Pubblicità

Storia del Wound Care. Ecco come e perché è nata questa branca dell’assistenza che si basa sulla gestione scientifica delle lesioni cutanee.

L’espressione Wound Care, formata dai due termini di lingua inglese : “Wound” che significa “lesione della pelle” e “Care” che significa “prendersi cura di qualcosa o qualcuno” riassume perfettamente in due parole semplici e brevi ciò che in italiano sarebbe tradotto all’incirca come “assistenza a persone con problemi di lesioni cutanee”.

La dicitura:”assistenza”o meglio”prendersi cura” fa pensare a chi legge ad un’associazione naturale fra Wound Care e professione infermieristica in quanto, per definizione, l’infermiere è “colui che assiste, che si prende cura del malato…”.

In molte regioni del mondo sono state scoperte figure e graffiti rupestri che testimoniano come già l’uomo preistorico si prendesse cura delle proprie e altrui ferite della pelle coprendole con foglie e oggetti vari trovati in natura. Una svolta epocale che iniziò a fare un po’ più luce su questo mistero fu compiuta in Gran Bretagna nel 1969 ad opera di George D. Winter membro del dipartimento di ingegneria biomedica del Royal Orthopeadic Hospital a Stanmore (Middlesex). Egli eseguì uno studio, come parte della sua specializzazione, che servì in realtà a gettare le fondamenta del concetto moderno della guarigione in ambiente umido attraverso dei semplici ma innovativi esperimenti su animali in merito alla guarigione delle ferite. Con i risultati dei suoi esperimenti, egli di fatto pose le basi del Wound Care moderno così come lo si conosce ai giorni nostri.

L’infermiere specialista in wound care in Inghilterra (Tissue Viability Nurse, ndr) e nei paesi anglossassoni in generale fa la prescrizione su medicazioni, presidi e ausili, esegue in autonomia bendaggi, utilizza strumenti diagnostici, ecc. Anche in Spagna l’infermiere Wound Care prescrive medicazioni presidi e ausili .Considerando l’intera storia del Wound Care, si può notare come sia passato davvero pochissimo tempo da quel 1969 ma, come in molti altri ambiti, i progressi scientifici e tecnologici dell’ultimo cinquantennio abbiano fatto compiere anche nell’ambito del Wound Care dei passi enormi in avanti.

Il Wound Care oggi è in piena evoluzione e trasformazione. Si basa, infatti sulla formazione specialistica degli operatori sanitari e sempre di più sull’utilizzo di evidenze scientifiche, ossia del risultato dei più attuali e autorevoli studi di ricerca e sperimentazioni cliniche che rendono gli interventi di prevenzione e trattamento delle lesioni cutanee efficaci, efficienti, riproducibili e personalizzabili.

Nel 1993, sempre nel Regno Unito nasceva l’Evidence Based Medicine o Medicina Basata Sulle Evidenze Scientifiche. Solo cinque anni dopo (1998) in Canada veniva alla luce l’Evidence Based Nursing o Infermieristica basata sulle Evidenze Scientifiche.

Questa ventata di novità in campo sanitario, ha portato rapidamente i paesi del Regno Unito e del Nord America alla creazione di nuovi percorsi di specializzazione universitaria sia per medici che per infermieri, coinvolgendo inevitabilmente anche l’ ambito del Wound Care.

In questi paesi infatti, sono stati creati dei percorsi formativi universitari di specializzazione in Wound Care accessibili a più figure sanitarie, essendo il Wound Care una disciplina trasversale rispetto alle varie specialità mediche e infermieristiche. Si è venuta così a configurare la figura dello Specialista in Wound Care o Wound Care Specialist, con un proprio profilo professionale ben definito, riconosciuta e inquadrata all’interno dei vari sistemi sanitari nazionali. La ventata di aria nuova in ambito di Wound Care che ha investito i paesi nordeuropei e nordamericani, ha attraversato i confini italiani solamente un decennio più tardi. Per questo motivo si può affermare che nel nostro paese, all’interno del panorama sanitario nazionale, il Wound Care può essere paragonato ad un bambino in fase di sviluppo .

Sebbene in Italia vi siano presenti diverse autorevoli società scientifiche che si occupano attivamente di Wound Care facendo da anni divulgazione scientifica, aggiornamento professionale e ricerca, il Wound Care non è ancora diventato una specialità universitaria vera e propria come lo è invece nei paesi nominati precedentemente, ma è stato inserito all’interno del percorso formativo universitario come formazione post-laurea sotto forma di Master di I livello della durata variabile da uno a due anni, inserito nella facoltà di Medicina e Chirurgia con possibilità di accesso a varie figure sanitarie secondo i criteri stabiliti dall’ università di attivazione.

La figura dell’infermiere specialista viene definita attraverso la Legge 43/2006 grazie al riconoscimento della formazione post-base come definizione di competenze cliniche gestionali avanzate.

Inoltre, con il D.M. 739/94 “Regolamento concernente l’individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell’infermiere” l’infermiere:

  • partecipa all’identificazione dei bisogni di salute della persona e della collettività;
  • identifica i bisogni di assistenza infermieristica della persona e della collettività e formula i relativi obiettivi;
  • pianifica, gestisce e valuta l’intervento assistenziale infermieristico;
  • garantisce la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche;
  • agisce sia individualmente sia in collaborazione con gli altri operatori sanitari e sociali.

Un accertamento accurato, completo, tempestivo permette di individuare i problemi prioritari, quelli già compensati dall’assistito, quelli non rilevanti e quelli che saranno affrontati in seguito.

Da esso deve scaturire la collaborazione tra infermiere e persona assistita, nella risoluzione dei problemi.

L’infermiere, pertanto, viene riconosciuto come professionista con adeguate competenze. Bisogna sottolineare che una professione, per essere tale, ha bisogno di possedere determinati attributi:

teoria sistematica: notevole conoscenza sistematica acquisita durante un percorso di formazione specifico,

autorità professionale: in riferimento al Codice Civile, sussiste l’obbligo di garantire un risultato rispetto alla prestazione richiesta, sempre in ambito di autonomia,

sanzioni della comunità: riconoscimento della propria utilità sociale e, dunque, legittimazione istituzionale,

codice etico: insieme di principi etici che vincolano e guidano l’operato del professionista,

cultura professionale: garantita da gruppi formali ed informali di professionisti (ad es. associazioni, sedi formative, ecc.).

Conoscenze organizzate in un corpo sistematico di teorie e principi applicati secondo un insieme condiviso di strumenti metodologici e tecnici, lo sviluppo scientifico delle conoscenze possedute e utilizzate dagli infermieri, un linguaggio tecnico specifico e un proprio oggetto di studio alimentato dai continui aggiornamenti ottenuti dai risultati della ricerca teorica e clinica, fanno dell’infermieristica una scienza.

L’ infermiere Wound Care , inoltre,utilizza l ‘Evidence Based Nursing(EBN) . L’ EBN è un processo per mezzo del quale gli infermieri assumono le decisioni cliniche utilizzando le migliori ricerche disponibili, la loro esperienza clinica e le preferenze del paziente, all’interno di un determinato contesto di risorse disponibili.

Rappresenta, inoltre,per l’infermiere Wound Care un’ulteriore occasione di apprendimento. L’Evidence Based Nursing,infatti, è una ricerca della letteratura, un recupero sistematico della letteratura su uno specifico tema o che sia utile al raggiungimento di uno specifico obiettivo, che permette al professionista di erogare un’assistenza più efficace e più attenta al paziente, perché supportata dalle evidenze. Si hanno pertanto, risultati validi, dimostrati, generalizzabili, clinicamente rilevanti di uno studio clinico.

L’ esperto Wound Care nella gestione di un paziente con le lesioni compila la cartella infermieristica.

La cartella infermieristica è stata formalmente riconosciuta come atto pubblico a tutti gli effetti dall’ art. 69 del D.P.R. 28 novembre 1990, n.384 e l’infermiere Wound Care durante la sua stesura rappresenta un incaricato di pubblico servizio ,pertanto,a norma di legge la cartella infermieristica viene considerata un atto pubblico in senso lato.

Durante la stesura della cartella infermieristica, si devono seguire alcune regole basilari ed essa deve obbedire ai principi di:

veridicità,

completezza,

correttezza formale,

chiarezza (quest’ultima di frequente induce a facili errori che spesso sono indotti da una cattiva grafia).

L’ infermiere Wound Care ha il compito di descrivere il piano assistenziale che mette in atto per gestire il paziente che presenta lesione e, se nel caso quest’ultimo rifiuta di eseguire una particolare procedura lo specialista deve necessariamente annotarlo scrivendone anche la motivazione . Il paziente , inoltre, è tenuto a firmare il diniego . Questo nel caso in cui il paziente è capace di intendere e volere . Nel caso in cui non è capace di intendere o volere viene fatto firmare dal caregiver .

Nel contesto dell’impiego pubblico, l’infermiere Wound Care produce atti pubblici allorché certifica quanto svolto nell’esercizio della propria attività di assistenza infermieristica.

L’ esperto Wound Care può certificare un determinato stadio di una lesione da pressione, nonché le azioni di assistenza infermieristica attuate, gli strumenti e le prescrizioni adottate.

La cartella documenta dunque le attività svolte da un pubblico ufficiale, quale l’infermiere Wound Care che diventa responsabile della corretta compilazione della cartella infermieristica , della sua tenuta e della sua conservazione come da D.M. 380/2000, D.P.R. 128/1969 e soprattutto D.Lgs. 196/2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali).

Le annotazioni in essa contenute, sul piano formale e sostanziale, devono pertanto avere carattere di:

chiarezza e leggibilità: devono essere il più possibile evitate sigle ed abbreviazioni di impiego non frequente, nonché grafie non leggibili,

correttezza formale: le correzioni devono permettere di stabilire quanto sotto riportato erroneamente. E’ ammessa, dunque, solo la cancellazione con un tratto orizzontale di penna, accompagnata dalla firma dell’autore della correzione. Sono invece da escludersi l’uso del correttore,nonché di passaggi di molteplici tratti di penna, poiché, in queste ultime ipotesi, il giudice ravviserebbe un occultamento volontario della registrazione. Potrebbe pertanto, configurarsi il reato di falsità materiale in atto pubblico, ai sensi della fattispecie prevista dall’art. 476 C.P.(falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni),

tempestività o coevità rispetto al momento dell’esecuzione dell’attività assistenziale (cfr. Cass. Sez. Pen., n.18423/2005),

veridicità,

pertinenza: nella cartella non devono essere presenti apprezzamenti, commenti od opinioni personali di chi lo redige, salvo quelle strettamente inerenti alle condizioni cliniche del paziente ed all’atto assistenziale, oppure le osservazioni del paziente e dei familiari, che però vanno riportate tra virgolette,

completezza,

rintracciabilità, intesa come la possibilità di risalire all’esecutore materiale, attraverso la sua firma o sigla agevolmente riconoscibile.

Nella cartella infermieristica del Wound Care, inoltre, deve essere allegata la scheda di valutazione del dolore e la scheda di descrizione della lesione.

Da qualche anno questa tipologia di percorso formativo post-laurea del Wound Care è parte integrante dell’offerta formativa di alcuni fra i più autorevoli atenei italiani. Le denominazioni dei corsi sono diverse ma i contenuti, che pur possono differire in alcune sfaccettature di forma, nella sostanza mirano a fornire competenze derivate dal significato dello stesso termine “Wound Care” cioè fornire risposte di tipo educativo, clinico e assistenziale a persone con problematiche di lesioni cutanee.

In Italia,l’Infermiere specialista in Wound Care, contrariamente a quello che avviene in altri paesi europei, non riceve un adeguato inquadramento professionale e contrattuale all’interno dei contratti collettivi di sanità pubblica e privata del Sistema Sanitario Nazionale. Esercita una competenza specifica nell’area assistenziale clinica, nell’ambito della prevenzione e cura delle lesioni cutanee, oltre che nell’utilizzo delle medicazioni cosiddette “avanzate”. Presta, inoltre, la propria opera nei settori assistenziali, organizzativi e gestionali per realizzare un’assistenza orientata al paziente e impegnata nello sviluppo delle strutture e delle tecnologie, agisce con autonomia professionale, assumendosi la diretta responsabilità del processo di cura.

L’infermiere specialista nella cura delle ferite è responsabile di accertare i rischi e di valutare le lesioni difficili che non presentano segni di infezione generale, segni di ipoperfusione secondaria a patologia arteriosa e da segni di patologia venosa. Ha il compito non solo di guarire le lesioni ma anche di prevenirle mettendo in atto tutte le sue competenze per tutelare la salute dei pazienti . Lo specialista, inoltre, ha un ruolo fondamentale anche nella ricerca e nella gestione dei progetti, collaborando a progetti intra e inter-aziendali, eseguendo studi di rilevazione statistica o epidemiologica.

È responsabile infine, dell’organizzazione, della consulenza e dell’assistenza ai pazienti con lesioni cutanee all’interno dei servizi infermieristici aziendali, ed è referente di Unità Operativa e o dell’ ADI per le problematiche relative al wound care.

Bibliografia.

Ayello, E. A., Capitulo, K. L., Fife, C. E., Fowler, E., Krasner, D. L., Mulder, G., … Yankowsky, K. W. (2009). Legal issues in the care of pressure ulcer patients: key concepts for health care providers: a consensus paper from the international expert wound care advisory panel. Journal of Palliative Medicine, 12(11), 995–1008.

Bellingeri, A. et al. (2002). Wound Management in home care Italy. Ewna Journal, 2(1), 27-30.

Bennett, G., Dealey, C., & Posnett, J. (2004). The cost of pressure ulcers in the UK. Age and Ageing, 33(3), 230–235.

Berlowitz, D. (2014). Incidence and Prevalence of Pressure Ulcers. Springer, 19–26.

Chaboyer W, Bucknall T, Webster J3, McInnes E, Gillespie BM, Banks M, Whitty JA, Thalib L, Roberts S, Tallott M, Cullum N, Wallis M. The effect of a patient centred care bundle intervention on pressure ulcer incidence (INTACT): A cluster randomised trial. Int J NursStud, 2016;23(64):63-71. doi: 10.1016/j.ijnurstu.2016.09.015.

Cesa S, Casati M, Galbiati G, Colleoni P, Barbui T, Chiappa L, Capitoni E. Gli esiti sensibili alle cure infermieristiche e i sistemi elettronici per la raccolta di dati clinici: una revisione della letteratura. L’Infermiere, 2014;3:37-45.

DiCenso A, Cullum N, Ciliska D. Implementing evidence based nursing: some misconceptions [Editorial]. Evidence Based Nursing 1998; 1:38-40.

Jenkins, M. Lou, & O’Neal, E. (2010). Pressure ulcer prevalence and incidence in acute care. Advances in Skin & Wound Care, 23(12), 556– 9

Reeves, S., Boet, S., Zierler, B., & Kitto, S. (2015). Interprofessional Education and Practice Guide No. 3: Evaluating interprofessional education. Journal of Interprofessional Care, 29(4), 305–12.

Thomas, A. (2012). Assessment of nursing knowledge and wound documentation following a pressure ulcer educational program in a long-term care facility: a capstone project. Wound Practice and Research, 20(3), 142-158.

Van Rijswijk, L., & Polansky, M. (1994). Predictors of time to healing deep pressure ulcers. Ostomy/wound Management, 40(8), 40–2, 44, 46–8 passim.

Veerapen, K., & Purkis, M. E. (2014). Implications of early workplace experiences on continuing interprofessional education for physicians and nurses. Journal of Interprofessional Care, 28(3), 218–25.

1 COMMENT

Comments are closed.