L'OSS non può gestire medicazioni avanzate, perché non ne conosce i principi curativi e non ne ha le competenze.
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Il fondamentale ruolo del caregiver nella gestione delle lesioni cutanee e delle ferite durante la Pandemia da Coronavirus. Wound Care ai tempi del Covid-19.

Caregiver è un termine anglosassone entrato ormai stabilmente nell’uso comune che indica “Colui che si prende cura” e si riferisce a tutti i familiari, amici e persone con ruoli diversi che assistono la persona con patologie che non la rendono in grado di soddisfare i propri bisogni in modo autonomo.

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Il Caregiver è il responsabile attivo dell’assistenza e il suo compito è quello, di farsi carico del benessere della persona che necessita di cure in una situazione di momentanea o permanente impossibilità. Il termine caregiver indica “colui che presta le cure e che si prende cura” (Bachner YG, 2009). A lui compete il farsi carico del benessere della persona che in quel momento si trova in una situazione di momentanea o permanente impossibilità. La definizione di caregiver è molto ampia: può indicare una persona che si prende cura di un’ altra non autosufficiente o di un portatore di handicap, oppure soltanto indicare una persona che fa compagnia o offre una presenza affettiva ad un’altra persona bisognosa di ciò. Il caregiver può essere anche un familiare, in questo caso si parla di caregiver naturale o primary caregiver, oppure una persona estranea al nucleo familiare. La collaborazione tra caregivers e professionisti dell’assistenza può diminuire lo stress del caregiver migliorandone l’autostima nel gestire i problemi comportamentali quotidiani e acquisire, a lungo andare, la capacità di affrontare l’aggravarsi della malattia. Questa collaborazione si rivela particolarmente utile in un modello di intervento di tipo domiciliare che necessita di sviluppare modalità di adattamento ai vari ambienti fisici e sociali. Il concetto di approccio terapeutico centrato sul malato e fondato su un rapporto di collaborazione è il fattore che assicura un buon esito al trattamento. L’efficacia del supporto dipende dalla possibilità di fornire alla famiglia uno staff specialistico capace di intervenire (Hollander MJ, 2009).

Il caregiver sta diventando una figura assistenziale sempre più in crescita nei paesi industrializzati.

In Italia una delle prime leggi sul caregiver fu la Legge 328/00 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”. In alcuni Decreti Ministeriali, è stato assunto il termine di caregiver familiare: Decreto ministeriale 11 novembre 2011 (GU 22 maggio 2012, n. 118), Decreto ministeriale 6 giugno 2012 (GU 20 giugno 2012, n. 142), Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali del 20 marzo 2013 (Gazzetta Ufficiale Repubblica Italiana 25 luglio 2013, n. 173). La Legge Regionale dell’Emilia Romagna 12 Marzo 2003, n.2 “Norme per la promozione della cittadinanza sociale e per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”, ha introdotto un riconoscimento a livello sociale del ruolo del caregiver. Nel 2012 è intervenuta l’Assemblea Legislativa che impegna la Giunta a realizzare specifiche attività per promuovere la sensibilizzazione, la consapevolezza e la valorizzazione del ruolo del caregiver anche a livello più generale, di comunità, di amministratori, di società civile, mondo produttivo. Ad oggi, nonostante le numerose proposte che sono state presentate (specie negli ultimi anni), in Italia non esiste una legge specifica a tutela dei caregiver. Di conseguenza , a tale figura spettano solo le tutele previste dalla legge 104/1992 e dal decreto legislativo n. 151/2001, tra le quali spiccano , nei casi in cui l’ assistito si trovi in una condizione di disabilità grave , i tre giorni mensili di permesso retribuito dal lavoro e la possibilità di beneficiare di un congedo straordinario retribuito della durata massima di due anni.

Le responsabilità del caregiver ha delle ripercussioni sulla sua stessa vita, dal momento che la cura quotidiana del paziente richiede un enorme impegno in termini di fatica e risorse.

Le attività normalmente svolte dal caregiver nell’assistere persone non più in grado di svolgere le cosiddette “attività di vita quotidiana” possono essere suddivise in:

  • Basilari: alimentarsi, lavarsi, vestirsi, usare la toilette, muoversi in casa
  • Strumentali: utilizzare il telefono, fare acquisti, preparare il cibo, governare la casa, lavare la biancheria, assumere in modo appropriato medicinali e gestire il denaro.

Sempre più spesso, tuttavia, il caregiver è impegnato nel fornire prestazioni di carattere sanitario, per la prevenzione della sindrome da immobilizzazione, dei decubiti, della disidratazione , della stipsi e in alcuni casi nella gestione delle medicazioni. Accanto a queste prestazioni non è trascurabile anche la difficile gestione relazionale della persona affetta da disturbi mentali e comportamentali.

In letteratura sono riportate numerose tipologie di Caregiver, in base alle competenze acquisite, classificate in:

  • Caregiver organizzativo: colui che si prende cura degli aspetti organizzativi ed economici della persona assistita;
  • Caregiver operativo : colui che fornisce prestazioni dirette e spesso di tipo sanitario.

È importante sottolineare che le due figure spesso possono coincidere in un’unica persona, più frequentemente un famigliare, e più persone possono rivestire i medesimi ruoli.

Un’altra classificazione riportata in letteratura suddivide i caregivers in base al ruolo ricoperto nei confronti della persona assistita:

  1. Caregiver informale : familiare, parente, amico che,in forma gratuita,si prende cura di un paziente. Questo tipo di caregiver può a sua volta essere suddiviso in:
  • Caregiver solitario: una sola persona svolge tutti i compiti assistenziali e si assume la responsabilità di tutte le scelte che coinvolgono la persona assistita;
  • Caregiver osservato: persona che svolge tutti i compiti assistenziali in piena autonomia ma con il supporto decisionale anche degli altri membri della famiglia; Condivisione di responsabilità: la famiglia suddivide tra i diversi membri i compiti assistenziali.
  1. Caregiver formale: Assistente domiciliare privato retribuito dalla famiglia.
  2. Caregiver istituzionale: professionista sanitario, sociale o amministratore di sostegno (figura giuridica della L 6/2004 a tutela del soggetto la cui capacità di agire risulti limitata o compromessa).

L’Infermiere esperto in Wound care deve prendersi carico del paziente nella sua globalità, per avere una visione ampia e sinergica sulle strategie attuabili per impostare e tarare il percorso di cura sulla persona.

Gli obiettivi principali sono:

  • gestire il dolore della ferita;
  • monitorare segni e sintomi d’ infezione;
  • controllare l’odore;
  • mantenere un ambiente umido per la  guarigione della ferita;
  • cambi di medicazione rari, se possibile;
  • assicurarsi che la medicazione sia in grado di assorbire l’essudato in modo corretto.

I piani di trattamento dovrebbero promuovere la qualità della vita e un senso di benessere; in caso contrario, il piano di trattamento deve essere modificato.

È essenziale che la valutazione di una lesione sia esaustiva, sistematica e basata sulle evidenze scientifiche, così come essenziale è la raccolta anamnestica dei dati del paziente, durante la quale è fondamentale reperire informazioni utili a tutti i membri dell’équipe assistenziale, affinché il monitoraggio dell’evoluzione del processo di guarigione della lesione sia un lavoro condiviso, tra identificazione di idonei obiettivi di trattamento e descrizione appropriata di tutti gli item di accesso.

L’accertamento è stato definito come un’ informazione ottenuta attraverso l’osservazione, l’anamnesi, l’esame fisico e le indagini cliniche che permette di stabilire una guida per la pianificazione degli interventi (Collins et al, 2002). Nel wound care, la gestione del singolo paziente è di massima importanza e pertanto il suo percorso di cura deve essere monitorato, valutato e riesaminato in ogni fase per mantenere degli standard elevati (Timmons, 2007).

La gestione delle lesioni durante l’ emergenza covid 19 nell’ ambulatorio infermieristico di wound care di Taranto è completamente diversa poiché vengono seguiti a domicilio dopo essersi assicurati che il paziente o chi lo assiste continui a monitorare lo stato della ferita e sia in grado di individuare eventuali segni di peggioramento o infezione e in tal caso di contattare l’ambulatorio infermieristico . Il ruolo del caregiver , pertanto,è fondamentale nella corretta gestione delle lesioni .

In questo modo è stata creata una rete di comunicazione come la telemedicina. I pazienti o i caregiver pertanto, inviano video o foto tramite watsapp su cellulare personale non avendo a disposizione una web camera o un tablet forniti dall’ azienda , in modo da poter seguire le indicazioni su come effettuare le medicazioni.

Si garantisce così la continuità assistenziale nonostante le varie difficoltà presentatosi nel corso dell’ emergenza Covid 19. Sono stati ridotti gli accessi in ambulatorio infermieristico di Wound Care di Taranto garantendo la continuità assistenziale a domicilio attraverso la telemedicine e tutelando così i pazienti dal contagio del virus.

E’ importante nel caso di pazienti seguiti a domicilio, istruire il caregiver su come effettuare il cambio della medicazione e l’ applicazione della stessa.

Di norma il caregiver dovrebbe essere scelto dal paziente stesso, molto spesso però la scelta del caregiver avviene attraverso un meccanismo di selezione spontaneo da parte di un familiare che volontariamente si assume l’impegno di supportare ed assistere la persona malata. È importante sottolineare, però, che l’azione del caregiver non può essere spontanea e completamente guidata da affetto e buon senso ma è fondamentale che il personale specializzato lo istruisca sulle tecniche ottimali da applicare per poter affrontare le difficoltà quotidiane che caratterizzano la vita nell’ambiente domestico.

Il supporto psicologico ed affettivo costituisce il cardine del ruolo del caregiver a cui si affiancano una serie di funzioni concrete:

  • soddisfare le necessità primarie della persona;
  • aiutare il personale sanitario a portare avanti il programma assistenziale;
  • occuparsi delle questioni burocratiche ed economiche.

Il caregiver rappresenta, quindi, una risorsa di primaria importanza non solo per la persona in condizione di disabilità complessa ma per tutta la società. Una volta individuato il caregiver, sarà compito dell’ infermiere Wound Care di provvedere alla sua formazione ed istruzione circa la corretta gestione della lesione del  paziente.

Essere caregiver significa farsi carico del lavoro e della responsabilità della cura. Una responsabilità che deve trovare conciliazione con l’attività lavorativa, familiare, personale; tutto ciò comporta stress, ansia, depressione, isolamento sociale. La funzione di caregiver è spesso assunta a fronte di una necessità, di un’emergenza, in assenza di una conoscenza di ciò che questo significa. Si assume la responsabilità senza conoscerne la declinazione e le difficoltà che comporta nel breve e nel lungo termine, senza conoscere bene la patologia e la sua evoluzione e ciò che questo comporta nel concreto della gestione quotidiana. Fare il caregiver comporta un mix di emozioni: l’amore per il familiare e la soddisfazione che deriva dall’aiutare coesistono con i sentimenti di risentimento per la perdita della propria vita privata e la frustrazione di sentirsi non in grado di gestire la situazione ed in balia degli eventi.

Queste emozioni conflittuali possono causare senso di colpa, disorientamento e stress. Ulteriori fonti di stress sono anche:

  • sentirsi colpevoli per la situazione
  • non avere abbastanza tempo per sé stessi e per stare con altri membri della famiglia
  • avere conflitti con la persona assistita e/o con altri membri della famiglia
  • avere preoccupazioni economiche
  • sentirsi incompetenti rispetto alle conoscenze ed abilità richieste nel ruolo di caregiver.

La relazione è di primaria importanza per la vita di una persona, non di meno per un paziente che presenta lesioni .Il facilitare l’interazione con gli altri individui diventa quindi parte del processo di cura. Comunicare non è mai troppo semplice, ma alcune condizioni ci aiutano, altre lo rendono più difficile per esempio: l’ambiente rumoroso, un linguaggio lontano dal mondo abituale, un dare per scontate delle conoscenze che non sono comuni. Comunicare è mettere insieme, cercare di condividere informazioni, pensieri, emozioni che sono espressioni della nostra identità. Alcune malattie possono limitare la possibilità di comunicare, diventa quindi importante sottolineare quali attenzioni e quali comportamenti ci aiutano nell’interazione con il malato. Come si evince, il caregiver ha un ruolo fondamentale in questo periodo di emergenza  Un buon caregiver deve essere anche motivato e coinvolto. Solo così si ottiene quell’ alleanza terapeutica tra gli operatori sanitari e il caregiver che può diventare in alcuni casi un vero rinforzo dell’ infermiere wound care.

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Bibliografia.

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  5. Eagle M., (2009). Wound assessment : the patient and the wound . Wound Essentials , 4: 14-24.
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  7. Peghetti A., (2011). Aislec: continua la ricerca. Il fenomeno LdP e la prevalenza nazionale. Il wound care basato su prove di efficacia – Italian Journal of WOCN: 1(1): 75.
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  10. Romanelli M., (2003). Wound Bed Preparation. Approccio sistematico al trattamento delle lesioni cutanee.
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