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mercoledì, Settembre 28, 2022
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Inaugurata ed aperta al pubblico la stanza multisensoriale multidisciplinare.

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Ieri, presso l’ateneo dell’Università degli Studi “Niccolò Cusano”, è stata inaugurata la stanza multisensoriale.

Uno spazio concepito, sulla base di svariate ricerche, per creare un ambiente di stimolazione cognitiva attraverso la multi-sensorialità al fine di sviluppare le autonomie dei soggetti, migliorare e potenziare le competenze mnestiche, attentive, le relazioni sociali, la gestione delle emozioni e lo sviluppo dell’apprendimento didattico.

La Stanza Multisensoriale afferisce al laboratorio di Neuroscienze Educative Heracle, diretto dal Professore Francesco Peluso Cassese, dell’Università “Niccolò Cusano” di Roma.

Gli ospiti

attesi sono otto ragazzi dai 15 ai 18 anni e 9 bambini dai 6 ai 9 anni dell’Associazione “RinnovaMenti”, provenienti da Vicenza, ai quali verrà proposta una “full immersion sensoriale” per lavorare sulle emozioni.

Saranno esposti ad un ambiente “calmante” o “stimolante”, creato attraverso l’utilizzo di effetti luminosi, colori, suoni, musiche, vibrazioni e profumi.

Le sessioni

saranno seguite dall’équipe del Professore Francesco Peluso Cassese, coordinata dalla Professoressa Stefania Morsanuto che, dopo anni di ricerca, ha messo a punto un nuovo approccio educativo-didattico basato sulle neuroscienze.

La stanza multisensoriale

si basa sui principi della fisica, della cimatica dell’epigenetica e delle neuroscienze educative. È un ambiente progettato per il benessere prodotto dalla stimolazione, domotizzata, dei cinque sensi con l’obiettivo di sviluppare le funzioni esecutive attraverso la percezione in soggetti con disabilità cognitiva.

È un luogo accogliente, fatto di luci, colori, aromi, essenze, suoni, oggetti e immagini, all’interno del quale la persona viene accompagnata da chi se ne prende cura. Siamo all’interno di uno spazio pieno di stimoli, e quindi pieno di scelte.

Questa stanza

è adatta a ogni età e a ogni condizione psico-fisica. Si possono stabilire relazioni positive, ottenendo miglioramenti nell’area della motivazione, della concentrazione, della memoria e della coordinazione.

Nelle persone con autismo il metodo Snoezelen riduce anche i sentimenti di angoscia, i comportamenti aggressivi e di autolesionismo, favorendo la calma, il rilassamento e la fiducia nell’ambiente.

Il programma

spiega la professoressa Morsanuto – è individualizzato e, a seconda del bisogno del soggetto, si crea un protocollo.

Se, per esempio, mi trovo di fronte una persona con Sindrome di Down, lavorerò molto, attraverso la relazione, sull’aspetto sensoriale ed emotivo per cercare di creare un ambiente di apprendimento idoneo non solo a questa Sindrome, ma alle peculiarità dell’individuo ed al suo reale bisogno”.

E poi precisa

“Nella Stanza Multisensoriale possiamo lavorare sul potenziamento cognitivo attraverso la percezione”.

Per la docente Unicusano, la stanza multisensoriale è uno spazio privilegiato per gli interventi sulla relazione con soggetti con Disturbo dello Spettro Autistico, ma il suo aspetto multidisciplinare permette di lavorare anche sulla gestione dell’ansia legata, per esempio, a una prestazione didattica o sportiva.

Il metodo

seguito dall’équipe Unicusano si basa sulla stimolazione neurosensoriale. La scuola del laboratorio è legata alla “Embodied Cognition”, ovvero all’apprendimento attraverso il corpo inteso come unità mente-corpo: quindi non c’è soltanto il cervello ad apprendere ed essere stimolato, ma anche il corpo attraverso il movimento, la percezione, i canali sensoriali.

Il nostro metodo

a livello scientifico e universitario, è unico tanto da aver suscitato curiosità all’estero come in Scozia, in Svizzera e in Francia – aggiunge Stefania Morsanuto – Oggi iniziamo un nuovo lavoro che potrà sostenere tante persone in stato di fragilità.

Noi docenti

ci crediamo moltissimo e per questo, a livello Unicusano, puntiamo a formare gli studenti di Scienze della Formazione e Psicologia attraverso i tirocini curriculari, secondo questo nuovo approccio, in modo da dare anche un valore pragmatico alla laurea, qualcosa di pratico da poter spendere, un domani, in abito lavorativo”.

Redazione AssoCareNews.it
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