OPI Roma: l’infermiera Martina Ciontoli non può essere espulsa perché non condannata.

OPI Roma: l'infermiera Martina Ciontoli non può essere espulsa perché non condannata.
OPI Roma: l'infermiera Martina Ciontoli non può essere espulsa perché non condannata.

L’Ordine degli Infermieri interviene sul caso con una nota diffusa agli organi di stampa

Qualche giorno fa l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Roma, come noto presieduto da Ausilia Pulimeno, è intervenuto sul caso di Martina Ciontoli, sottoposta a procedimento penale insieme ai propri genitori e al fratello per l’omicidio dell’allora fidanzato, a cui non avrebbe prestato soccorso. L’Opi, stando a quanto si legge in una nota diffusa attraverso il sito web dell’Ente, sta seguendo l’iter di legge e, solamente in base alle risultanze giudiziarie definitive, agirà di conseguenza. 

Questo, tenendo presente che, al tempo in cui furono commessi i fatti, Martina Ciontoli era studentessa in infermieristica, non iscritta, pertanto, all’Ordine degli Infermieri, e che i capi di accusa non sono stati ancora confermati con sentenza definitiva passata in giudicato. Solamente in caso di condanna definitiva sarà possibile per l’OPI di Roma esaminare i fatti e prendere in considerazione le sanzioni, anche accessorie, che verranno adottate dall’autorità giudiziaria.

Sul caso eravamo già intervenuti con un servizio a firma del collega Eugenio Cortigiano, presidente dell’Associazione Italiana Infermieri Legali e Forensi.

L’OPI Roma non può certo agire in base ai processi mediatici che si stanno conducendo sui social e che sarebbe il caso di interrompere immediatamente perché non hanno alcun fondamento, né nella legge, né nell’etica professionale; anzi, a ben vedere, hanno come unica finalità quella di istigare altri colleghi infermieri a mettere alla gogna una persona che, fino alla conclusione del giudizio penale con sentenza definitiva, non può essere legalmente perseguita.Questi atteggiamenti, se possono trovare una giustificazione come reazione emotiva a fatti raccontati dalla cronaca, ma non ancora definitivamente accertati dalla Magistratura, sono negativi e deteriori perché minano dall’interno la nostra professione e OPI Roma invita tutti a rientrare nei confini della normalità, rispettando, in primis, i diritti costituzionalmente garantiti a tutti i cittadini, nonché le norme di legge e deontologiche.

Garantiamo – appare ovvio doverlo ribadire – che, all’esito del giudizio penale e in considerazione delle sanzioni, anche accessorie, che saranno applicate dalla Magistratura, l’Ordine esaminerà la vicenda adottando i provvedimenti che riterrà opportuni sulla base delle norme regolamentari e deontologiche.

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