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Anziani in RSA: Infermieri attori fondamentali contro la solitudine ed il non ascolto!

Negli ultimi anni si è vissuto un incremento importante di Case di riposo o Residenze Sanitarie Assistite che  forniscono al paziente un’assistenza continua e garantiscono competenze di tipo medico-assistenziale.

Ma perché abbiamo avuto quest’aumento?

Sicuramente l’invecchiamento della popolazione ha portato con sé oltre che una maggiore aspettativa di vita anche vari problemi di tipo fisico e mentale che spesso non possono essere gestiti a domicilio, sia per la complessità del quadro che per la mancanza di tempo. Infatti, molto più frequentemente, i familiari o i caregiver lavorano molte ore al dì e questo li preclude dall’assistenza dell’anziano parente.
Tutto questo contesto conduce ad un’unica soluzione possibile: nasce il bisogno di trovare un luogo dove il paziente possa essere accudito e preso in carico in modo costante e continuo.

Questi luoghi sopracitati sono adibiti a pazienti non autosufficienti riguardo diverse attività della vita quotidiana e accolgono tutta una serie di persone che possono presentare disabilità fisiche e mentali.
Focalizziamoci su quelle che presentano gravi disabilità fisiche ma che mentalmente si presentano lucidi ed orientati.

Cosa provano queste persone? Quali sentimenti li invadono?

Possiamo solo immaginare cosa possa voler dire passare gli ultimi anni della propria vita racchiusi in una stanza o in uno stabile, dove a causa dei propri deficit, si è costretti a chiedere tutto, a farsi fare tutto, anche a farsi lavare o farsi aiutare per utilizzare i servizi igienici.

Noi infermieri pensiamo davvero mai a cosa si possa provare stando dall’altra parte?

In particolar modo se si ha una mente lucida racchiusa in un corpo che poco funziona. Ogni giorno che passa probabilmente rappresenta il tempo che scorre e l’avvicinarsi della morte.

Come possiamo negare che queste persone non stiano lì ad aspettare il loro lento deterioramento?

Vedere costantemente il ciclo del giorno, prima la luce e poi il buio. Tutto questo senza poter fare niente nella propria intimità, senza poter agire in autonomia per il proprio benessere. Un altro aspetto importante da mai dimenticare è la solitudine. Questi anziani possono sentirsi abbandonati dalla propria famiglia, che purtroppo, nonostante il bene e l’amore, non riesce ad aiutarli. A queste persone viene chiesto di lasciare la propria casa, i propri affetti, le proprie abitudini e di cambiare totalmente vita. Sicuramente la mancanza di tutti questi elementi, che
creerebbe dolore anche in una persona giovane, fa sì che la figura che maggiormente passa del tempo con l’assistito diventi un punto di riferimento.

Io, infermiera, posso vedere quotidianamente con i miei occhi, come avere amore verso la professione e garantire un’attenzione costante verso la persona possa rendere la sua permanenza
gradevole e meno gravante. Tutto questo si garantisce accontentando la persona anche nelle richieste più futili ai nostri occhi e creando un ambiente accogliente. Queste azioni sono fondamentali.

Cosa rappresenta l’infermiere?

Noi infermieri diventiamo i confidenti, ci trasformiamo in una figura che è a conoscenza di ogni sfaccettatura della persona, conosciamo le loro preferenze, cosa li rende più tranquilli e cosa li rilassa maggiormente, cosa amano mangiare, come preferiscono essere posizionati per affrontare la lunga giornata che viene scandita esclusivamente dalla terapia e dai pasti.  Ecco qui che torna l’importanza dell’assistenza infermieristica.

Cosa possiamo infatti fare per rendere la lungodegenza più piacevole e meno pesante?

Ecco qui quanto diventino importanti e fondamentali le attività di gioco, fisioterapiche, di culto. Ma non solo, nasce qui, a parere mio, l’importanza del tocco.

Cosa si intende per “tocco”?

Il tocco rappresenta la forma di amore che l’infermiere espleta verso il proprio lavoro. Dobbiamo toccare i nostri assistiti, dobbiamo per una volta levarci i guanti e fare una semplice carezza o tenere la mano della persona. Questo rappresenta un momento cruciale, che conferisce tantissimi messaggi anche se siamo in silenzio. Il tocco, infatti, molto più di ogni parola rende veritiera la comunicazione non verbale, fa sentire l’assistito compreso, amato, apprezzato e coccolato.