse una dermatite, ma dopo aver eseguito una accurata anamnesi e osservazione della cute, valutando la presenza di cunicoli tra le dita delle mani, è stata gestita con il sospetto che avesse la scabbia. Ciò è stato confermato in seguito, con la visita del dermatologo. Avendo avuto tale sospetto è stata bonificato l’ ambulatorio così come prevede per legge.

Tale lesione è stata trattata con:

  • soluzione per irrigazione delle lesioni;
  • unguenti a base di zolfo;
  • terapia antibiotica prescritta dal medico come la permetrina; cortisone corticosteroide applicato sulla zona lesa;
  • antistaminici per via orale prescritti dal medico, per alleviare il prurito.

Una buona gestione delle lesioni è basata su un accurato accertamento.

Tra i diversi ambiti di interesse della disciplina infermieristica, il wound care si configura come un campo di studio e di ricerca in cui non c’è spazio all’interpretazione soggettiva, alla pratica clinica fondata su azioni abitudinali prive di fondamento scientifico.

E’ necessario che l’infermiere agisca con competenza e professionalità, adoperando decisioni cliniche-assistenziali basate su evidenze scientifiche convalidate a livello internazionale e documentando il suo operato. Una precisa valutazione della lesione, riportata su un’apposita documentazione, consente agli infermieri wound care di scegliere trattamenti appropriati e di monitorare l’evoluzione della lesione. L’evoluzione legislativa, culturale e professionale ha determinato la nascita di una nuova figura dell’infermiere, professionista autonomo, responsabile di un “campo proprio di attività”, che si prende carico dei bisogni assistenziali del cittadino in base alle competenze acquisite.

L’infermiere Wound Care quindi, è responsabile dei processi e dei risultati ottenuti dalla gestione della lesione attraverso la ricerca.

Virginia Henderson, infatti, affermava che “Per poter parlare del nursing come scienza, bisogna dimostrare che esso si presta ad essere oggetto di ricerca scientifica… Se oggi, in tutte le professioni come nell’industria, l’indagine scientifica serve a risolvere problemi e fornisce la base per le attività di programmazione, perché dovrebbe fare eccezione proprio la professione infermieristica?”

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