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RSA: facile puntare il dito contro le strutture dove si stanno registrando stragi a causa del Coronavirus. In realtà Infermieri, OSS e anche alcuni Dirigenti sono abbandonati da anni!

Coronavirus: sulle RSA le procure di mezzo paese indagano approfonditamente a seguito della strage che si sta consumando con picchi di mortalità altissimi.

Ma se da una parte si sta verificando una vera e propria resa dei conti, facendo emergere le vergognose responsabilità di chi doveva fare scelte oltre bilancio, dall’altra il rischio è che si trasformi in una caccia alle streghe.

Nessuno sconto o atto di benevolenza verso i colpevoli, ma la responsabilità non grava solo sui dirigenti. E anche tra questi ci vogliono i distinguo: esistono i criminali ed esistono le vittime del sistema.

Vogliamo parlare quindi di un sistema che non funziona e che si lega solamente al denaro?

Realmente ci voleva il Coronavirus per fare riflettere l’Italia sullo stato di completo abbandono delle nostre strutture?

Bilancio, Bilancio, Bilancio. Chiunque abbia lavorato in strutture private ha visto questo aspetto padroneggiare sul resto.

Sia in forma materiale (mancano personale, presidi, investimenti) sia in forma filosofica (esempio lampante è il clientelismo dogmatico verso i parenti, che portano i soldi).

Esisteva un’RSA dove si stava bene, qualche decennio fa.

Oggi i bisogni di salute degli ospiti sono aumentati ma i fondi che il pubblico destina al privato sono diminuiti.

Fossi francese direi C’est l’argent qui fait la guerre ma da buon fiorentino mi accontenterò di un Senza lilleri ‘un si lallera che significa allo stesso modo che senza soldi non si va lontano.

I contratti sono passati da quello di Sanità Privata a questi di ultima generazione, alcuni pure scaduti da molti anni (vedi Aris-Aiop) e che tolte le spese non lasciano quasi niente in tasca, seppur non facciano sconti sul monte ore mensile.

Ci sono infermieri con master clinici che sono costretti a seguire usi e consuetudini contrarie alla scienza clinica, perchè se un presìdio manca non è che si può inventare. E visto che nessuno di noi è MacGyver si fanno le nozze coi fichi secchi, con quel che c’è.

Ci sono Infermieri con laurea magistrale e con master di coordinamento che devono sottostare alle decisioni di direttori che di professione sono Assistente Sociale o Psicologo o qualsiasi altra specialità tollerata dalla legge.

Questi poveri diavoli (che devono pur lavorare e hanno diritto a farsi pure la loro carriera) si trovano ad accettare un incarico che li metterà in difficoltà e li costringerà a misurarsi nelle proprie scelte all’interno del campo dell’assistenza, a loro sconosciuto.

Il problema non è quindi da bidimensionalizzare esclusivamente sul Coronavirus ma è tridimensionalmente molto più complesso.

Partendo dal sistema rsa che lascia soli i professionisti, considerandoli soltanto lavoratori e a volte neanche quelli.

Perchè pure il diritto del lavoro resta alla porta in alcune strutture, incentrate sulla saturazione dei posti letto e sul rapporto entrate/uscite.

Un sistema che si è autodistrutto da solo e che adesso dovrà essere riformato perchè il Coronavirus ha aperto gli occhi alla pubblica opinione.

E a poco valgono le frasi di circostanza di chi adesso invoca una riforma ma che fino ad oggi ha tenuto i propri occhi ben foderati di prosciutto.