Infermieri, Musica e Psichiatria: come 7 note hanno cambiato una Comunità!

Infermieri, Musica e Psichiatria: come 7 note hanno cambiato una Comunità!
Infermieri, Musica e Psichiatria: come 7 note hanno cambiato una Comunità!

A Roma un luogo dove si confrontano scienza ed arte.

Esiste un posto a Roma, dove l’infermieristica e la musica si incontrano in una Comunità Terapeutico Riabilitativa. Il servizio è gestito direttamente dall’ASL ed i risultati di queste attività sono veramente sorridenti. Ne parliamo con Marco Soricetti, infermiere e musicoterapeuta in forza al servizio.

Ad un certo punto, la musica. Da infermiere come è arrivata nella tua “vita professionale”?

La musica nella mia vita e’ stata una presenza costante da sempre. Da ragazzo ho cercato ed eplorato la musica ed ho cominciato a suonare la chitarra , prima da autodidatta per circa 5 anni , poi ho frequentato una scuola per altri 2 anni per poi continuare gli studi un pò a modo mio . Ho anche insegnato lo strumento in corsi di avviamento per tutte le eta’ , creandomi da questa esperienza , un bagaglio culturale e relazionale immenso. In ultimo ho deciso di approfondire la Musicoterapia prendendo il relativo diploma presso il Centro di Ricerca e Sperimentazione ad indirizzo Metaculturale.

Nella mia vita professionale la musica è arrivata come un fulmine a ciel sereno.

Nel 2008 io e mia moglie decidiamo di cambiare asl per motivi di avvicinamento alla nuova casa . Arrivati alla nuova Asl sono stato assegnato al dsm e precisamente presso una Comunità Terapeutico Riabilitativa.

Io provenivo , per scelta, da un lungo percorso nell’emergenza, partendo da rianimazione grandi ustionati , passando per una chirurgia d’ urgenza ed arrivando finalmente in uno dei piu’ grandi pronto soccorso di Roma. Nel frattempo ero iscritto al Corpo Militare della Croce Rossa Italiana non disdegnando tutte le possibili esperienze emergewnziali a cui potevo prendere parte.

Arrivare in una Comunità non era proprio nei miei programmi e questa cosa sinceramente mi disorientò non poco. Mi dissero “devi rielaborare il tuo modo di essere infermiere , metti a disposizione qualcosa di te”.

Cominciai immediatamente a “riprogramarmi” e pensai che la musica poteva essere una buona idea. Comincia a proporre semplicemente dei momenti di convivialità utilizzando il Karaoke. Non avevo nessuna pretesa Musicoterapeutica , però questa cosa funzionò benissimo da subito. Il gruppo era frequentato da tutti i ragazzi della Comunità, salvo poche eccezioni.

Nel tempo utilizzai questo strumento per sottolineare feste, compleanni, ricorrenze ecc., mettendo su piccoli spettacoli interni e protetti su basi, in cui tutti potevano trovare spazio senza paura di giudizio.

Puoi spiegarci come si articolano assieme musica e assistenza nel tuo servizio?

La nostra attività d’infermieri in una Comunità , e totalmente diversa dal lavoro che si svolge in una corsia. Noi lavoriamo essenzialmente sul rapporto interpersonale , sugli sguardi , sul capire i gesti e le emozioni, sul variare dell’umore e chiaramente, dove e’ previsto e dove necessita , nell’assistenza diretta alla persona con la relativa somministrazione farmacologica. Con gli anni la mia attività è diventata una costante nel panorama delle attività di Comunità e dei vari servizi territoriali a noi confluenti, a tal punto da riconoscerne la validita’ riabilitativa e socializzante.

I nostri incontri sono fissati il venerdi alle 15,30 per una durata di circa 2 ore e mezzo. Inizialmente io programmavo gli incontri sopra i miei turni e quindi quando facevo il pomeriggio svolgevo la mia attività. Poi da circa un anno mi è stato chiesto di poter effettuare le sedute in un giorno prestabilito, per l’appunto il venerdi. Questa ultima modalita’ mi ha creato un po’ di problemi ma sicuramente ne riconosco la validità e questo e’ sufficiente per sopportare qualche sacrificio in più. Durante gli incontri sono sempre affiancato da un altro collega infermiere che insieme a me coordina ed interviene in eventuali difficoltà legate alla gestione del gruppo, inoltre sono sempre presenti altri operatori di un’altra nostra comunità che portano altri ragazzi, tale equipe è normalmente composta da infermiere ed educatore sanitario a volte anche la presenza del tecnico di riabilitazione. Come si può notare l’integrazione professionale e l’interconnessione costante con altre professioni è una notevole risorsa per un gruppo di lavoro come il nostro.

Quando usciamo per le varie manifestazioni, tutto il gruppo di lavoro , coordinatrice infermieristica compresa ,in alcuni casi medici , psicologi ed educatrice professionale , prendono parte all’organizzazione e alla presa in carica di ruoli .

Quali risultati “artistici” avete ottenuto?

Parlare di risultati artistici in questo contesto significa cercare sempre di volare molto bassi e prendere ogni risultato che arriva come un grandissimo risultato. Io ho trasformato leggermente il contesto musicoterapeutico classico utilizzando il contenitore musicale per far si che in un gruppo multiforme, dove non tutti vogliono suonare o cantare.

I nostri ragazzi hanno cominciato il loro percorso all’esterno della comunità, quindi lontano da un ambiente protetto e soprattutto di fronte ad un pubblico non solo familiare,, ne Maggiol 2013. Fino a quel momento avevamo creato degli eventi interni che avrebbero preparato i ragazzi ad uscire e a proiettarsi al di fuori del mondo della salute mentale. Nel tempo la preparazione è stata sempre più accurata, lasciandoci alle spalle le pur divertenti basi musicali per un repertorio suonato tutto in forma live, un repertorio legato alla tradizione popolare italiana, per cosi’ dire di origine colta. Abbiamo affrontato molti brani del Maestro Eugenio Bennato, esploratore della pizzica della taranta, di fenomeni popolari tutti italiani come il Brigantaggio del sud Italia, per l’appunto studiando le origini e il significato della pizzica e della taranta. Ci siamo affacciati su momenti neri della recente storia italiana legata ad eventi di mafia come l’uccisione di Peppino Impastato con il famoso brano dei Modena City Ramblers, “I cento passi” . Ci siamo spostati su brani di corteggiamento molto antichi per passare ad un altro grande maestro della musica tradizionale popolare italiana come l’etnomusicologo musicista Ambrogio Sparagna studiando brani legati alle tradizioni antiche natalizie e popolari come le leggende di Procopio e Crispino sul cammino della via dei Romei. Attualmente ho proposto dei brani di F. de Andre’ come volta la carta e Dolcenera. Tutta questa mole di lavoro è stata una rete protetta per far si che i ragazzi , di volta in volta potessero affrontare le loro paure ed aprirsi. Se vogliamo fare un elenco dei risultati artistici possiamo cosi dire: luglio 2016 vincitori del Festival Nazionale delle Psichiatric Band – numerose partecipazioni legate all’estate romana – numerose manifestazioni su invito presso Centri Culturali Romani – Roman Soul Fest Testaccio roma Villaggio globale – Partecipazione come ospiti presso numerosi convegni sulle artiterapie . Prossimi Impegni “Insieme si puo’”, in collaborazione con la Federtreck Italia – Il cammino possibile presso la citta’ di Roiate nel Lazio insieme al gruppo che ha partecipato al Festival di Sanremo e concerto del primo Maggio “ Ladri di carrozzelle” – prossima seconda edizione Roman Soul Fest presso il teatro Marconi a Roma per la ricorrenza del 40° della legge Basaglia sulla malattia mentale. Naturalmente siete tutti invitati.

Le note sono 7 ma le emozioni umane sono infinite nelle loro sfumature. Quale pensi sia l’effetto della musica nella vita dei ragazzi che seguite?

La musica in ogni soggetto, sano o malato che sia, và a toccare spazi interni che nessun altro elemento riesce a raggiungere.Pensiamo al bambino nel grembo della mamma, sente il battito e il variare dello stesso e questo suono gli permette di capire sensazioni , emozioni , stati d’animo della mamma e di conseguenza a rapportarsi con essa. Quando nasce , un altra meravigliosa musica e’ la voce della mamma . Il piccolo a differenza di quanto spontaneamente possiamo credere, trasforma la voce in suono, poi c’e’ il suo di suono, per farsi capire e per essere ascoltato ,cioè il pianto. Nelle tribu’ arcaiche il mezzo di comunicazione più usato era il rumore di suoni percussivi che a seconda della loro intensità avevano un significato ben preciso: pericolo , raccolta , festa , tristezza , guerra ed altro.

Nell’antico Egitto si dice che si usasse la musica per alleviare il dolore del parto; nelle antiche culture sciamaniche l’utilizzo dei tamburi servivano per percorrere il loro viaggio nel mondo ancestrale verso l’incontro di altre entità sciamaniche e soprannaturali per poi ritornare, sempre accompagnati da ritmi catartici del tamburo stesso.

Senza allontanarci troppo dalla nostra cultura i ritmi sonori della pizzica e della taranta con la loro catarticità che guarivano i mali interiori giustificati dal presunto morso di un ragno. Ecco avete ragione a formulare la domanda con “ le note sono 7 ma le emozioni umane sono infinite nelle loro sfumature “ perche’ è proprio così.

Il mio percorso di Infermiere Musicoterapeuta attiva emozioni molto profonde e spesso trova la chiave per aprire quella maledetta risultanza della malattia mentale cioè la solitudine e il chiudersi nel proprio mondo per non sentire il dolore del mondo che circonda questi ragazzi. Mi è capitato molto spesso di cercare di capire come entrare in un pensiero , in uno spazio emotivo interdetto a tutti, con la musica ci sono riuscito spesso. Nei nostri ragazzi, sia durante gli incontri che negli spettacoli, succede un piccolo miracolo, in cui la malattia lascia spazio alla musica, all’arte, all’espressione.

Nulla può visivamente richiamare il contesto di cura perchè, appunto, le note sono 7 ma le emozioni umane sono infinite nelle loro sfumature.  

Complimenti a Marco e ai suoi colleghi per le loro attività che riescono a regalare qualcosa di prezioso a chi davvero ne ha bisogno. Continuate così!

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